A Song of Ice and Fire – Un ciclo durato un anno

Faceva caldo. Quel caldo così umido che ti appiccica la T-shirt alla pelle, che ti fa rimpiangere il gelo degli inizi di Gennaio e che in generale ti fa odiare tutti quelli che vivono su alla Barriera o da quelle parti.

Era Luglio 2016. Al tempo potevo ancora concedermi senza troppi sensi di colpa qualche ora per leggere in tranquillità, nel bel mezzo del pomeriggio… che bei tempi! Fu così che iniziai, un po’ titubante, la famosa saga A Song of Ice and Fire, quell’epopea di cinque volumi talmente spessi da poterli usare come mattoni, scritta in un tempo in(de)finito da George R. R. Martin, un omone dal viso simpatico, gli occhialini troppo piccoli per il suo faccione da luna piena e tanta tanta barba.

Probabilmente, così com’è successo a tanti, la saga mi ha incuriosita perché al tempo ero ancora una cliente Sky e non c’era granché da guardare. Credo fosse la terza stagione. Dopo le prime tre puntate, in cui non ci ho capito assolutamente nulla, ho iniziato a collegare i puntini: Cersei era la sorella gemella di Jaime e tra i due c’era qualcosa di non proprio socialmente accettabile, Jon Snow non era il figlio di Catelyn (ecco perché quella donnina a volte si comportava così da stro..), Tyrion era.. bé, un fuoriclasse indipendentemente da tutte le parentele.

La serie era carina, la storia abbastanza coinvolgente, i libri Mondadori piuttosto economici nonostante la mole e quindi li ho comprati tutti. C’è voluto un anno prima di riuscire a portare a termine l’impresa, pur nella consapevolezza che la vera impresa (non la mia, quella di R. R. Martin) non era ancora arrivata alla fine. Non è bello scoprire di aver passato ben 12 mesi insieme a dei personaggi per non essere arrivati da nessuna parte, insomma… Chi diavolo è il padre di Jon Snow? Perché Bran si è fuso con un albero in un posto sperduto del Nord? Daenerys torna o non torna a prendersi ‘sto trono? E Cersei… Cersei, Cersei, Cersei… si riprenderà dall’umiliazione? Per non parlare poi di tutti gli altri, ero anche un pochino in pensiero per Aryami ha trasformato una bimbetta in un’assassina professionista a sangue freddo!

Ancora più assurdo è stato poi scoprire che la Serie TV sarebbe andata avanti oltre (e senza) i libri di R. R. Martin, ma come? Abusando probabilmente della nota espressione “liberamente tratto da..”. E cosa dovrei fare io adesso? Guardare le nuove stagioni e dimenticare per sempre il volume che Martin sta scrivendo da tipo.. quanto? Sei anni? Perché è impossibile non pensare che la serie sarà un’anticipazione del libro, oppure che il libro sarà una copia della serie. Questa cosa mi ha così confuso che alla fine non solo non ho più guardato la serie, ma non ho nemmeno letto le decine di articoli che escono al mese sulla nuova stagione!

Questo articolo era nato con l’idea di raccontarvi come ho passato 12 mesi insieme a Jon e company e perché avevo dato loro una fiducia tale da terminare la saga pur sapendo che non sarebbe finita lì, ma scrivendo si è trasformato in qualcos’altro. Non sono una veggente ma ho come l’impressione che il buon vecchio Martin non porterà mai a termine la sua grande impresa e noi fans de Il trono di spade crederemo ciecamente agli sceneggiatori della Serie TV e penseremo “eh sì, è proprio così che George l’avrebbe fatta finire”.

Voi che dite?

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La poesia come non l’avete mai vista

I MANIFESTI DI POESIA CONTEMPORANEA

In Veneto è da poco nata un casa editrice, la Ronzani Editore. Giovane, ambiziosa, fatta di persone che condividono una passione dirompente per la letteratura e i libri che restano nell’anima non solo per il loro contenuto, ma anche per la bellezza della loro forma. L’attenzione per ogni dettaglio e la cura che fa da contorno a ogni progetto, non sono facilmente descrivibili. Bisogna sfogliare uno dei loro libri per rendersi conto che la carta non è quella solita grigetta e porosa dei tascabili che affollano gli scaffali dei supermercati. Bisogna annusarli per sapere che non sono tenuti insieme da centimetri di colla, bensì da fili, come si faceva una volta. Bisogna leggerli per vedere che il carattere con cui vengono vestite le pagine è nuovo, chiaro, leggibile ed elegante, ed è forse questo l’elemento che più mi piace.

bf08396fd5Non di soli libri è fatta la Ronzani,  ma anche di piccole rivoluzioni poetiche come Monodose. Un grammo di poesia, che ha già esaurito la sua prima edizione e che tanti hanno apprezzato negli ultimi sei mesi. I grammi di poesia hanno girato l’Italia e sono stati usati nei modi più disparati: come porta fortuna, piccoli foglietti da tenere nel portafoglio o da regalare a persone care per far rivivere la poesia in modo nuovo e moderno, come regali di laurea, come segnaposti agli eventi più importanti, battesimi, cresime. C’è chi ne è diventato dipendente e non può più stare senza il suo quotidiano grammo di poesia.

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“In questa piccola busta c’è un messaggio che un grande poeta ha scritto per ognuno di noi. Una poesia stampata con cura artigianale su un foglietto fragile e prezioso, come un talismano di parole che si può portare sempre con sé. Da leggere e rileggere, da far passare di mano in mano, per diffondere con un semplice gesto gli imprevedibili effetti di “un grammo di poesia”.

Da pochi giorni Ronzani Editore ha inaugurato la nuova collana di poesia contemporanea battezzata Qui e altrove. Manifesti di poesia contemporanea.72ea6d3e7b830cd52826

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto editoriale vuole superare i confini classici del libro di poesia, rivitalizzando, anche graficamente, l’approccio alla lettura del testo poetico. Nasce dall’idea di stampare 203d72d9edsu un unico grande foglio, un vero e proprio manifesto da appendere, in una combinazione studiatamente innovativa, testi di poeti contemporanei di ogni lingua e Paese, selezionati da Matteo Vercesi e accompagnati da composizioni tipografiche frutto della collaborazione tra Ronzani Editore e Tipoteca Italiana di Cornuda. Al Manifesto di poesia viene poi associata una plaquette, proposta sia su carta, con il non 3259726c85trascurabile dettaglio della loro cucitura a mano, sia su supporto digitale in formato .pdf scaricabile gratuitamente dal sito dell’Editore. Le plaquettes contengono dieci liriche dell’autore, inclusa quella stampata sul manifesto, una sorta di cavallo di battaglia del poeta. Manifesto di poesia ed e-book vanno intesi come una sorta di ipertesto che rende attivo il ruolo del lettore, che si fa parte integrante di un “evento”: la lettura del testo poetico. La collana ha preso il via con Elena Miglioli e la sua Spengo la sera a soffi,  e Mauro Sambi con Una scoperta del pensiero e altre fedeltà.

Sul sito della Casa Editrice si trovano tutte le informazioni ed è possibile scaricare il pdf della plaquette, vi assicuro che la versione cartacea è stupenda, una esplosione di colori e versi che non può lasciare indifferenti.

Allora amanti della poesia fatevi avanti! RONZANIEDITORE.IT

Cuori di merluzzo al profumo di Mediterraneo

Qualche mese fa ho abbandonato il comodo nido che mi ha tenuta al calduccio per ventinove anni e ho spiccato il volo (si dice così, no?) verso una nuova fase della vita, quella che dovrebbe vedermi più responsabile e un pochino più seria, con lo sguardo rivolto al futuro, ecc ecc ecc. Niente di più lontano dalla mia situazione attuale, ma a parte questo c’è una novità che voglio condividere con voi: da adesso in poi i miei manicaretti li preparerò in una cucina tutta nuova, meno attrezzata di quella di mamma, ma pian piano sono certa che la faremo crescere.

Ed ecco quindi che a distanza di un’annetto (scusate scusate scusate!), torno alla carica con una nuova ricetta… che tanto nuova per me non è, ma non l’ho mai pubblicata e quindi è nuova per voi! Pronti?

Ingredienti per 3 persone:

  • due cuori di merluzzo (freschissimi!)
  • farina di riso o farro q.b. (ho scelto questo tipo di farina perché sto cercando di usare il meno possibile la farina di grano 00 o 0, almeno quando non è strettamente necessario. Potete in ogni caso usare la farina che preferite)
  • pomodorini q.b.
  • olive verdi snocciolate q.b.
  • capperi q.b.
  • triploconcentrato di pomodoro q.b.
  • pasta al peperoncino o peperoncino in polvere q.b.
  • basilico fresco
  • origano, olio, sale e pepe

Tempo di cottura: 45/50 min (forno statico a 180°) + 20 min circa per la preparazione

La ricetta di per sé è molto semplice ed è un piatto sano e saporito che si prepara davvero in pochi minuti. Per chi fa orari impossibili e arriva a casa praticamente all’ora di cena, questo merluzzo è un piatto immancabile!

Suddividiamo i cuori di merluzzo in tranci monoporzione cercando di mantenere delle PSX_20170510_130403grandezze omogenee. In un piatto fondo mescoliamo un po’ di farina di farro, del sale, del pepe e dell’origano. Uno alla volta immergiamo i tranci nella farina e infariniamo tutti i lati. Disponiamo quindi i tranci su una teglia da forno precedente unta con un filo d’olio d’oliva.

Tagliamo i pomodorino e le olive per poi cospargere i tranci insieme a una manciata bella abbondante di capperi. In mezzo bicchiere d’acqua (meglio se calda) sciogliamo il triploconcentrato di pomodoro e la pasta al peperoncino (al supermercato ne ho trovata una indiana che ti fa sputare fuoco! Spettacolare!).

PSX_20170510_130451Avete visto che bei colori?! Un’ultima spruzzatina di sale e pepe tanto per non farci mancare niente ed è fatta. Inforniamo in forno statico preriscaldato a 180° e per la prima mezz’ora teniamo la teglia coperta con della carta stagnola, così il pesce non si secca troppo. Trascorsa mezz’ora togliamo la stagnola e completiamo la cottura.

Mi sentivo molto “sana” l’ultima volta che l’ho cucinato, quindi come contorno ho preparato solo delle patate lesse che comunque ci stanno benissimo perché non coprono, o rovinano, il gusto del pesce.

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 BUONI CUORI DI MERLUZZO AL PROFUMO DI MEDITERRANEO A TUTTI!

Bignè salati ripieni con mousse di asparagi e pistacchi

Non so voi, ma io amo gli asparagi. Sarà perché a due passi da casa coltivano quelli più buoni, gli asparagi di Bassano del Grappa, o forse perché li trovi solo in questo periodo dell’anno e si sa, l’attesa aumenta il piacere… In ogni caso, non c’è periodo migliore per usarli nelle più svariate ricette!

Ingredienti (considerate che le dosi sono per un antipasto stile finger food: ho farcito circa 35 bignè):

  • una confezione di bignè (sta volta passatemela…non avevo tempo di fare la pasta!)
  • 500 gr circa di asparagi bianchi freschissimi
  • 1 confezione di Robiola
  • pistacchi q.b.
  • maizena q.b.
  • sale, pepe e noce moscata

Tempo di preparazione: 15 min cottura asparagi + 25 min preparazione + 15 min cottura bignè08 Bignè

Per chi non lo sapesse, gli asparagi prima di essere cucinati vanno pelati! Quindi munitevi di pelapatate. Tagliate l’ultimo pezzetto dell’asparago, circa 1 cm, e iniziate a pelare da lì 06 Bignèverso la punta, che però non va toccata. Bisognerà quindi lessare gli asparagi. Ho usato la classica pentola dalla forma ovale con all’interno il cestino dove adagiare gli asparagi. Usando questo tipo di pentola si dovranno portare ad ebollizione solo un paio di dita d’acqua leggermente salata. In alternativa si possono lessare in una pentola normale, lasciando però fuori dall’acqua le punte. Ci sono varie tattiche per cucinarli, alcuni legano gli asparagi in un mazzetto in modo da tenerli uniti ed evitare appunto che le punte si cucinino troppo.

Lasciate gli asparagi nell’acqua bollente per almeno 15 minuti, provate la consistenza con05 Bignè una forchetta: devono essere belli morbidi. Nel frattempo prendete i bignè e tagliate il pezzettino superiore, in modo a creare una sorta di coperchio e adagiateli all’interno di una teglia. Quando gli asparagi saranno pronti, estraente il cestino (o scolateli) e lasciateli raffreddare completamente prima di 02 Bignèprocedere a fare la crema. Nel frattempo potete tritare grissolonamente un po’ di pistacchi in un mixer e lasciarli poi da parte. Ci serviranno per decorare i nostri bignè in fase finale.

Tenete presente che gli asparagi sono, per così dire, molto acquosi, quindi nel tagliarli a pezzettini per fare la crema, non spaventatevi se rilasciano quantità industriali d’acqua. Per andare sul sicuro, posizionatevi nelle vicinanze di un 04 Bignèlavello! Bene…procediamo: tagliamo gli asparagi a pezzettini, mettiamoli in una ciotola dai bordi abbastanza alti, saliamo, pepiamo e aggiungiamo un pizzico di noce moscata. Nella ciotola mettiamo anche la robiola un po’ spezzettata e procediamo a 03 Bignèfrullare il tutto con un frullatore a immersione. Come vi dicevo, ci sarà acqua in abbondanza nel composto, per addensarlo in modo che diventi una crema, dobbiamo aggiustare di maizena e purtroppo dovrete fare a occhio! Quando vi sembrerà più densa di una minestrina, è fatta! Riponete il composto in frigo per una mezz’oretta circa.

Siamo pronti per farcire in nostri bignè! Aiutatevi con un cucchiaino e versate all’interno dei bignè la crema, cospargete con delle briciole di postacchi e chiudete con il loro coperchietto. Farciteli tutti e quando avrete finito, infornate a 160° a forno statico preriscaldato, per circa 15/20 minuti.

I bignè vanno assaggiati tiepidi, quindi o li servite apena sfornati, oppure li riscaldate un paio di minuti prima di sedervi a tavola!

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BUONI BIGNÈ RIPIENI DI ASPARAGI E PISTACCHI, A TUTTI!!!!!

Torta all’olio d’oliva

La prima volta, l’ho assaggiata in quel di Panzano in Chianti, come degna conclusione della cena in quella macelleria che, come per magia, si trasforma in un ristorante unico e inimitabile. La prima volta, credo di averne divorate almeno dieci fette e ne avrei mangiate ancora, se ce ne fossero state sulla tavola. La prima volta, ho pensato che dovevo assolutamente provare a copiarla, perchè un dolce così è davvero troppo buono per restare solo a Panzano in Chianti. Mi è servito un assaggio per la seconda volta prima di provare a realizzarla e, sebbene mi sia riuscita alta, morbida, gustosa e tremendamente buona, non è ancora come quella della macelleria, ma non disperate…Provando e riprovando, prima o poi troverò la ricetta giusta!

Ingredienti (per una tortiera di 24 cm di diametro):

  • 250 gr di farina 00
  • 220 gr di zucchero
  • 100 ml di acqua a temperatura ambiente
  • 150 ml di olio extravergine d’oliva
  • 3 uova intere
  • la buccia grattugiata di un limone
  • il succo di mezzo di quel limone che avete grattugiato
  • un baccello di vaniglia
  • mezza bustina di lievito per torte

Tempo di preparazione: 30 min + 35 min di cottura a forno statico a 160° + 15 minuti di cottura a forno statico a 180°

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Visto che metteremo poco lievito, è bene montare con cura le uova, quindi se disponete di una planetaria andate alla grande, altrimenti usate lo sbattitore elettrico, ma lavorele per bene. Io ho usato la planetaria e ho montato le uova intere con lo zucchero e un pizzico di sale, per almeno 15 minuti a velocità media. Nel frattempo ho grattugiato la scorsa del 04 Torta all'oliolimone, facendo attenzione a non usare troppa energia, altrimenti si arriva alla parte bianca che è un tantino amara e sarebbe meglio evitare di usare anche quella.

Quando il composto di uova e zucchero è diventato più chiaro e molto schiumoso, senza spegnere la macchina, aggiungete l’acqua a temperatura ambiente e l’olio extravergine. Più buono sarà l’olio, più lo si sentirà nel dolce. Aggiungete anche la buccia del limone, il succo di mezzo di quel limone e i semini estratti dalla bacca di vaniglia. Sbattete il tutto ancora per almeno 5 minuti.

Spegnete la macchina e aggiungete al composto la farina e la mezza03 Torta all'olio bustina di lievito, setacciati. Con una spatola, mescolate il tutto molto delicatamente, dal basso verso l’alto, facendo attenzione a inglobare tutta la farina. Si formeranno delle sacche d’aria che intrappoleranno la farina, ma mescolando si romperanno e quindi non ci sarà nessun problema.

Dopo aver unto una teglia con il bordo apribile di 24 cm di diametro, rivestitela con carta forno. Versateci la pasta e infornate a forno statico 02 Torta all'oliopreriscaldato a 160°. Trascorsi 35 minuti, estraete la torta dal forno e portate la temperatura a 180°. Facendo il più in fretta possibile, bagnate la superficie della torta con dell’acqua o del latte e cospargete generosamente di zucchero, così si formerà una crosticina zuccherosa davvero deliziosa! Infornate per altri 15 minuti o comunque fino a quando non riesce la prova dello stuzzicadenti. Quando sarà cotta, estraetela dal forno e lasciatela raffreddare completamente prima di aprire la teglia. Ecco fatto!

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BUONA TORTA ALL’OLIO A TUTTI!!!!

“La cucina degli ingredienti magici” di Jeal McHenry

Molto spesso si dice o si sente la tipica frase “un libro non si giudica dalla copertina”, ed è vero, quasi sempre almeno. Qualche mese fa, mi è capitato di rovistare in un noto sito internet per l’acquisto di libri online, tra pagine e pagine di libri elencati uno sotto l’altro, ordinati per data di pubblicazione o per ordine di rilevanza (cosa sia ‘sta “rilevanza” poi, io non l’ho mai capito!). Ad un certo punto mi si pianta davanti una copertina che subito ha catturato la mia attenzione, non so dirvi esattamente perchè…Forse perchè sono un’amante delle favole e credo fermamente nell’esistenza della magia in questo nostro povero mondo, o forse perchè hanno scritto il titolo in giallo e ci hanno aggiunto delle cosine luccicanti. Mah! In ogni caso, ci ho cliccato sopra e sono andata a leggermi la sinossi.

Ed ecco qui il primo significato della frase di cui sopra: “un libro non si giudica dalla copertina”. La cucina degli ingredienti magici, non è come si potrebbe pensare di primo acchito, un ricettario creativo, un po’ esuberante ed eccentrico da sperimentare tra i fornelli. Non è nemmeno la storia di una persona fissata con la cucina che realizza il suo sogno di fare della sua passione il suo lavoro. No, è la storia di una ragazza di ventisei anni che in una sola notte perde entrambi i genitori a causa di uno stupido incidente e trova la sua unica consolazione nel cucinare le ricette di famiglia, tramandate dalle nonne, dalla madre e anche dal padre. Una storia del tutto diversa da ciò che poteva sembrare.

L’idea mi è sembrata accattivante, non frivola e scontata, perciò ho comprato il romanzo. Già dopo le prime pagine ho capito che quella frase, sempre la stessa, quella sopra, per questo libro scava un livello ulteriore, va ancora più a fondo. Visto che comunque la sinossi è stampata sulla copertina – sul retro, d’accordo, ma pur sempre sulla copertina – credo la possiamo applicare un’altra volta. La cucina degli ingredienti magici è sì la storia raccontata da Ginny, ragazza di ventisei anni che ha perso i genitori in un assurdo incidente e che trova la forza per non affondare nel cucinare le ricette di famiglia, ma Ginny non è una ragazza come tante. La gente l’ha sempre definita “strana”, “pazza”, “stramba”. In lei vedono qualcosa che non comprendono e che di conseguenza li spaventa. Ha sempre vissuto con i suoi genitori e non ha amici al dì fuori della sorella Amanda. Amanda…lei è normale. Ecco, è proprio questa semplice parola che tutti usano anche incosciamente per descrivere le cose della propria vita, che Ginny si sforza di capire. Perchè tutti le hanno sempre detto che lei non lo è, normale. Ma poi normale, cosa vuol dire?

Avete mai sentito parlare della sindrome di Asperger? Io no. Ho dovuto cercare su internet e per farvi capire, anche solo a grandi linee, di cosa sto parlando, vi riporto i primi paragrafi della pagina di Wikipedia:

La sindrome di Asperger, è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentata con l’autismo e comunemente considerata una forma dello spettro autistico “ad alto funzionamento”. Il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981 […]. Gli individui portatori di questa sindrome, presentano una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi in alcuni casi molto ristretti. Diversamente dall’autismo, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o nello sviluppo cognitivo. Alcuni sintomi di questa sindrome sono correlati ad altri disturbi, come ad esempio il disturbo non verbale dell’apprendimento, la fobia sociale o il disturbo schizoide di personalità. La Sindrome di Asperger non è diagnosticata solo per le proprie caratteristiche, ma anche per una vasta gamma di condizioni di comorbilità (disturbi non dovuti alla sindrome), come depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo.

Non vi sembra che una persona con questi sintomi, possa essere definita strana, pazza, anormale, dalla gente? Siate sinceri…Non conosco – o almeno credo – persone affette da questa sindrome, ma ho conosciuto Ginny e vi assicuro che se vorrete conoscerla anche voi, capirete che la parola “normale” è solo una parola a cui si è deciso di dare un’importanza esagerata, definitiva, tombale. Ma così non è.

Andate a conoscere Ginny e il suo modo, ne rimarrete piacevolmente affascinati. E ricordatevi (io, ora lo farò di certo) che un libro non si giudica dalla copertina.

La cucina degli ingredienti magici - J. McHenry

“La cucina degli ingredienti magici”, J. McHenry – TEA Editore, 2013

Big Eyes – Tim Burton è tornato! Alleluia!

Tim Burton torna ad essere Tim Burton dopo sette anni. “Sette anni?!” direte voi..eh si, perchè secondo il mio modesto parere, dopo Sweeney Todd (2007) ci sono stati alcuni passi falsi. Prendimo ad esempio Alice in Wonderland, siamo nel 2010, non è di certo stata la sua creazione migliore e purtroppo si è vista la mano invisibile del colosso produttore che frenava l’arte del buon vecchio Tim, e sinceramete è stato un vero peccato perchè il Paese delle Meraviglie è il mondo perfetto per le creature che siamo abituati a trovare nei suoi film. Poche parole anche per Dark Shadows (2012)…o forse mi aspettavo troppo. Comunque, sono tanto felice di poter finalmente dire che questo film mi è piaciuto tanto e che Tim Burton c’è davvero…lo si vede dappertutto!

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Tratto da una storia vera di tradimento e debolezza, un’artista che ha fatto scalpore e storia dell’arte alla fine degli anni ’50. Tutto inzia proprio nel ’58, che guardacaso è l’anno in cui è nato Tim Burton! Che guardacaso negli anni ’90 commissionò proprio a quest’artista un ritratto! Quante coincidenze… Insomma, la signora nella foto, l’artista di Big eyes è Margaret D.H. Keane, nata a Nashville nel 1927 e tutt’ora viva e vegeta, si dice che dipinga ancora, tutti i giorni!

Margaret (Amy Adams) sposò Walter Keane (Christoph Waltz), un big-eyes-uk-poster-finalpresunto artista statunitense che, effettivamente, l’aiutò a vendere i suoi quadri. Le opere più famose sono i bambini con occhi enormi dall’aria sempre triste, ritratti su sfondi minimali o inesistenti che richiamano in ogni caso la desolazione nei loro sguardi. Walter si è sempre detto il padre di questi ritratti, Margaret per i compratori e fans era inesistente. Fece 5682ed56bab1130e8b9c795ccfdc4c00scalpore quando decise di citarlo in giudizio per calumnia, era la parola di Walter contro quella di Margaret, si perchè lei aveva sempre mantenuto il segreto e sfornato quadri su quadri per Walter. Il giudice decise di far dipingere in aula i due ex coniugi per capire, senza ombra di dubbio, chi mentiva. Dopo un processo lampo – almeno per noi italiani – in sole tre settimane la giuria si pronunciò, concedendo a Margaret un risarcimento di 4 milioni di dollari. I Keane sono ora i quadri solo ed esclusivamente di Margaret.

Walter dopotutto era un imprenditore che operava nel momento migliore per il consumismo, la sua idea gli permise non solo di far conoscere i trovatelli dagli occhi enormi in tutto il mondo, ma anche di fare una barca di soldi. I quadri costavano troppo per la gente comune? Nessun  problema. Vendeva le stampe dei quadri per qualche centesimo, così tutti potevano avere la copia del loro Keane preferito appeso in salotto. E visto che questa idea spopolava, pensò anche di fare cartoline di quei poster, così i capolavori di Margaret si potevano pure spedire ai parenti per natale. Quegli occhi enormi poi vennero stampati su tazze, piatti, cianfrusaglie varie…l’arte del consumismo. La scena in cui Margaret fa la spesa al supermercato e prende dallo scaffale la zuppa Campbell di Andy mi è sembrata quasi evocativa.

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Margaret e Walter Keane

La trama è intrigante, il fatto che sia vera poi la rende ancora più appetibile. Ma come dicevo all’inizio, Tim nel film c’è per davvero. C’è nella scelta di affidare la colonna sonora a Danny Elfam (già scelto per La sposa cadavere, Nightmare before Christmas, La fabbrica di cioccolato). C’è nella scena inziale del quartiere in cui vivevano Margaret e sua figlia prima di scappare dal primo matrimonio: case e macchine di color pastello, una strada di cemento serpeggiante che scorre verso l’alto e verdi giardini curati alla perfezione. Vi dice niente? E poi c’è sicuramente in questi occhi enormi che quasi escono dalle orbite, non saranno una sua creazione ma sono la sua riproduzione.

Insomma…da vedere! Assolutamente da vedere! E voto 10 per Christop Waltz: piccolo spocchioso racconta palle.

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Bentornato Tim! È bello rivederti!

Portami a casa – J. Tropper

«Una famigia popolata da personaggi vividi e familiari, raccontata con grande intelligenza e dialoghi al vetriolo» – The New York Times

Ci sono molteplici eventi che posso sconvolgere la vita di un uomo, Judd Foxman nel giro di poche settimane ne prova diversi sulla sua pelle, in una escalation che a tratti ha davvero dell’assurdo.

Quando il padre muore a Judd arriva la notizia che il suo ultimo desiderio era vedere la famiglia unita ad osservare la Shiv’à, il periodo di lutto nella religione ebraica per il quale i parenti di primo grado del defunto, subito dopo la sepoltura, si riuniscono nella casa di famiglia per sette giorni e lì ricevono amici, parenti e perfetti sconosciuti che passano in processione portando cibo, parole di conforto e frasi di circostanza.

Judd e i suoi fratelli – Wendy, Paul e Philip – di malavoglia si avviano verso casa Foxman. Quell’immensa casa che suo padre aveva costruito alla fine di una strada di sola andata, una casa ormai troppo grande per la madre ora sola, che diventa decisamente troppo stretta e claustrofobica quando si ritrovano tutti a dividere la stessa stanza, le stesse mura e lo stesso tetto. Tutte le famiglie lì costipate insieme, con i vecchi problemi e quelli nuovi, un sormontarsi di emozioni che riempiono la casa fino all’orlo…il rischio di implodere è inevitabile.

Wendy, con suo marito Barry sempre al telefono per “concludere un affare importante”, che non partecipa alle conversazioni se non parlando di clienti cinesi e specifiche di prodotti, i loro bambini scalmanati e la piccola Serena che non fa altro che piangere. Paul, il più grande dei fratelli Foxman, gonfio di risentimento verso il fratello Judd, con il modo di fare burbero e incazzato di chi si è assunto tutta la responsabilità e porta il mondo sulle spalle, con la moglie Alice che vorrebbe tanto restare incinta ma qualcosa non funziona, ad ogni modo questo di certo non la scoraggia dal fare sesso in ogni momento utile. Philip, il fratello minore, quello bello, quello che ha sempre un sacco di donne a disposizione, quello che viene sempre tirato fuori dai casini e sembra avere la parola “irresponsabile” stampata sulla maglietta come la lettera scarlatta, che si presenta con la sua ex terapista quarantenne Tracy, la donna sbagliata ma sicuramente la migliore che abbia mai avuto. Hillary, madre eccentrica con un seno rifatto decisamente eccessivo, le gonne troppo corte e i tacchi troppo alti, la sua eterna amica Linda e il figlio Horry, anche lui con il suo baglio di complessità e problemi irrisolti.

E Judd. Lui aveva una bellissima moglie, Jen, un buon lavoro alla radio e sembrava avere anche qualche amico. Le cose però cambiano in fretta e una sola situazione fa girare tutto al contrario…Torni a casa un po’ prima del solito dal lavoro il giorno del compleanno di tua moglie con una torta favolosa. Lei dovrebbe essere a casa ma non la trovi, sali le scale fino alla vostra camera da letto e ti accorgi subito, fin dal corridoio, che c’è qualcosa fuori posto. Quando trovi la tua bellissima moglie a letto con il tuo capo, la vita ti sembra un film neanche tanto divertente e stai lì sulla soglia a fissare il culo del tuo capo che si muove ritmicamente sopra tua moglie tenendo ancora la torta in mano piena di candeline accese. Forse Judd, dopo tutto, non aveva tante alternative…

Portami a casa è un perfetto ritratto di come ragiona la testa di un uomo la cui vita sta andando a rotoli, perchè non basta il tradimento e la morte del padre, deve sempre succedere qualcos’altro, di peggiore o migliore, dipende da come lo guardi e da quado lo guardi. E non serve pensare che una settimana rinchiuso dentro cosa con la tua famiglia passa in fretta, perchè sette giorni sono troppo lunghi e il peso che Judd si porta dietro lo accompagna in ogni istante.

Un romanzo divertente e realistico che si snoda nei meandri della mente di Judd, con alti e bassi emozionali, dialoghi stringati tra fratelli che fanno sorridere perchè ti riconosci pienamente e situazioni che un po’ alla volta trovano il loro punto d’arrivo.

ore 7.43

Non c’è nulla di più pateticamente ottimista dell’erezione mattutina. Sono depresso, disoccupato, non amato, confinato in un seminterrato e in lutto, eppure eccola lì, ogni mattina puntuale come un orologio, che si alza a salutare la giornata, facendo capolino dalla mia patta, presuntuosa e palesemente inutile. E ogni mattina mi ritrovo ad affrontare lo stesso dilemma: masturbarmi oppure orinare. È l’unico momento della giornata in cui sento di avere delle alternative.

Una cosa è certa: le persone che sono arrivate a casa Foxman dopo la sepoltura del padre non sono le stesse che ripartono sette giorni dopo alla volta della normalità.

AdobePhotoshopExpress_2dc35d05de94475bac9b32387fa9afdf 1Ve lo consiglio..vi piacerà un sacco! Anche perchè ne hanno fatto un film…

Roselline di sfoglia e mele

Sempre per la serie che mi serve un dolcetto per sta sera e non ho tanto tempo, crostate o torte con pan di spagna e similari sono assolutamente fuori discussione, allora ho preso ispirazione da una ricetta di Giallo Zafferano…tra l’altro tempo fa avevo visto un video “accellerato” proprio su questa preparazione. Ho pensato che era giunto il momento giusto per provarci! Diciamo che, come spesso mi succede, visivamente il risultato non è dei migliori, ma a livello di gusto ci siamo eccome! 😉

Ingredienti (per 8 roselline, 4 persone):

  • 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare presa direttamente dal banco frigo del supermercato (magari un giorno proverò pure a farla…mah!)
  • 1 mela
  • 1 lime
  • un cucchiaio di marmellata (a preferenza)
  • zucchero di canna

Tempo di preparazione: 25 min + 30 min circa di cottura

06 roselline di sfoglia e meleScegliete la mela più succosa che avete e dopo averla tagliata a metà e tolti i semini, tagliate delle fettine sottilissime, se avete l’atrezzo apposito (non ho idea di come si chiami) verranno benissimo, io non ce l’ho e quindi ho cercato di fare del mio meglio. Disponete le fettine su di un piatto e cospargetele con il succo di 1/2 lime e qualche cucchiaio di zucchero di canna.

Prendete quindi la pasta sfoglia e un pezzo di carta forno un po’ più grande, mettetelo sopra la sfoglia e con un mattarello tirate la pasta per renderla più sottile. Con un coltello affilato tagliate delle strisce di circa 3 cm di larghezza. In una ciotola mette un cucchiaio di marmellata (io ho usato quella di fragole) allungata con un pochina d’acqua per renderla più liquida.

05 roselline di sfoglia e mele

04 roselline di sfoglia e meleA questo punto spennelate con la marmellata le strisce di sfoglia e disponete le fettine di mela in modo che sporgano un po’ dal “bordo” della striscia di pasta. Arrotolate la striscia e chiudete il fondo, anche semplicemente schiacciando un po’ la rosellina nella leccarda da forno.02 roselline di sfoglie e mele

Informate a forno preriscaldato (200°) in modalità statica per circa 30 min o comunque fino a quando la pasta sfoglia non sarà bella dorata.

Trascorso il tempo di cottura, lasciate raffreddare le roselline e prima di servirle cospargetele di zucchero a velo!

01 roselline di sfoglia e mele

BUONE ROSELLINE DI SFOGLIA E MELE, A TUTTI!!

Triangoli di pasta Filo con pancetta, scamorza e mela

Ieri sera mi serviva un antipastino velove veloce da portare ad una cenetta messicana. Chiaramente quello che ho fatto non c’entrava nulla con il menù della serata, ma è troppo goloso e facile da fare…non ho resistito e ho dovuto provarci!!

Ingredienti (per 8 triangoli, 4 persone):

  • 1 confezione di pasta Filo che trovate nel banco frigo del supermercato
  • Almeno 16 fettine sottili di pancetta arrotolata
  • 1/4 di mela
  • Un pezzetto di scamorza affumicata

06 triangoli di pasta Filo con pancetta e scamorza

Tempo di preparazione: 20 min + 10 min di cottura

Non avevo mai usato la pasta Filo, è stata anche per me una prima volta, quindi ho seguito i consigli riportati sulla confezione. La pasta Filo si presenta in fogli molto sottili che tendono a seccarsi in fretta, per evitare che si sgretoli dobbiamo avvolgerla in carta d’alluminio quando non la si usa. Generalmente è di forma rettangolare, usando una forbice tagliamo delle strisce di circa 5/6 cm di larghezza (il resto della pasta lo avvolgiamo, appunto, nell’alluminio e lo lasciamo da parte).

Prendiamo un foglio alla volta, lo spennelliamo con dell’acqua e sovrapponiamo un secondo foglio. Ripetiamo l’operazione finchè non abbiamo ottenuto una base composta da almeno 5 fogli. Mettiamo quindi due fettine di pancetta e al centro alcuni dadini molto piccoli di mela e di scamorza. A questo punto creiamo i trangoli, sovrapponendo e chiudendo la pasta, ricordatevi di bagnare sempre un pochino i bordi così sigillere i triangolini.

  1. 05 triangoli di pasta filo con pancetta e scamorza 2. 04 triangoli di pasta Filo con pancetta e scamorza 3. 03 triangoli di pasta filo con pancetta e scamorza 4. 02 triangoli di pasta Filo con pancetta e scamorza

Informate con forno in modalità statica, preriscaldato a 180° per una decina di minuti, finchè i triangoli non saranno belli dorati e serviteli caldi!

01 triangoli di pasta filo con pancetta e scamorza

BUONI TRIANGOLI DI PASTA FILO CON PANCETTA, MELA E SCAMORZA, A TUTTI!!