Quel che sapeva Maisie

C’è una dolce bambina di nome Maisie (Onata Aprile), è piccolina con i capelli castani e due enormi occhi azzurri. Avrà si è no sei anni, va a scuola, gioca con i compagni e con l’adorata baby-sitter Margo (Joanna Vanderham).

C’è una madre, Susanna (Julianne Moore), una rockstar disorganizzata, distratta ed egoista. Pensa prima a sé stessa che al bene della bambina, anche se lei è convinta del contrario. Non è di certo il ritratto della madre perfetta, ma non cerca nemmeno di andarci vicino tant’è presa dal suo lavoro e dagli eccessi.

C’è un padre, Beale (Steve Coogan), assente. Sembra simpatico, tratta bene Maisie le poche volte che si vede per casa, ma non è altro che un ometto d’affari invischiato nel lavoro e nella carriera.

downloadNoi accompagniamo Maisie nelle sue giornate, tra l’andare a scuola in taxi con mamma, aspettare che qualcuno ci venga a prendere finite le lezioni, uno dei due, chi si ricorda per primo. Torniamo a casa da Margo che ci fa giocare, ci aiuta a fare i compiti e ci prepara la cena. Cerca di distrarci dai continui litigi di mamma e papà che urlano uno contro l’altra al piano di sopra. Andiamo a letto. Spesso ci svegliamo perché la mamma porta a casa degli amici, bevono, fumano, cantano. Lei ci vuole bene, questo lo sappiamo, ma non riesce a comportarsi da adulta. Poi papà se ne va di casa e noi passiamo dalla scuola al tribunale, da casa di mamma a quella di papà. Loro litigano e noi siamo la “merce di scambio”, vediamo tutto e capiamo tutto. Papà adesso vive con Margo, subito la cosa ci lascia perplessi ma siamo felici che ci sia qualcuno in tutto questo folle circo che pensa a noi. Visto che papà si è risposato anche mamma si risposa, con Lincoln (Alexander Skarsgård). Lui è buono e dolce, ci tiene compagnia e si prende cura di noi quando la mamma sparisce per un po’. Anche Margo si prende cura di noi quando papà è in viaggio. Per fortuna abbiamo qualcuno.

Il divorzio è una realtà fin troppo comune, spesso i bambini vengono letteralmente sballottati da una parte all’altra nella speranza di trovare per loro la migliore sistemazione. Altrettanto spesso i genitori litigano proprio sulla pelle dei loro bambini causando in loro dolore e sensi di colpa, quando di colpe proprio non  ne hanno. Maisie è una di questi bambini, non siamo in grado di sapere cosa pensa anche se il film ci mostra il suo punto di vista, forse è proprio voluta questa incertezza. Ha solo sei anni, non è così piccola da non capire cosa sta succedendo alla sua famiglia, ma non è nemmeno così grande da razionalizzare la cosa. Fa quello che le viene detto, anche affidandosi alle mani di un estraneo come Lincoln, che per fortuna si rivela essere una brava persona. È una bambina anche fin troppo brava a dire la verità, la si vede piangere solo una volta e in silenzio, una sola lacrima, quasi non volesse disturbare.

La trama è molto triste proprio perché è fin troppo reale, sin dall’inizio lo spettatore si fa una precisa idea di come andranno le cose e spera che la piccolina alla fine stia bene, che non debba soffrire più di quanto non stia giù facendo per colpa di genitori che, come dice Lincoln, non se la meritano.

Appassionante e coinvolgente, un film indipendente con un buon cast a partire dalla piccola Onata Aprile. Dal mio punto di vista non è invece stata una delle migliori interpretazioni di Julianne Moore. L’ex vichingo di True Blood, Alexander Skarsgård, si comporta molto bene nel suo ruolo, impersonando il timido ed impacciato, ma altrettanto dolce, barista Lincoln.

Ve lo consiglio perché cercare di vedere le cose dal punto di vista dei bambini può aiutare ad aprire gli occhi su ciò che a volte sono costretti ad affrontare. Si potrebbe pensare che forse non capiscono, non si rendono conto dei problemi che affliggono i genitori, io sono fermamente convinta del contrario. Per quanto piccoli e ingenui, i bambini sanno esattamente cosa sta succedendo, probabilmente nella visione semplice e incorrotta che hanno del mondo lo sanno anche meglio degli adulti.

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