Il processo

La prima volta che ho incontrato Franz Kafka ero al liceo. Ho sempre ritenuto che obbligare studenti poco interessati a leggere decine di libri durante le vacanza estive sia una vera stupidaggine. Qualcosa di assolutamente controproducente. Nella maggior parte dei casi quei libri non vengono nemmeno comprati e l’odiata “scheda del libro” o “analisi del libro” viene deliberatamente scopiazzata qua e là da internet. Tralascio volutamente i casi di “ah si, lo conosco! Ho visto il film!”. Ecco perchè apprezzavo il metodo usato dalla mia professoressa di lettere: una lista contenente una trentina di titoli di cui solo tre o forse quattro erano obbligatori, per il resto ci dava la possibilità di scegliere a nostro piacimento tra gli altri da lei selezionati. In questo modo poteva ottenere un duplice scopo, da un lato farci leggere almeno qualche classico, dall’altro farci leggere. Punto.

Tra i titoli proposti quell’estate, oltre all’obbligatorio I pilastri della Terra di Ken Follett, c’era la Metamorfosi di Kafka. Inutile dire che ho adorato questo racconto, tanto da farlo diventare il filo conduttore della mia tesina di fine liceo. Incuriosita da questo scrittore eccentrico e cupo, avevo acquistato un altro suo capolavoro: Il Processo. L’ho letto e mi è piaciuto. Una volta terminato l’ho riposto nella mensola accanto agli altri classici che d’obbligo o meno hanno accompagnato quei cinque anni di studio.

Qualche settimana fa, non so esattamente per quale motivo, l’ho ripreso in mano. L’ho voltato e ho letto la sinossi. La mia mente vagava nelle stanze della memoria alla riceca di qualche particolare, di qualche scena letta, un’immagine dei protagonisti…niente. Buio totale. Una puntina di amaro rammarico si è insinuata sulla lingua: com’è possibile non ricordare quasi nulla di un libro che è stato apprezzato e letto per puro piacere? Mi sono seduta e l’ho ricominciato, desiderosa di ricordare cosa c’era in lui di così particolare…

Il romanzo viene pubblicato per la prima volta nel 1925 ed è dunque postumo. La versione che ho scelto è la traduzione di Primo Levi (Einaudi, 1983). Lui stesso parla dell’opera con queste parole

Si viaggia per meandri bui, per vie tortuose che non conducono mai dove ti aspetteresti

Kafka non ha finito il romanzo, o meglio, una fine c’è, è una parte centrale a mancare. Un giorno l’impiegato di banca, un noto procuratore, Joseph K. si sveglia nella sua stanzetta in affitto credendo sia un giorno qualunque. Due uomini lo stanno attendendo nella stanza affianco. Gli comunicano senza tanto sentimento che è in arresto. Per cosa? Loro non lo sanno, loro fanno ciò che gli viene ordinato. Devono solo comunicargli che è in arresto. E adesso cosa succede? K. va in prigione? Macchè…può andare al lavoro. Quando sarà il momento verrà convocato per l’interrogatorio dal giudice, nella sua vita non cambierà un granchè. Solo che, a differenza di prima, K. è in arresto.

Come può una notizia del genere non cambiare niente nella vita di un uomo? Semplice, non può. La sua vita cambia, eccome. Il grosso problema è che K. non sa qual’è la sua colpa, ci pensa, ma non trova nessuna risposta. Nel suo più profondo intimo questo lo convice di essere innocente e che il processo costruito contro di lui è essenzialmente un errore. Il suo malandato avvocato non sembra avere dubbi, o forse non è interessato alla colpevolezza o innocenza del suo cliente. Quello che vediamo è un ambiete corrotto e stanco, come un animale ferito che si trascina per andare a morire da qualche parte. Lento. Sarà l’incertezza della sua situazione o forse l’immobilità dell’ambiete del tribunale a far cedere le convizioni di K.

Kafka descrive un sistema processuale assurdo, incostante, pieno di incongruenze. La scena dell’uscere che lancia gli avvocati giù per le scale del tribunale dipinge tutto questo. Ti viene quasi da ridere nel pensare a questi ometti che rotolano giù come pupazzi schiantandosi contro i loro colleghi che aspettano in fondo alla scala. Il tutto è abbastanza ridicolo e inverosimile, ma Kafka non manca mai di ricordare che esiste un altro tipo di processo, esiste un altro tipo di tribunale. Il problema è che K. è stato accusato da questo tribunale ed è in questo processo che deve dimostrare di essere innocente.

Levi diceva che «la lettura del Processo, libro saturo di infelicità e di poesia, lascia mutati: più tristi e più consapevoli di prima». Forse. Quello che vedo io è la condizione di un uomo che viene, o meglio, si sente tormentato da una presenza fissa e immutabile. Una presenza che l’opprime e lo schiaccia sino a farlo crollare. Che sia davvero una metafora della società in cui viveva Kafka?

Il Processo

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JUNO

Suo padre, Mac MacGuff (interpretato da J.K. Simmons) era fissato con la mitologia e pensò bene di chiamare sua figlia come la bellissima e terribile moglie di Giove, ovvero Giunone, cioè Juno (una strepitosa Ellen Page). Questa ragazza è la protagonista di una favolosa commedia diretta da Jason Reitman, presentata in anteprima al Festival Internazionale di Roma nel 2007 dove ha vinto il premio Marco Aurelio al miglio film. Alla notte degli Oscar del 2008 ha poi ricevuto ben 4 nomitations vincendo per la migliore sceneggiatura originale (di Diablo Cody).

Juno è un’adolescente schietta, spiritosa e intelligente. 215px-Junoposter2007Ama il rock, The Runaways e il 1977. A 16 anni, lei e il suo amico Paulie Bleeker (Michael Cera) diventano “sessualmente attivi” (ad educazione sessuale le insegnano di dire così). Juno è davvero unica nel suo genere, quella che alcuni genitori definirebbero una ragazza strana, in realtà è decisamente sopra la media e lo si capisce da come decide di affrontare la gravidanza che consegue al suo stato di “sessualmente attiva”.

Insieme all’amica Leah (Olivia Thirlby) consultano una rivista in cui aspiranti genitori si presentano a ragazze e donne incinte che per un motivo o per l’altro non possono tenere il loro bambino, gli annunci li trovate tra quelli che regalano gattini e pappagalli e quelli che vendono attrezzattura sportiva. C’è una coppietta lì in mezzo molto carina, giovane, sembrano innamorati, sono Vanessa Loring (Jennifer Garner) e Mark Loring (Jason Bateman). Non possono avere figli, ci provano da così tanto tempo, ma qualcosa non va. Vanessa vuole tanto diventare mamma, forse è un pochino apprensiva ma Juno non gliene fa imagesuna colpa, anzi, la trova perfetta per crescere il suo “fagiolo”.

È deciso, Vanessa e Mark saranno genitori. Prima però bisogna portare avanti la gravidanza e per una liceale non è la cosa più semplice. Nei corridoi della scuola tutti la fissano, parlano di lei e della sua pancia. Per fortuna Juno non è una ragazza qualunque e, diciamolo, se ne sbatte di quello che dicono i suoi compagni. In realtà è più arrabbiata con Bleeker che si porterà una tizia che puzza di minestra al ballo di fine anno…

Paulie: Be’, ho ancora le tue mutandine…
Juno: E io la tua verginità.
Paulie: Perché non chiudi quella bocca?
Juno: Che c’è, ti vergogni che l’abbiamo fatto?
Paulie: No, io…
Juno: Perché almeno tu non devi portare la prova sotto il maglione. Sembro un pianeta!

2 imagesCon coraggio e sfrontatezza la giovane Juno continua la sua vita e le cose sembrano andare alla grande fin quando non scopre che tra Vanessa e Mark non sono esattamente rose e fiori. Proverà a capire cosa fare perchè il suo “fagiolo” dovrà pure andare da qualche parte, no? Non è una sprovveduta questa sedicenne, ha già deciso chi è la persona giusta per crescere il bambino…

Mac MacGuff: Dove sei stata?

Juno: Fuori, ad occuparmi di cose ben oltre il mio livello di maturità.

Una commedia simpatica e divertente, i dialoghi sono spassosi e la stessa Juno contribuisce a creare un’atmosfera irriverente, Ellen Page è stata davvero brava e per la sua interpretazione ha ricevuto una nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista diventando così la quarta più giovane star nominata per questo premio. Complimenti ad Ellen!

Guardatelo, ne vale assolutamente la pena!

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Quel che sapeva Maisie

C’è una dolce bambina di nome Maisie (Onata Aprile), è piccolina con i capelli castani e due enormi occhi azzurri. Avrà si è no sei anni, va a scuola, gioca con i compagni e con l’adorata baby-sitter Margo (Joanna Vanderham).

C’è una madre, Susanna (Julianne Moore), una rockstar disorganizzata, distratta ed egoista. Pensa prima a sé stessa che al bene della bambina, anche se lei è convinta del contrario. Non è di certo il ritratto della madre perfetta, ma non cerca nemmeno di andarci vicino tant’è presa dal suo lavoro e dagli eccessi.

C’è un padre, Beale (Steve Coogan), assente. Sembra simpatico, tratta bene Maisie le poche volte che si vede per casa, ma non è altro che un ometto d’affari invischiato nel lavoro e nella carriera.

downloadNoi accompagniamo Maisie nelle sue giornate, tra l’andare a scuola in taxi con mamma, aspettare che qualcuno ci venga a prendere finite le lezioni, uno dei due, chi si ricorda per primo. Torniamo a casa da Margo che ci fa giocare, ci aiuta a fare i compiti e ci prepara la cena. Cerca di distrarci dai continui litigi di mamma e papà che urlano uno contro l’altra al piano di sopra. Andiamo a letto. Spesso ci svegliamo perché la mamma porta a casa degli amici, bevono, fumano, cantano. Lei ci vuole bene, questo lo sappiamo, ma non riesce a comportarsi da adulta. Poi papà se ne va di casa e noi passiamo dalla scuola al tribunale, da casa di mamma a quella di papà. Loro litigano e noi siamo la “merce di scambio”, vediamo tutto e capiamo tutto. Papà adesso vive con Margo, subito la cosa ci lascia perplessi ma siamo felici che ci sia qualcuno in tutto questo folle circo che pensa a noi. Visto che papà si è risposato anche mamma si risposa, con Lincoln (Alexander Skarsgård). Lui è buono e dolce, ci tiene compagnia e si prende cura di noi quando la mamma sparisce per un po’. Anche Margo si prende cura di noi quando papà è in viaggio. Per fortuna abbiamo qualcuno.

Il divorzio è una realtà fin troppo comune, spesso i bambini vengono letteralmente sballottati da una parte all’altra nella speranza di trovare per loro la migliore sistemazione. Altrettanto spesso i genitori litigano proprio sulla pelle dei loro bambini causando in loro dolore e sensi di colpa, quando di colpe proprio non  ne hanno. Maisie è una di questi bambini, non siamo in grado di sapere cosa pensa anche se il film ci mostra il suo punto di vista, forse è proprio voluta questa incertezza. Ha solo sei anni, non è così piccola da non capire cosa sta succedendo alla sua famiglia, ma non è nemmeno così grande da razionalizzare la cosa. Fa quello che le viene detto, anche affidandosi alle mani di un estraneo come Lincoln, che per fortuna si rivela essere una brava persona. È una bambina anche fin troppo brava a dire la verità, la si vede piangere solo una volta e in silenzio, una sola lacrima, quasi non volesse disturbare.

La trama è molto triste proprio perché è fin troppo reale, sin dall’inizio lo spettatore si fa una precisa idea di come andranno le cose e spera che la piccolina alla fine stia bene, che non debba soffrire più di quanto non stia giù facendo per colpa di genitori che, come dice Lincoln, non se la meritano.

Appassionante e coinvolgente, un film indipendente con un buon cast a partire dalla piccola Onata Aprile. Dal mio punto di vista non è invece stata una delle migliori interpretazioni di Julianne Moore. L’ex vichingo di True Blood, Alexander Skarsgård, si comporta molto bene nel suo ruolo, impersonando il timido ed impacciato, ma altrettanto dolce, barista Lincoln.

Ve lo consiglio perché cercare di vedere le cose dal punto di vista dei bambini può aiutare ad aprire gli occhi su ciò che a volte sono costretti ad affrontare. Si potrebbe pensare che forse non capiscono, non si rendono conto dei problemi che affliggono i genitori, io sono fermamente convinta del contrario. Per quanto piccoli e ingenui, i bambini sanno esattamente cosa sta succedendo, probabilmente nella visione semplice e incorrotta che hanno del mondo lo sanno anche meglio degli adulti.

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Ciambella morbida alla vaniglia

Quasi ogni mattina rimpiango di non abitare vicino ad una pasticceria, poi, in modo risoluto, mi auto convinco che in realtà è molto meglio così altrimenti a quest’ora avrei i valori del colesterolo decisamente sopra la media. In ogni caso questo, non mi impedisce di coccolarmi, una volta ogni tanto, con un soffice e goloso dolcetto da inzuppare nel latte o nel caffè, proprio come una leggera ciambella!

Ingredienti (indicativi per due teglie da ciambella piccole):

  • 300 gr Farina 00
  • 1 bustina di lievito per dolci (16 gr)
  • Sale, un pizzico
  • 120 gr Burro a temperatura ambiente
  • 200 ml Latte a temperatura ambiente
  • 3 Uova
  • 150 gr Zucchero
  • 1 Bacca di vaniglia
  • Zucchero in granella per guarnire

Tempo di preparazione: 15 min + 40 min di cottura in forno statico, preriscaldato, a 170°

01 CiambellaIn una planetaria sbattete il burro (ricordate che deve essere a temperatura ambiente), lo zucchero e i tuorli, finché non otterrete una crema morbida. Tagliate a metà, sul lato lungo, la bacca di vaniglia, con un coltellino affilato raschiate dal baccello i semini neri e mescolateli nel latte. A filo versate poi il latte nel composto di burro e uova, continuando a sbattere. A parte, montate a neve gli albumi con un pizzico di sale.

Setacciate farina e lievito nella ciotola con il composto e impastate con il gancio a farfalla della planetaria. Quando l’impasto sarà omogeneo incorporat02 Ciambellae lentamente gli albumi, mescolando con una spatola di silicone dal basso verso l’alto per non smontarli.

Imburrate e infarinate due stampi classici per ciambelle e versate il composto. Cercate di livellarlo il più possibile. Guarnite poi con della granella di zucchero o anche con delle gocce di cioccolato.

Infornate a forno statico preriscaldato a 170° per 40 min. Non aprite il forno almeno per i primi 30 min, per evitare di guastare la lievitazione, poi potete controllare infilando uno stuzzicadenti nell’impasto, se questo risulterà asciutto significa che il dolce è cotto.

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BUONA COLAZIONE A TUTTI!

#LorenzoNegliStadi2015 – Padova – 30 giugno – Stadio Euganeo

Lorenzo negli stadi 2015 è il tour che Jovanotti sta portando, con un successo straordinario, in giro per l’Italia in questi giorni. Da Ancona a Bari, dal 25 giugno al 30 luglio, poco più di un mese per portare la sua arte in ogni angolo del Bel Paese! Lo definiscono un “animale da palco”, uno “show man” di prima classe. Quello che ho visto sul palco ieri allo Stadio Euganeo di Padova è una persona umile, carica di energia, pronta ad esplodere ad ogni nota. Attraversa il palco in ogni direzione, corre, balla, si diverte e coinvolge tutti con parole e sketch ben studiati, aiutato da amici come Fiorello o Carlo Conti.

Ho visto molti concerti e in quasi tutti mi sono emozionata, con Jovanotti non ho di certo pianto, ma in più di un momento ho sentito la pelle d’oca salirmi sulla schiena. Quello che è certo è che in 2 ore e mezzo di balli sfrenati e canzoni urlate, mi sono DIVERTITA! Le emozioni che si provano durante un concerto sono difficili da esprimere a parole, forse qualche foto rende di più e potrei riuscire a farvi, anche solo assaggiare, un pezzetto di quel divertimento che ha coinvolto le (dicono) 40mila persone saltellanti allo Stadio Euganeo!

Scaletta Jovanotti - Stadio Euganeo - 30.06.2015

#LorenzoNegliStadi2015 – Padova – Stadio Euganeo – 30 giugno 2015 – scaletta

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