La GENTE DA SAGRA – parte 1: IL MERCATINO DEL GUSTO A MAGLIE

Esiste una certa tipologia di persone, che io solitamente chiamo gente da sagra, che non può fare a meno di partecipare ad un evento popolare. Non appena questo individuo percepisce i classici segnali della presenza di una sagra, come musica a volume decisamente al di sopra del normale, risate e schiamazzi vari, profumo di frittelle e popcorn, il suo istinto lo porta ad avvicinarsi sempre di più all’origine degli stessi. Ovunque vada cerca tracce di eventi popolari cui poter partecipare e se li trova la sua felicità raggiunge livelli tali per cui sente la necessità di non fermarsi e di continuare a cercare. Che ci capiti per caso o dopo un’attenta ricerca, non ha importanza, alla fine il risultato è sempre lo stesso: è un modo divertente e istruttivo per conoscere una cultura, le sue origini e usanze. Ovviamente ognuno ha la sua, o le sue feste, si va dalle più famose, come l’Oktoberfest di Monaco o il Carnevale di Venezia, ad altre meno conosciute ma sicuramente più intime. Io sono una donna da sagra con un difficile obiettivo da raggiungere: partecipare a quante più possibili feste popolari in Italia e in tutta Europa! Voglio raccontarvi cos’ho visto e assaggiato in questi anni e dove capiterò per caso o per fortuna nei prossimi.

Era l’agosto 2013 quando, verso le dieci di sera, con una macchina carica fino a scoppiare, partimmo alla volta della splendida terra salentina con una sola meta, Santa Santa Cesarea Terme (Lecce) - Agosto 2013 Ph. Luisa MaistrelloCesarea Terme (Lecce). Ore interminabili di viaggio che subito dimenticammo una volta viste le cristalline acque del Mare Adriatico. Per l’occasione avevo acquistato una guida (Itinerari della Touring Editore), nell’ultima pagina si faceva una gran pubblicità ad un evento di cui non avevo mai sentito parlare, ma solo leggendo il nome i miei sensi da donna da sagra si sono attivati: MERCATINO DEL GUSTO a Maglie (Lecce). Ci dovevo andare assolutamente! E così è stato.

L’evento arriva quest’anno alla sua XVI edizione, si terrà sempre a Maglie dal 1° al 5 agosto ed è imperdibile per chi ama il buon cibo, e la Puglia rappresenta una perla in questo settore, il buon vino e una sana allegria generale che non può che mettere il visitatore d’ottimo umore. Per l’occasione la piazzetta centrale del piccolo paese (una superficie di 22 km², poco più) e una parte delle stradine circostanti, si trasformano in vie dedicate all’eccellenza della gastronomia pugliese. Abbiamo la via del pesce, la via dell’olio, una zona interamente dedicata allo street food rigorosamente italiano, e tante altre. Centrale e chiusa dalle bancarelle c’è la Piazza del Vino, in tutte le vie si può entrare gratuitamente, assaggiare e comprare i prodotti, nella zona dedicata al Vino invece si può entrare pagando un ticket che permette di assaggiare una decina di calici tra tutti i vini proposti dalle cantine. Alcuni espositori intrattengono i visitatori proponendo una sorta di tour dei loro vini, partendo da quelli meno corposi per arrivare a quelli robusti, altri invece spiegano a chi ha voglia di chiedere le varie caratteristiche del prodotto. Lì abbiamo conosciuto un ragazzo davvero molto preparato e simpatico, che ci ha fatto assaggiare tutti vini proposti dalla cantina accompagnando l’assaggio con descrizioni approfondite e interessanti sul vino e sul suo lavoro, poi vabbè, si chiamava Dott. Fantastico, ma questo è un dettaglio.

Un’occasione incredibile per trovare in un solo posto tutte le specialità di una terra ricca di prodotti tipici conosciuti e generalmente apprezzati. Camminare tra quelle stradine riorganizzate ad arte è favoloso, si rischia di non alzare mai lo sguardo dalle bancarelle e la voglia di assaggiare qualunque cosa resta per ore dopo che si è lasciato quel piccolo paese. Se non avessi acquistato la guida probabilmente non ci sarei mai arrivata, quindi ringraziamo il Turing Club e il Slow Food Puglia per la dritta! Se amate il cibo, l’accoglienza e il calore cittadino non perdetevi questa opportunità, poi siete lì a due passi da Otranto, di sicuro qualcosa troverete da fare oltre che una visitina al Mercatino.

Qualche link utile se volete curiosare:

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VIAGGIO a modo MIO – parte 6: musei di londra

Nel post VIAGGIO a modo MIO – parte 4: le cose che TI DICONO di vedere a LONDRA avevo condotto un esperimento per creare una sorta di top ten di luoghi che non si possono non visitare a LONDRA. Con un po’ di sgomento è risultato che, indubbiamente, non si può tornare a casa senza aver visitato almeno un MUSEO! Infatti, tutte le guide prese a campione proponevano e riproponevano al viaggiatore curioso la visione di diverse raccolte d’opere, di fatto però ad essere menzionate con più insistenza sono state le più note: British Museum, National Gallery, Victoria & Albert Museum, Tate Museum, Natural History Museum e Madame Tussauds.

Ho cercato a lungo su libri ed internet il numero esatto di musei che la grande metropoli ospita, purtroppo senza risultato! Ce ne sono comunque per tutti i gusti, oltre ai classici più conosciuti, sparsi qua e là per la città ce ne sono alcuni di davvero insoliti e curiosi. Partiamo però da un classico perché qualunque sia l’opinione personale che ciascuno ha sui musei, non si può scordare che in essi si conserva la storia e la bellezza del AdobePhotoshopExpress_3518de7f63ae4bc582b5de0dbb6160e1passato e del presente ed è proprio questo il motivo per il quale non mi stancherò mai di visitare il BRITISH MUSEUM. Forse non comprenderò fino in fondo la portata storica delle meraviglie in esso conservate, ma questo non mi impedisce di emozionarmi alla vista di un sarcofago perfettamente conservato con adagiato accanto il fragile corpo mummificato di un uomo. Ad ogni modo, il British è il più vasto museo britannico, all’anno riceve più di 6 milioni di visitatori ed è, come molti altri musei a LONDRA, GRATUITO! Tra le opere principali si trova la celebre Stele di Rosetta. Anche se non sapete di cosa si tratta tranquilli, appena arriverete nei suoi paraggi capirete di essere nel posto giusto, una calca di gente armata di macchina fotograficha starà fotografando la teca di vetro, mettetevi in coda e ammirate cosa c’è dentro…non voglio rovinarvi la sorpresa. Tra le opere conservate al British che preferisco c’è la rovina di una maestosa ed enorme colonna del tempio greco più importante di Atene, il Partenone. Se vi posizionate accanto alla sezione del capitello e fate un confronto con la vostra altezza, resterete basiti nel constatare quanto enormi erano quelle colonne! In realtà si tratta di una collezione vastissima, diligentemente suddivisa in aree corrispondenti a varie civiltà e non basta un giorno per visitarlo meticolosamente. In ogni caso, se non siete tanto interessati ai reperti rinvenuti in Mesopotamia, ma vi attira di più la cultura egizia o romana, vi consiglio di informarvi prima sulle opere custodite e poi scegliere con cura cosa andare a vedere.

Tra le new entry di quest’ultimo viaggio c’è il TATE MODERN, non era nella top ten risultata dall’esperimento, ma poco mi importa! Da qualche anno, quando visito una AdobePhotoshopExpress_22825c5bc84a43a0b4e6a0afac550156nuova città, cerco subito un museo o galleria di arte moderna e contemporanea. A prescindere dal fatto che la tipologia di arte esposta piaccia o meno, si trovano cose a metà strada tra l’assurdo e il fantastico, in grado di scioccare il visitatore. Una delle mie attività preferite consiste nel fermarmi davanti ad un’opera e chiedermi, di solito con aria corrugata, cosa mai volesse trasmettere o far capire l’autore. Credo di non aver mai risposto a questa domanda. Ma torniamo al Tate. È considerata una delle quattro raccolte più importanti al mondo di arte moderna. Quali sono le altre tre? Il MoMa e il Guggenheim Museum di New York e il Musée National d’Art Moderne diAdobePhotoshopExpress_5fa2dbb27f8140bea64b13dedd72bc97 Parigi. Se vi piace il genere consiglio anche l’Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart di Berlino, che ospita stupende opere di Andy Warhol. Al Tate troverete esposte opere di autori incredibili, da Pablo Picasso a Salvador Dalì e Joan Mirò, infine anche qui si possono ammirare alcune creazioni di Warhol. L’altra novità è stato il NATURAL HISTORY MUSEUM. Sarò sincera, ci sono andata solo perché all’interno sono conservate le ossa di un Dodo, ho sempre voluto vederle! Il resto è abbastanza per bambini, anche se il maestoso scheletro di un Diplodocus a grandezza naturale situato proprio all’entrata colpisce parecchio. Si tratta comunque di una visita rilassante, che non impegna più di tanto e incuriosisce, attenti però..se non siete degli amanti dei posti affollati pensateci su un paio di volte prima di entrare!

All’inizio del post vi ho parlato di musei insoliti che si trovano sparsi qua e là per LONDRA, uno tra tutti è THE GRANT MUSEUM OF ZOOLOGY dentro all’University College London. Un museo naturale sui generis, si trovano scheletri di scimmie, boccali di lombrichi, crani di elefanti, lo scheletro di una anaconda di 250 kg e tante altre cosucce carine per un totale di 62.000 esemplari! Se siete degli oculisti invece potrebbe interessarvi il BRITISH OPTICAL ASSOCIATION MUSEUM dove potrete trovare circa 2.000 paia di occhiali delle più svariate tipologie e soprattutto un bel cassetto zeppo di bulbi oculari artificiali che illustrano le varie malattie e infezioni che possono attaccare i vostri poveri occhi. Infine se siete dei fan sfegatati delle avventure del noto investigatore Sherlock Holmes, potete visitare il SHERLOCK HOLMES MUSEUM che si trova al nr. 239 di Baker Street, proprio accanto al nr. 221B di Baker Street, la nota residenza scelta da Arthur Conan Doyle per il suo personaggio.

Ce n’è davvero per tutti i gusti e la maggior parte sono gratuiti, quindi approfittatene e lanciatevi alla scoperta di curiose collezioni o di importanti raccolte di opere antiche alla ricerca del museo giusto per voi!

VIAGGIO a modo MIO – parte 5: L’aria che tira a Camden Town

Quando si visita una città per la prima volta si è pervasi di aspettative e di esaltante attesa. Eccitati si sfogliano le pagine della guida turistica alla ricerca del luogo insolito, ma allo stesso tempo famoso, per iniziare l’esperienza al meglio. Quando poi quel posto si trova davvero, e questa è cosa per nulla scontata, e si ritorna per un motivo o per l’altro nella città anni ed anni dopo, si è pervasi dalla voglia di rivederlo per sentire ancora una volta le emozioni già provate. Ecco, per me a Londra c’è un solo luogo così ed è Camden Town.AdobePhotoshopExpress_4c272c5bd6814760853dbe96358e1950

Se è vero che Londra è la città più cosmopolita, multietnica, multiculturale d’Europa, aAdobePhotoshopExpress_b51aa36525ef4637983148da370584d8 Camden Town è possibile vedere ad occhio nudo questa varietà. Un caotico mercato all’aperto in cui si trovano oggetti dei più svariati generi, se cercate qualcosa di stravagante e introvabile a Camden c’è di sicuro e non di un solo tipo! Le persone fluttuano da una bancherella all’altra, abbassandosi per passare sotto i bassi tendaggi, cercando di non urtare gli altri vaganti o la merce esposta.

Ciò che mi ha sempre colpito di questo luogo d’incontri sono però le persone che vi lavorano, tra le più stravaganti mai viste se si ha il tempo e la voglia di osservare non solo la merce ma anche i soggetti. Soprattutto passando vicino alla zona dedicata al cibo si entra nel vivo del mercato. Qui si viene letteralmente circondati da vapori, da odori che si mescolano facendo perdere al viaggiatore la cognizione dello spazio, si passa dal forte profumo di spezie orientali al calore del cibo messicano, per tornare alla delicatezza di una zuppa thai. Persone che urlano, chiamano i passanti con cenni della mano e larghi sorrisi per far assaggiare la loro specialità e lì in mezzo a questo caos il viaggiatore si rende conto di avere davanti le specialità culinarie di mezzo AdobePhotoshopExpress_1e18855c901648868d7681950b2ac8c8 1mondo stipate in un corridoio di pochi metri. Avrei mangiato di tutto! Ricorderò sempre la prima volta che ho pranzato a Camden, avevo optato per dei noodles con verdure e stavo cercando un posto in cui sedermi tra i tavolini sistemati un po’ a casaccio sotto l’ombra di qualche alberello, quando un tizio dallo sguardo un pochino perso alza la mano facendomi un segno per dirmi che dov’era seduto c’era posto. Io e l’amica con cui ero ci sediamo di fronte a lui e ad un altro personaggio anche lui un tantino perso nei suoi pensieri. Parliamo un po’, ci racconta che ha un piccolo negozietto proprio dall’altra parte del passaggio vicino ai tavoli, da lì dov’è seduto può vedere se qualcuno entra e finché non c’è nessuno può stare seduto tranquillo a godersi la sua pinta di Guinness. È simpatico, molto gentile e disponibile, ci fa compagnia finché pranziamo raccontandoci un po’ della sua vita elargendo sorrisi sbilenchi. Ecco, per me quel ragazzo è la gente di Camden!

Quello si prova in mezzo a tutto quel via vai di persone che si muovono alla ricercaAdobePhotoshopExpress_f1b03197f7924e61b3d953b028c972ec della migliore occasione o del pezzo più raro non è ansia o agitazione, lo trovo rilassante e curioso, passerei ore a vagare da un banco all’altro osservando gli artisti all’opera o stravaganti oggetti d’antiquariato non meglio definiti. Non serve avere fretta, il bello di Camden è che ti avvolge e quasi ti accompagna tra le sue strette stradine, ti inviata a perderti e a sperimentare qualcosa di nuovo. Di certo non te ne andrai senza aver trovato quella cosa che stavi cercando!

E poi ti capita di andare in bagno e uscire sorridendo perché dopo tutto a  Camden si trova anche questo…AdobePhotoshopExpress_2fd6c38567d84475af6b1b70efc48b38

Trascendence

Adoro Johnny Depp in tutte le sue forme. Davvero! Non tanto per film più recenti, che sicuramente l’hanno rilanciato nel firmamento delle star hollywoodiane secondo l’opinione pubblica, come Alice in Wonderland (tra l’altro, non una delle sue migliori performance a mio parere), The tourist (se non fosse stato per il finale lo definirei addirittura noioso) o la saga dei Pirati dei Caraibi (qui devo dire che mi è piaciuto parecchio, almeno per i primi due film poi si sa, trita e ritrita..). Adoro il Johnny di Edward Scissorhands, di Secret Window, di Fear and Loathing in Las Vegas, di Sleepy Hollow, di… Ok, non posso citarli tutti altrimenti questo post si trasforma in un elenco e invece la mia intenzione è di tutt’altro genere.
Tristemente ho avuto modo di notare che negli ultimi anni il camaleontico attore americano non ha proprio avuto fortuna, basti pensare a pellicole come The Lone RangerDark Shadows, che di sicuro non sono tra i suoi lavori migliori, così quando ho deciso di guardare Trascendence (pur avendone sentito parlare piuttosto male), mi sono liberata dai pregiudizi e sin dall’inizio gli ho dato tutta la mia fiducia.
La prima cosa interessante è guardare un pochino più da vicino il regista: Walter C. Pfister, meglio conosciuto come Wally Pfister. Nasce direttore di fotografia, ha collaborato spesso con Christopher Nolan, curando la fotografia di tutti i suoi film a partire dal 2000 con Memento. Nel 2011 vince l’ambito Oscar alla migliore fotografia Johnny-with-Transcendence-Cast-Premiere-LA-10-04-2014-johnny-depp-36939146-1840-976per Inception, sempre di Nolan, non dobbiamo però scordare che negli anni precedenti aveva ottenuto ben quattro nomination per la medesima categoria. Una brillante carriera la sua dunque, ad un certo punto però Wally Pfister decide di cambiare rotta e dedicarsi alla regia. Nasce così Trascendence, il suo primo lavoro dietro la macchina da presa e per non essere da meno rispetto ai colleghi si circonda di professionisti di indiscussa esperienza e fama, a partire proprio dal nostro Johnny Depp, che qui riveste i panni del protagonista, il Dott. Will Caster. Dividono con lui lo schermo altri artisti di importanza mondiale, da Paul Bettany al grande Morgan Freeman.
Qualora Trascendence non stuzzicasse la curiosità già solo per le grandi stelle che vi prendono parte, una breve lettura della trama può di certo aiutare a completare il quadro. L’argomento che  Pfister decide di rappresentare non può lasciare indifferenti. Stiamo parlando di intelligenza artificiale, di futuro, di perfette macchine intelligenti e consenzienti, capaci di ponderare le emozioni e i sentimenti al fine di prendere decisioni sensate, alla pari di un qualsiasi essere umano. Anzi no, non alla pari, lo possono fare addirittura meglio di un qualunque essere umano perché le loro conoscenze sono pressoché illimitate. Provate a pensare…una macchina capace di accedere a qualunque tipo di informazione semplicemente attraverso internet, in poche frazioni di secondo riesce ad elaborare contemporaneamente milioni di dati e già solo sulla base di questo potrebbe prendere la decisione migliore o più idonea in quel preciso contesto. Ma resterebbe pur sempre una macchina, mancherebbe sempre qualcosa per far accettare completamente le sue scelte alla collettività. Proviamo allora ad immaginare che all’interno di quel procedimento di elaborazione di dati si inserisca una intelligenza che abbia coscienza di sé, che sia in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che invece non lo è, ciò che è lecito da ciò che è illecito. Immaginiamo che in un futuro prossimo una creatura come questa venga presentata alla comunità internazionale da esperti di indubbia competenza, dall’alto di un palco scenico. Quale sarebbe la vostra reazione? Paura? Eccitazione?
Il Dottor Will Caster è il maggior esperto in materia di intelligenza artificiale, lui e sua moglie, la dottoressa Evelyn (Rebecca Hall), hanno grandi progetti e grandi idee che però non suscitano un consenso generalizzato. Il futuro spaventa, tanto più se non si riesce a comprendere chiaramente come ci si sta arrivando e cosa si sta creando, le novità tecnologiche si potrebbero percepire alla stregua di minacce più che come ausili. Un gruppo di terroristi contrari, o forse spaventati dal progresso tecnologico prendono di mira Will e vari altri ricercatori e dottori esperti in materia. Ciò che accadrà dopo non intendo svelarvelo, vi dirò solo che la sfiducia nell’intelligenza artificiale e la paura di un progresso tecnologico fondamentalmente privo di freni etici non sono argomenti da sottovalutare.
Ho riposto bene la mia incondizionata fiducia iniziale? Sulla trama di base decisamente si, molto interessante e attuale, ma per come il film si sviluppa…decisamente no! E quanto a Johnny? Caro il mio talentuoso e sexy attore, ho preso la mia decisione, ti ricorderò sempre così…
Chocolat29

Chocolat (2000)

Il diritto fondamentale che pochi conoscono

Spesso, soprattutto negli ultimi anni, capita di imbattersi in articoli o propagande anti-europee, ci si chiede cosa fa l’Europa per noi, che vantaggi concreti ci sono nel far parte di questa grande realtà e perché alcuni Stati membri sembrano avere un trattamento migliore rispetto ad altri. Il malcontento generale solitamente porta a criticare la realtà più che ad analizzarla a fondo per capirne i meccanismi e gli aspetti essenziali. Ed è proprio all’interno di tali meccanismi che si rinviene un’effettività che tutti conoscono e per certi versi lodano, considerata come un diritto acquisito e dato molte volte per scontato. Una realtà che sin dalla costituzione dell’Unione Europea ne ha disegnato i contorni e impostato le finalità, si tratta della libertà che l’Unione riconosce ad ogni singolo cittadino europeo di circolare e soggiornare liberamente sul suo territorio a prescindere dalla nazionalità d’origine. Un diritto acquisito, certo, ma forse vale la pena chiedersi se lo si conosce e comprende fino in fondo, se lo si esercita nel modo giusto e se la sua portata è o non è in certi casi limitata.

La conoscenza e la piena comprensione dei diritti che spettano all’individuo in quanto cittadino europeo non può essere sottovalutata perché l’Europa è la realtà economica e sociale che indirizza sotto molteplici aspetti le scelte di politica nazionale, ed è bene conoscere la posizione che si ricopre al suo interno, esattamente come ogni cittadino dovrebbe conoscere quali sono le facoltà, i diritti e i doveri che la Costituzione nazionale gli garantisce. Questa cognizione diventa ancora più importante se si considera che l’Europa si estende su una superficie di 4 milioni di km², nella quale si muovono circa 503 milioni di persone e di queste oltre 14 milioni risiedono stabilmente in un altro Stato membro diverso dal Paese d’origine. La Commissione europea, tra i diversi compiti che le sono attribuiti, si è occupata anche della valutazione dell’impatto che ha prodotto a livello europeo il diritto di circolare e soggiornare liberamente sul territorio dell’Unione e proprio in un Rapporto, datato 15 gennaio 2014, ha rilevato che la causa principale dei flussi migratori è (com’è comprensibile) il lavoro, o la ricerca dello stesso, cui seguono ragioni di carattere familiare, prima tra tutte il ricongiungimento. In media nel 2012 il tasso di occupazione dei cittadini mobili dell’Unione (pari al 67,7%) è stato superiore rispetto a quello dei cittadini nazionali (pari al 64,6%). Sono dati che forse danno un’idea dell’importanza rivestita dalla libertà di circolare liberamente all’interno dell’Unione considerata sin dalle sue origini come una componente essenziale del mercato unico oltre che l’elemento centrale per il suo successo. La mobilità europea stimola la crescita economica consentendo alle persone di viaggiare e occupare posti di lavoro vacanti in altri Stati membri, e questo permette al contempo di agevolare le economie dei singoli Stati membri. Oggi, nonostante la crisi, circa 2 milioni di posti di lavoro restano vacanti in Europa.

La libertà di movimento è il diritto più apprezzato dalla cittadinanza dell’Unione, sempre la Commissione ci fa sapere che per il 56% dei cittadini europei la libera circolazione è il risultato migliore conseguito dall’Unione, inoltre il 67% dei cittadini comunitari ritiene che essa rechi benefici economici al loro Paese. Allora cos’è che limita il pieno ed effettivo ricorso al diritto? Ruolo centrale gioca sicuramente la disinformazione dovuta anche alla scarsità di “pubblicizzazione” dei meccanismi che l’Unione stessa ha creato per favorire l’incontro di domanda ed offerta di lavoro a livello europeo. Esistono infatti diverse piattaforme in cui il singolo cittadino o la singola impresa possono incontrarsi virtualmente, ma a livello concreto vengono di rado utilizzate sia dalle imprese che dai lavoratori.

Il difetto del sistema è sentito anche dagli organi europei tanto che l’ultima direttiva in materia del Parlamento europeo e del Consiglio (Direttiva 2014/54/CE del 16 aprile 2014) si pone tra gli obiettivi quello di migliorare l’applicazione e il controllo delle norme europee in materia di libera circolazione dei lavoratori, in primis, e in generale delle persone, per far sì che questi, e i loro familiari, i datori di lavoro, le autorità pubbliche e chiunque vi abbia interesse, siano meglio informati dei diritti e delle responsabilità derivanti dalla libera circolazione al fine di dare al lavoratore tutta l’assistenza e la protezione necessarie al libero e pieno esercizio del diritto e combattere l’elusione delle relative disposizioni che spesso si verifica a livello nazionale. Allo scopo di promuovere sinergie con gli strumenti d’informazione e di sostegno, gli Stati europei dovrebbero garantire che gli organismi esistenti o nuovi lavorino a stretto contatto con i servizi d’informazione e di assistenza operanti a livello europeo, ovvero:

La direttiva non ha ancora avuto attuazione in Italia, del resto la stessa prevede quale termine entro cui gli Stati dovranno recepirla a livello interno il 21 maggio 2016.  Da qui a circa un anno staremo a vedere cosa cambierà in materia di libera circolazione dei lavoratori nell’Unione.

Come mai un post su questo argomento dopo tanto parlare di viaggi, film e libri? Perché è l’argomento della mia tesi di laurea e da qualche mese leggo, cerco, sperimento (mi sono iscritta al portale Eures e…funziona!) e strada facendo mi sono appassionata a questa tematica che sotto diversi punti di vista mi ha aperto gli occhi sull’importanza di conoscere le regole, e soprattutto, le facoltà che ci appartengono. Chi non ha un amico, un parente o un vicino di casa che ha provato a trasferirsi in qualche città europea alla ricerca dell’occasione d’oro? Credo che avere il coraggio di osare e rischiare, accompagnato dalla disponibilità e conoscenza di validi ed utili strumenti per cercare opportunità in un contesto enorme com’è l’Europa, rappresenti una ricetta accattivante e plausibile. A questo punto davvero non resta altro che provare!