VIAGGIO a modo MIO – parte 4: Le cose che TI DICONO di vedere a Londra

Stiamo pianificando il nostro prossimo viaggio e immancabilmente quando si va alla scoperta di una nuova città c’è sempre una guida turistica, un articolo, un blog, un amico o qualsiasi altra cosa che ti dice quali sono le attrazioni che assolutamente non puoi perdere e se poi ritorni a casa senza averle viste in pratica sei un pirla perché non la puoi capire e non la puoi assaporare se non vedi queste benedette attrazioni! Neanche fosse realmente possibile identificare un paese con l’opera d’arte o la struttura più conosciuta. È forse Roma solo il Colosseo? O New York la Statua della Libertà? Quando si va a Parigi lo si fa solo per vedere la Tour Eiffel? No, non credo proprio! Comunque vengano indicate – “Le 10 cose da vedere“, “Da non perdere“, “Le 10 migliori attrazioni“, ecc. – sicuramente sono un ottimo punto di partenza ma, nella maggior parte dei casi, io credo sia meglio prenderle con le pinze.

L’aspetto più eccitante e divertente del viaggio è proprio quello di imbattersi in luoghi apparentemente privi di rilevanza ma che racchiudono avventure incredibili, come i musei inconsueti, una volta per esempio ho visitato un minuscolo museo a Siena, si accedeva da una porticina stretta e ad un piccolo bancone ti attendeva una ragazza molto simpatica che con immensa allegria ti porgeva la brochure del museo delle torture medievali…grottesco e raccapricciante ma favoloso e assolutamente da vedere! Oppure può capitare di entrare per caso in un pub con la sola ed unica intenzione di sedersi e bere qualcosa per poi scoprire che proprio lì dove ti sei seduto un tempo sorgeva la famigerata taverna che ospitò quelle decine di persone che persero il Titanic perché non si svegliarono in tempo – causa eccessiva festa della sera prima, dicono. In sostanza credo siano proprio gli incontri e i luoghi meno probabili le attrazioni da cui nascono le storie più esaltanti, quelli che non puoi proprio perdere perché ti renderanno il viaggio unico, ricco di ricordi e sensazioni solo tue e quando qualcuno ti chiederà cos’hai visto nel tuo viaggio potrai raccontargli aneddoti incredibili.

Ad ogni modo, ho deciso di fare un esperimento e confrontare alcune top ten (o come le vogliate chiamare) per vedere cosa mi attende e cosa gli esperti ritengono meritevole di una visita. A campione ho preso due guide turistiche, una più dettagliata e l’altra formato “visite brevi”, e due dei siti internet che per primi appaiono quando su Google si digita la parola “LONDRA“.  Ecco i candidati:

  1. Londra – Guida città” della Lonely Planet;
  2. Londra” della linea Pocket sempre Lonely Planet.
  3. http://www.visitlondon.com/it
  4. http://www.londra.it/

Le/li apro per la prima volta alla ricerca di quella sezione che sicuramente ognuno di loro dedica alle nostre care attrazioni da non perdere, vediamo che succede!

Partiamo con la numero 1: “Londra-Guida città” (sotto mano ho un’edizione un po’ datata ma credo non cambierà più di tanto! Sesta edizione, 2008), in prima linea, subito dopo una breve introduzione, stampata su stilose pagine patinate troviamo proprio quello che stavamo cercando, la sezione “DA NON PERDERE” e via a cascata suddivisi per quartieri, le migliori attrazioni che ci può offrire LONDRA:

  • Nel West End da non perdere abbiamo il British Museum, quello che gli autori chiamano “Un mondo di teatri” e National Gallery.
  • Spostandoci nella City bisogna vedere il Monument, il Leadnhall Market e la Tower of London.
  • L’East End e le Docklands ci offrono il Doclands e il London Fields Lindo.
  • Passiamo nella zona nord con l’Hampstead Ponds, Camden Town e Highgate Cemetery.
  • A ovest non si può perdere una visitina al Notting Hill Carnival (se siete nel periodo giusto) e a Portobello Road.
  • Passaggio veloce a Greenwich e Southeast London per visitare l’Old Royal Naval College, il Thames Flood Barrier e Trafalgar Tavern.
  • A sud-ovest ci aspettano Hampton Court Palace, Kew Gardens e Richmond Park.
  • E per finire a sud non possiamo proprio perdere Battersea Power Station, l’Imperial War Museum e la Brixton Academy.

Un elenco molto ricco e variegato, a dire il vero mi ero aspettata una cosa diversa e decisamente più tadizionale, ne sono rimasta piacevolmente stupita. Ma passiamo al prossimo candidato, la guida Poket. Qui la nostra sezione si chiama ancora “DA NON PERDERE” (vabbè l’editore è lo stesso, portiamo pazienza). Partiamo con il British Museum, la National Gallery, Tower of London e il Tate Modern. Non possiamo poi tralasciare una visitina al Victoria & Albert Museum, al Natural History Museum, a Westminster Abbey e all’Houses of Parliament. Infine diamo anche un’occhiata alla St. Paul’s Cathedral, a Backingham Palace, al Kew Gardens e per finire all’Hampton Court Palace. Una lista notevolmente diversa da quella riportata nella sua “collega” e questa volta decisamente più tradizionale.

Vediamo ora il primo sito internet, vistlondon.com. Se ci date un’occhiata troverete un sito molto funzionale, giovane, colorato, pieno di idee, niente male per togliersi qualche curiosità. Cosa dice in merito alle cose assolutamente da vedere a LONDRA? Basta aprire il link “LE 10 MIGLIORI ATTRAZIONI DI LONDRA” (ecco qua la prima vera top ten! Cominciavo a disperare!):

  1. British Museum
  2. Tate Modern
  3. National Gallery
  4. Natural History Museum
  5. London Eye
  6. Victoria & Albert Museum
  7. Science Museum
  8. Torre di Londra
  9. Madame Tussauds
  10. Musei Reali di Greenwich

Ok, parliamone un momento. D’accordo che LONDRA ospita una quantità di musei inimmaginabile, ma su 10 attrazioni 7 musei? Non è un tantino eccessivo? E mi astengo dal commentare la n. 9. Speriamo nell’ultimo candidato a questo punto, il sito londra.it. Troviamo di nuovo il titolo più gettonato, “DA NON PERDERE“, e io che pensavo di trovare ovunque le 10 cose da vedere o roba così! Comunque, per londra.it non possiamo tornare a casa senza prima aver visto:

  1. London Eye
  2. Madame Tussauds (ANCORA?! ma davvero?!)
  3. Sea Life London Aqurium
  4. Hyde Park

Ecco…non so esattamente da che verso prendere questa lista. Immagino il prossimo viaggiatore che curioso apre questo sito, immediatamente sarà portato a curiosare sulla lista in questione perché nel bene o nel male gli darà un’idea di ciò che lo aspetta, lo vedo aprire il link e fissare perplesso sullo scherzo sta cosa con quattro voci che non può non lasciarti di sasso, lì con la fronte corrugata a chiederti se forse gli autori non si potevano sprecare un pochino di più.

Come è consuetudine al termine di ogni esperimento tiriamo le somme, dunque cosa ho capito? Prima di tutto non posso andare a LONDRA e non entrare in nemmeno un museo! I vincitori sono certamente i più famigerati, British Museum (in 3 liste su 4) e National Gallery (sempre 3 su 4), seguono a ruota con 2 richiami su 4 il Victoria & Albert Museum, il Tate Museum e il Natural History Museum. A malincuore, visto che è stato citato in 2 fonti su 4, ci sarebbe anche il  Madame Tussauds. Tra gli edifici simbolo di LONDRA (scordatevi Buckingam Palace, che si trova una sola volta, o la Elizabeth Tower, per gli amici semplicemente Big Ben) gettonata è la Torre di Londra e il London Eye. Se ci sta dentro si può fare al massimo una visitina alla svelta, tanto per.., alla St. Paul’s Cathedral e all’Houses of Parliament e con questi fanno 10!

Seguirò le statistiche? Mah…già a prima vista due/tre le scarterei, altre ho già avuto il piacere di vederle ma sinceramente ci tornerei anche all’istante quindi non si scartano, in fin dei conti le top ten sono delle linee guida giusto? Allora prendiamole così come vengono e sentiamoci liberi di tornare a casa senza aver visto una delle attrazioni da non perdere assolutamente…ve lo assicuro nessuno ci prenderà per dei pirla!

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Anita Blake e la sua evoluzione da Sterminatrice a Ninfomane

La serie dedicata alle imprese della negromante Anita Blake è infinita, conta ben 24 romanzi! Io mi sono fermata al decimo, almeno per ora:

  1. Nodo di sangue (edizione americana del 1993, I ed. italiana di Editrice Nord del 2003);
  2. Resti mortali;
  3. Il circo dei dannati;
  4. Luna nera;
  5. Polvere alla polvere;
  6. Il ballo della morte;
  7. Dono di cenere;
  8. Blue moon;
  9. Narcissus.

Perché mi sono fermata? Cos’è andato storto? È presto detto e ve lo spiegherò, ma prima è doverosa un’introduzione per farvi capire di cosa sto parlando. Per chi non conoscesse la serie di Laurell K. Hamilton (nata nello Stato dell’Arkansas nel 1963), autrice di questa e di un’altra serie – per così dire – infilata per lo stesso spago, la cui protagonista si chiama Merry Gentry, ama creare mondi fantastici e grotteschi contemporanei e paralleli a quello reale. Se vogliamo etichettare le sue opere le possiamo definire fantasy tendente al gotico. Personalmente è il genere che preferisco e inizialmente la serie ha attirato la mia attenzione proprio per questo motivo. Anita di professione fa la Risvegliante (una dote naturale, magica, non è che chiunque può improvvisarsi tale) e lavora per un’agenzia apposita, la Animator Inc., cui ci si può rivolgere per risvegliare un cadavere. Mettiamo ad esempio che il vecchio zio Mario, scapolo per eccellenza, sia morto senza lasciare figli e soprattutto un testamento, nessun problema! La vostra famigliola può recarsi all’Animator Inc. e pagare profumatamente un Risvegliante per far risvegliare lo zio Mario, sotto forma di zombi chiaramente, per chiedergli a chi avesse intenzione di lasciare la sua bella casa.

Ma c’è di più. Anita si è laureata all’Università di Biologia Soprannaturale ed è quindi una vera esperta in materia, nonché una preziosa risorsa per la squadra di detective di Saint Louis che indaga sui crimini soprannaturali che sconvolgono la città, la Spook Squad. Il mondo in cui vivono Anita e gli altri personaggi è infatti uguale al nostro, con una lievissima differenza: è ormai data per assodata l’esistenza di creature fantastiche, spaventose e intriganti come vampiri, licantropi di vari tipologie (troveremo lupi, ovviamente, ma anche leopardi, tigri, volpi e ratti…si, i ratti mannari hanno molto spazio nella serie, io avrei scelto un altro animale ma ehi, non sono mica io l’autrice!), esseri fatati, troll, e chi più ne ha più ne metta.

Inizialmente le trame erano incentrate sul lavoro stravagante di Anita, veniva chiamata qua e là per risvegliare defunti con rituali a metà strada tra le pratiche vudu e i sacrifici animali (qualche volta ce ne scappa pure uno umano), e sulla sua collaborazione con la polizia. Le creature spaventose che popolano la città ogni tanto si lasciavano dietro qualche morto e la squadra di detective solitamente non sa bene da che parte iniziare, è così che arrivava Anita con le sue teorie e il suo intuito per salvarli da inevitabili figuracce con l’opinione pubblica.

Due parole sulla protagonista…Bassa di statura, sembra non arrivi al metro e sessanta, magra e con un seno pieno (mi sembra giusto specificarlo visto che è lei la prima a ripeterlo in continuazione), di etnia mista: la sua pelle chiara quasi pallida l’ha presa dal padre di origini tedesche mentre i capelli ricci, folti e neri come la pece, dalla madre messicana. È cristiana credente e questo le ha salvato la pelle in più di una circostanza. All’università il suo primo amore le ha spezzato il cuore e adesso Anita (almeno per i primi libri) non si lascia andare a relazioni sentimentali durevoli e soprattutto predica fermamente l’astinenza!

Ah ma come possono cambiare in fretta le cose! La ragazza piccoletta patita di armi da fuoco come ogni buon americano che si rispetti (descrive in modo morboso le sue fondine ascellari, i foderi su misura per nascondere le armi da taglio e non perde mai occasione per elencare le marche di pistole che preferisce…un tantino ridondante!), si destreggia già dal secondo romanzo tra le avance del bello e misterioso vampiro Master della città Jean-Claude – il capo dei vampiri – e l’Ulfrich dei lupi mannari – il capo del clan di licantropi – Richard Zeeman. Visto che la protagonista si ostina a predicare l’astinenza, di fatto si respira tensione sessuale almeno fino al quarto romanzo poi alla fine si concede al vampiro e nell’episodio successivo al lupo, qui era posseduta dallo spirito di una sadica e ninfomane lupa mannara bramosa di sesso e non particolarmente schizzinosa sul partner di turno.

Non finisce qui ovviamente. Al decimo romanzo si aggiunge un altro tizio cui Anita salta praticamente addosso, è il Nimir-Rji di un clan di leopardi mannari -epiteti diversi ma sempre del capo si tratta – di nome Micah. Insomma da ventiquattrenne un po’ eccentrica per via del suo lavoro e dei suoi poteri sovrannaturali, votata al bene superiore di proteggere le persone – che siano umane o licantropi o di qualsiasi altro tipo – dai numerosi pericoli che popolano Saint Louis, si trasforma in un qualcosa che si deve nutrire di lussuria e sesso. Non scherzo…si deve nutrire! Ora, vi risparmio il perché di questa sua necessità e se vi intriga troverete ampie descrizioni nei romanzi, ci vorrebbero altri dieci post per cercare di spiegare esattamente le trame ideate dalla Hamilton. Ha disegnato un mondo davvero stuzzicante, purtroppo a mio parere ha un tantino esagerato e si è lasciata prendere la mano non solo da questa ossessione per il sesso, ma anche negli intrecci che legano sempre più saldamente i personaggi tra loro. Anita è il fulcro e su di lei si abbattono una serie di compiti, cariche, poteri difficili persino da elencare! Del resto tenere alta l’attenzione per una serie di ben 24 libri non è cosa da poco, ci si deve inventare sempre qualcosa di nuovo per incoraggiare il lettore ad andare avanti e sinceramente la scelta della tensione sessuale è un metodo che vince quasi sempre…quasi, dopo un po’ stanca!

Ho dovuto distaccarmi da questi libri, prendere un po’ di vacanza dalle pistole e dai giochetti sadomasochisti e buttarmi su altre strade, per così dire. Magari più avanti prenderò in mano Cerulean Sin, l’undicesimo romanzo, per vedere come se la cava Anita con l’ardeur e con i vari maschietti che le gravitano attorno come bramosi satelliti, sperando che la Hamilton faccia un passo indietro verso le origini e restituisca ad Anita un po’ di autocontrollo! Mai dire mai!

Suite Francese, un’incredibile storia d’amore o …

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Francia era vista come una delle potenze militari meglio equipaggiate e più numerose d’Europa, tuttavia nel 1940 si arrese al nemico tedesco aprendo le porte alla sua invasione tutt’altro che pacifica.

Suite Francese è il film diretto da Saul Dibb, uscito nei cinema italiani qualche giorno fa, tratto dall’omonimo romanzo di Irène Némirovsky. La storia della sua pubblicazione ha dell’incredibile quasi quanto gli eventi in essa narrati. L’autrice venne deportata ad Auschwitz come ebrea nel 1942, nei pochi mesi precedenti al suo arresto compose i primi due romanzi di quello che doveva diventare un “poema sinfonico” formato da cinque atti. Morì di tifo rinchiusa nel campo di concentramento solo un mese più tardi. Irène aveva due figlie, Denise la maggiore ed Èlisabeth, vennero affidate alla cura di un’amica francese per evitare la loro persecuzione. A loro i genitori consegnarono una vecchia valigia contenente alcuni documenti. Denise non aprì quella valigia per anni, fino a che un giorno decise di sbirciarci dentro e trovò un manoscritto, riconobbe la calligrafia della madre e si rese conto di avere tra le mani un grande progetto, un’opera incredibile dove la madre descriveva il grande esodo dei parigini verso le campagne del 1940 e l’invasione del nemico, un progetto purtroppo rimasto incompiuto.

Suite Francese venne pubblicato solo nel 2004, circa sessant’anni dopo la morte della sua autrice. La Francia accolse l’opera con un favore e un entusiasmo dilagante e diffuso ovunque, così Irène Némirovsky, scrittrice pressoché dimenticata, riconquistò il suo posto tra i romanzieri francesi del ‘900. La sua fama varcò i confini francesi a dimostrazione del sentimento comune che lega un continente di fronte ad un orrore che coinvolge tutti, ignorando completamente le barriere fisiche e temporali che vi si frappongono perché non esiste ostacolo o barriera che possa impedire a storie come questa di conquistare il loro spazio. È stato tradotto in 38 lingue e nel 2008 aveva venduto due milioni e mezzo di copie, di certo dopo l’adattamento cinematografico questo numero è destinato ad aumentare.

Come sempre prima di guardare il film dò un’occhiata al trailer. Premetto che non sono una grande fan delle storie d’amore strappalacrime, per questo quando ad un certo punto appare la frase: “la più grande storia d’amore mai raccontata”, ho arricciato un po’ il naso, ad ogni modo il film l’ho visto e non sono certa che si tratti davvero di una storia d’amore nel senso comune del termine..

Si narra dell’incontenibile passione che travolge una donna francese di buona famiglia, moglie giovane e ingenua di un soldato arruolato per la guerra e disperso chissà dove a combattere per la sua nazione. È Lucile Angellier (interpretata da Michelle Williams), vive in campagna nella bella casa del marito con la suocera (ruolo coperto magistralmente dall’inglese Kristin Scott Thomas) e una domestica. Durante l’occupazione del maggio del 1940 centinaia di parigini scapparono dalla capitale per riversarsi nelle campagne in cerca di rifugio, ma non furono gli unici a invadere la periferia. Camionette, motociclette, auto colme di soldati, ufficiali, tenenti arrivarono con prepotenza per stanziarsi sul territorio, con il risultato che gli abitanti furono costretti a cedere alcune delle loro stanze per ospitare questi indesiderati.

Non ho potuto fare a meno di chiedermi come mi sarei comportata in quella situazione, cosa avrei fatto se un uomo, soldato semplice o tenente, si fosse stabilito in casa mia e fossi stata costretta a dividere con lui il cibo, così scarso in tempo di guerra. Cosa avrei mai potuto dirgli? Come lo avrei guardato sapendo che molto probabilmente aveva ucciso e torturato la mia gente? Mi piace pensare che sarei stata forte e risoluta. Mi hanno imposto una presenza fissa e decisamente indesiderata in casa, perfetto, ma questo non significa che sia anche costretta ad essere ospitale ed educata come se quell’uomo fosse un qualunque gentiluomo di passaggio.

Questo è più o meno ciò che all’inizio fanno anche le due donne cui viene imposta la presenza in casa del tenente Bruno Von Falk (interpretato dall’attore belga, per me pressoché sconosciuto, Matthias Schoenaerts). Un militare sui generis, sin dall’inizio infatti appare a disagio dentro l’uniforme, più interessato al pianoforte che alle faccende militari. Racconta che prima della guerra era un compositore e in effetti tutto il film è coccolato dalla melodia che lui stesso crea…Suite francese appunto.

Storia d’amore? Forse si, entro certi limiti però. Quest’uomo e questa donna sono nemici sulla carta, ma riescono ad andare al di là di quello che dovrebbero essere per le rispettive società: uno, conquistatore forte, arrogante e pericoloso; l’altra, vittima arrabbiata e offesa, desiderosa di vendicarsi e far valere comunque i propri diritti. Dovrebbe essere più o meno così, ma non lo è. Non rimangono ancorati alle rispettive maschere, sembra quasi di assistere a una guerra interiore dove entrambi sono dibattuti tra l’essere se stessi e semplicemente abbandonarsi al desiderio e al sentimento provato per un uomo o una donna a prescindere dalla nazionalità di ciascuno, e l’essere parte di una società che nel bene o nel male impone di avere un certo comportamento reciproco, per non essere giudicati traditori o deboli.

Non so se alla fin fine la possiamo chiamare storia d’amore, quello che è certo è la sensazione rimasta alla sua conclusione, una tristezza amara di una situazione reale dove difficilmente c’è un modo giusto di comportarsi. Lo consiglio? Assolutamente si.

VIAGGIO a modo MIO – parte 3: un primo passo dentro Londra

Ricordo esattamente la prima impressione che ho avuto di LONDRA come fosse stampata nella memoria in modo indissolubile, anche se sono passati quasi dodici anni: una piccola piazzetta nei pressi di Camden Town; un uomo seduto su un muretto, con un impermeabile chiazzato di terra, polvere e chissà cos’altro, accoccolato ai suoi piedi un cane affamato e malandato, l’uomo si rigirava tra le mani una vecchia chitarra e la guardava come a chiedersi a cosa servisse; un ragazzo così magro che di profilo si poteva scambiare per un foglio di carta, i capelli dritti sulla testa a formare una cresta punk verde, giubbotto in pelle nera borchiato, anfibi neri consumati, jeans strappati, si avvicina con andatura molleggiante all’uomo e si inginocchia ad accarezzare il muso del cane; l’uomo e il cane gli sorridono. Nessuno nell’affollata piazzetta scossa dal via vai generale sembra fare caso al curioso terzetto. Io mi trovo lì di passaggio diretta non ricordo dove e li osservo. Ricordo di aver pensato che a casa mia una scena come quella non l’avrei mai vista.

LONDRA è la città più cosmopolita, variegata, eccessiva ed eccitante che abbia mai avuto il piacere di vedere. È incredibile come riesca a farti sentire esattamente a tuo agio in ogni angolo, forse dipenderà dal fatto che ormai ai sudditi della Regina si sono mescolate decine e decine di culture completamente diverse e ciò sicuramente a discapito dell’identità nazionale, ma volete mettere con l’atmosfera che si assapora adesso?! Devo dire che tra i miei posti preferiti c’è proprio uno di questi angoli colmi di diversità, Camden town e non vedo l’ora di ritornarci!

Il primo passo dentro LONDRA di solito si fa a scuola. Qualunque sia l’indirizzo scelto non è possibile prescindere dalla storia inglese che ci guida attraverso le successioni della Corona. Dalla conquista dei Romani della bella e accattivante terra inglese, con il buon vecchio Cesare che si era invaghito di Londinium (anche se in realtà fu qualche tempo dopo, sotto l’imperatore Claudio nel 43 d.c., che i Romani vi fecero ritorno per fondare quello che diventerà uno dei più prosperi porti della storia), ai problemini che sovrani capricciosi e megalomani hanno creato con la Chiesa di Roma, fino alle intricate e stravaganti vicende delle dinastie regali che per decenni si sono susseguite al vertice del potere. Molto più simili a soap opere che a veri e propri insegnamenti storici (non per niente la serie I Tudors – scandali a corte ha avuto molto successo), questi intricati avvicendamenti si sono -regina-Elisabettaprotratti sino ad oggi. L’attuale dinastia al potere, i Windsor (nome cambiato da re Giorgio V nel pieno Prima Guerra Mondiale) ha avuto origine nel 1917 e prospera tutt’oggi tra alti e bassi, con problemi da affrontare non così diversi rispetto a quelli che hanno sempre coinvolti i regnanti inglesi.

A parer mio però non è dai libri di storia che si comprende un’epoca, una generazione o una società, bensì dalla letteratura che ha coinvolto, impressionato e stravolto quell’epoca, generazione o società. L’Inghilterra, e LONDRA in particolare, ci offrono il fior fiore delle menti illuminate e geniali con cui confrontarsi. Secondo alcuni la più antica descrizione di LONDRA va ricondotta allo storico romano Tacito che nei suoi scritti narra della rivolta di Boadicea. LONDRA però è la premurosa madre di alcuni tra i letterati e i poeti più apprezzati, studiati e amati del mondo, vogliamo citarne alcuni tanto per dare un’idea? William Shakespeare, Daniel Defoe, Charles Dickens, George Orwell, Virginia Woolf e il Bloomsbury group, Mary Shelley e potremmo continuare ancora.

Ognuno di loro ha vissuto e disegnato una LONDRA diversa per ideologie e sentimentalismi, ma in un cecrusoe-cpg-t1rto senso sempre fedele a se stessa. Così se si vuole avere una fugace fotografia della classe media londinese dei primi decenni del 1700 si può leggere The life and strange surprising adventures of Robinson Crusoe, o più semplicemente Le avventure di Robison Crusoe scritto tra il 1720 e il 1724 da un Defoe ormai sessantenne.

Un decennio più tardi Charles Dickens, 1004208-Charles_Dickens_Oliver_Twisttraendo notevoli insegnamenti dai quei pochi mesi in cui, appena dodicenne, fu costretto a sopravvivere da solo per le strade di Londra (dato che i suoi genitori erano stati incarcerati per debiti), scrisse quello che diventerà uno dei romanzi più apprezzati di sempre: Oliver Twist.

Sir Arthur Conan Doyle invece, tra  il 1881 e il 1904, descriveva una LONDRA ben diversa nei su221B_Baker_Street,_London_-_Sherlock_Holmes_Museumoi popolari racconti su Sherlock Holmes, il problematico e stravagante investigatore privato è poi diventato l’immagine della imperturbabilità e freddezza del tipico londinese. La sua casa esiste ancora e si trova ovviamente al numero 221b di Baker Street seppur l’investigatore sia un personaggio di pura invenzione e ciò rende la cosa ancora più surreale! Questa casa-museo è stata aperta nel 1990 e ogni giorno accoglie svariate decine di visitatori.

Tra i romanzi più recenti per apprezzare la LONDRA del XX secolo si possono citare Il Budda delle periferie di Hanif Kureishi, scritto nel 1990, una interessante visione della capitale dal punto di vista delle minoranze etniche. Una lettura decisamente più soft ce la fornisce Helen Fielding con l’incredibile successo Il diario di Bridget Jones del 1996.

Per mio gusto personale preferisco romanzi di tutt’altro genere e devo dire che è proprio tra i grandi classici inglesi che è maturato. Al liceo la professoressa thumb_book-frankenstein_2.330x330_q95d’inglese ci consegnò la fotocopia di un passo tratto dal romanzo di Mary Shelley: Frankenstein o il Prometeo moderno. Mi piacque così tanto che comprai il libro – in italiano perché mi sentivo più a mio agio – e negli anni guardai tutti i film che ne vennero tratti, soprattutto Frankenstein Junior visto e rivisto non so più quante volte…una parola sola: eccezionale! La storia di come nacque questo capolavoro è molto insolita. Siamo a Ginevra nei primi anni del 1800, un uomo, o meglio, un poeta conosciuto come Lord Byron lancia una sfida a tre brillanti giovani: i coniugi Shelley, Percy e Mery, e il dottor John William Polidori. Ognuno di loro doveva scrivere un racconto dell’orrore. Mery fu la sola, e la più veloce, a portare a termine la sfida creando la macabra storia di Victor Frankenstein.

A questa incredibile opera ne aggiungo altre due perché è proprio grazie a romanzi come questi che nasce il filone letterario ad oggi tra i più apprezzati, ovvero il gotico. Nel 1886 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson crea il celebre Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e nel 1897 l’irlandese Bram Stoker scrive il mio romanzo preferito: Dracula.

Ci sono molti modi per avere il primo contatto con una città, come credo si sia capito, il mio è la letteratura, non c’è modo migliore per scendere tra le sue strade, assaporare l’umore di un epoca, mescolarsi al popolo, a parte farlo fisicamente ovvio…ma facciamo un passo alla volta!

VIAGGIO a modo MIO – parte 2: trivago.it

Hai appena ricevuto la mail di conferma di prenotazione dalla compagnia aerea, tutto esaltato la salvi in formato PDF e la metti in salvo in qualche cartella documenti o simili. Sempre più felice prendi l’agenda, apri il calendario o l’applicazione sullo smartphone e ti segni in rosso, in modo evidente e assolutamente inconfondibile, le date del tuo viaggetto! Ecco fatto, il primo scoglio è bello che superato.

Per abitudine sono solita prendermi qualche settimana per consultare vagamente siti o forum che parlano della meta scelta, poi compro almeno un paio di guide turistiche (di questo parlerò nei prossimi post) e chiedo in giro, tanto per farmi un’idea di quello che sto per affrontare. Insomma, l’ultima cosa che farei, se fosse possibile, è cercare un alloggio. Perché? Bé, primo perché trovo la sua ricerca di una noia mortale e secondo perché fondamentalmente su queste cose sono pigra. Pensare di sprecare tempo a cercare e individuare la migliore soluzione, confrontando varie possibilità, valutando il rapporto qualità/prezzo o la distanza dal “centro”, leggendo le valutazioni lasciate da precedenti clienti, ecc., per una stanza che vedrò solo di notte, mi da un po’ suoi nervi.

Ecco perché vorrei fosse l’ultimissima cosa da fare prima di imbarcarmi e partire, invece non può mai essere così. Ovviamente vige la regola che più si aspetta a prenotare meno soluzioni si trovano o più costose sono, non credo sia una regola assoluta ma funziona nella maggior parte dei casi. Quindi mettiamoci all’opera di buonora prima che le migliori occasioni sfumino.

Sempre per la teoria della pigrizia solitamente utilizzavo il motore di ricerca booking.com è facile da maneggiare e trova varie soluzioni. Non ho mai incontrato 8588f2d558271089ba6af5e5c6f2da52problemi con le prenotazioni, sempre andate a buon fine, e nemmeno con i pagamenti. A volte mi scalavano i soldi direttamente dalla carta di credito/debito utilizzata per prenotare, altre volte la struttura usava la carta solo come garanzia ed eventualmente permetteva di pagare in contanti. Booking.it però è solo booking.it, cioè voglio dire che non ti permette di confrontare quello che propone lui con altre soluzioni. Se di solito mi stava bene così, questa volta qualcosa è cambiato.

La meta prescelta è LONDRA che, come si sa, è una delle capitali europee più expensive! Ci sono già stata qualche volte e a parte le prime due in cui non ero un granché indipendente (viaggi studio), l’ultima volta ho potuto sperimentare meglio cosa significhi (e quanto costi) muoversi a LONDRA. Per questo motivo ho cambiato le mie abitudini e ho curiosato su trivago.it alla ricerca di una soluzione che comprendesse queste priorità:

  1. l’alloggio dovrebbe trovarsi fuori dalla “zona centro” ma vicino ad una stazione della metropolitana, la quale dovrebbe a sua volta trovarsi possibilmente all’interno della zona 1 o zona 2, in modo da risparmiare sul biglietto della metro e raggiungere comodamente i centri di interesse

    mappa-metro-londra

    Cartina della metropolitana di Londra. In grigio e in bianco, contrassegnate da numeri (1-9), sono indicate le diverse “zone”

  2. l’alloggio deve essere pulito, o almeno trovarsi entro i limiti dell’umana decenza.

Tutto il resto, dal mio punto di vista, è abbastanza superfluo, sempre tenendo conto della durata del soggiorno. Io rimarrò a LONDRA per 5 giorni, dei quali l’ultima notte sarà un  after considerando che dovrò essere all’aeroporto per il check-in prima dell’alba. Fortunatamente una mia cara amica vive lì da qualche anno e mi darà un rifugio sicuro per le valigie durante l’ultima notte. Insomma, a conti fatti mi servono un letto e un bagno per 4 notti. Se uno si dovesse fermare per delle settimane…bé, gli consiglierei di aggiungere uno o due priorità/caratteristiche alla sua ricerca!

Tornando al nostro motore di ricerca…trivago.it è altrettanto intuitivo e facile da usare rispetto a booking.it, sulla parte sinistra dello schermo ci sono i vari filtri da applicare per affinare la ricerca, come il numero di stelle affidate all’hotel/albergo, il range di prezzo, la valutazione media dei clienti, la distanza dal centro, ecc. Dopo aver inserito la destinazione, le date e la tipologia di camera che si sta cercando, il sito propone una serie di risultati che è possibile ordinare in base a diversi criteri, io utilizzo sempre il criterio “prezzo“. Alla fin fine la situazione che si presenta è più o meno questa:

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Il risultato della ricerca propone una serie di sistemazioni (qui in ordine crescente di prezzo a notte/a camera) affiancate dal motore di ricerca o sito che propone l’offerta (booking.com; venere.it; expedia.it; etc.) e, elemento per me importante, la distanza dal “centro” (elementi cerchiati in nero nell’immagine). Ovviamente, applicando i filtri che propone trivago.it, è possibile affinare la ricerca e renderla più adeguata alle singole esigenze. Ciò che secondo me è importante in questo sito è la possibilità di confrontare le diverse soluzioni offerte dagli ormai innumerevoli siti internet che dispensano strumenti di questo tipo. Tra newsletter, pubblicità in TV, su giornali e su internet, siamo ormai circondati, non ci resta che l’imbarazzo della scelta, ma…c’è sempre un MA…si tratta di prenotare un soggiorno ed è difficile fidarsi ciecamente basandosi solo sulle fotografie postate sui motori di ricerca o sui giudizi dei clienti. Per questo credo che trivago.it, permettendo il confronto tra le varie offerte proposte, possa rappresentare un buon compromesso e dal mio punto di vista supera ampiamente la sufficienza!

Bene, alla fine di questa ricerca, non troppo lunga (sempre per la teoria della pigrizia), ma abbastanza accurata abbiamo decretato il vincitore:

RMA Hostel-Accommodation; Londra

RMA Hostel-Accommodation, London

Come dicevo: un letto, un bagno (che spero vivamente siano nei limiti dell’umana decenza, questo lo scopriremo solo vivendo) e l’accesso comodo alla metropolitana, al massimo entro la zona 2. Mi sembra ci sia tutto…non resta che attendere l’ora della partenza!

Per sbizzarrivi a provare trivago.it eccovi il link, buon divertimento: http://www.trivago.it