The Divergent Saga – I Libri

Nel 2014 Divergent, il primo capitolo della saga di successo creata da Veronica Roth, entra nella top ten dei libri per ragazzi più venduti. Tutto inizia nel 2011 quando viene pubblicato negli Stati Uniti, in Italia arriva un pochino dopo,  nel 2012 nell’edizione di De Agostini. La saga viene, da alcuni, fatta rientrare nel genere di fantascienza distopica. Cosa significa distopia? Vi dò la definizione presa direttamente dal dizionario:

Utopia al contrario; situazione, condizione futura presentata e descritta come negativa, sgradevole e non auspicabile in alcun modo

Questa parola anticipa molto della storia, anche troppo. Siamo a Chicago, in un anno non meglio precisato. Le persone vivono suddivise in gruppi chiamati Fazioni, ognuna con caratteristiche peculiari, adibita a svolgere compiti specifici e prestabiliti.

Ci sono gli Abneganti, la loro caratteristica principale è l’essere altruisti, dediti al prossimo. Non accettano niente di superfluo e rifiutano qualsiasi forma di individualismo. Sono posti a capo del governo della città proprio perchè non c_Divergent_articolo2desiderano il potere, nell’ottica generale dovrebbe essere proprio questa loro caratteristica a garantire la miglire e più equa gestione della società. Si vestono di grigio, sono anonimi, gli uomini hanno i capelli tagliati corti tutti della stessa misura, le donne se li raccolgono in sobri chignon. Si guardano allo specchio il meno possibile perchè questo costiuirebbe una forma di vanità e narcisismo, qualcosa che gli Abneganti non possono accettare. Il loro simbolo sono delle mani che si intrecciano, sorreggendosi a vicenda. A questa Fazione appartiene Beatrice, la protagonista della saga.

I Candidi. Sono gli onesti, quelli che non accettano la falsità e l’inganno. Dicono sempre Tumblr_lyjq7pBlbH1rorhaao1_500la verità, che nella maggior parte dei casi è solo la loro versione di quella che credono essere l’unica verità. Sin da piccoli viene insegnato loro a non avere segreti, a dire semplicemente tutto quello che gli passa per la testa, senza filtri, senza pensare di poter sbagliare. Si vestono solo di bianco e nero, la loro caratteristica viene usata nella politica, dove sembra meglio essere sinceri e aperti, e nelle questioni legali. Il loro simbolo (ovviamente) è una bilancia. Cristina, colei che diventerà la migliore amica di Beatrice, proviene da questa Fazione.

I Pacifici sono la Fazione che rifiuta la violenza, le armi, la guerra, qualunque forma di c_Divergent_articolo13ostilità reciproca. Sono persone buone, semplici, si accontentano della vita tranquilla degli agricoltori. Con il loro lavoro nei capi al di fuori della recinzione che delimita la città, danno sostentamento a tutta la popolazione. Credono nell’amicizia e nell’amore reciproco per superare qualsiasi contrasto. Si vestono con colori sgargianti, sorpattutto di rosso e giallo. Sono liberi, suonano il banjo, cantano e ballano pieni di vita e serenità. Il loro simbolo è un rigoglioso albero.

Gli Eruditi sono i più colti, come ne suggerisce il nome. Dovrebbero essere anche i più intelligenti, ma è difficile relegare una caratterista come l’intelligenza a una ristretta cerchia di persone. Diciamo che loro credono nella formazione e nello studio come c_Divergent_articolo11fondamento per una classe politica e di governo giusta e preparata. Il loro simbolo è un occhio azzurro, dovrebbe rappresentare la ricerca e la conoscenza. Il loro compito è custodire tutte le conoscenze, e in quale luogo è possibile svolgerlo al meglio se non nelle biblioteche? Detengono un potere immenso, il sapere è un potere così grande da riempirli fino all’orlo, da farli scoppiare di egocentrismo e arroganza. Sono dottori, insegnanti, a volte scienziati, sono i responsabili della conservazione di tutti i documenti della città. I loro vestiti sono di colore blu.

Gli Intrepidi sono la Fazione adibita alla protezione della città. Sono forti, coraggiosi, c_Divergent_articolo12intrepidi, appunto. Sanno sparare con precisione, imparano le tecniche della lotta corpo a corpo, sono violenti, irruenti. Bevono, gridano, la loro pelle è una tela colma di tatuaggi, i loro visi sono disseminati di piercing. Si vestono di nero e il loro simbolo è una fiamma ardente. Per loro il più grande problema della società è la codardia, per questo sono sconsiderati e folli nella maggior parte delle loro azioni. Da questa Fazione proviene Quattro, un altro dei protagonisti.

Il motto della società in cui vivono Beatrice, Quattro, Cristina e tutti gli altri è: la Fazione prima del sangue. Ai ragazzi viene chiesto di scegliere la Fazione a cui appartenere per il resto della loro vita a quella che viene chiamata Cerimonia della Scelta. È proprio questo il primo evento fondamentale della saga Divergent. La Fazione prima del sangue, scegliere l’inclinazione personale invece della famiglia, della vita a cui si è abituati. Beatrice scelgie, ma non gli Abneganti, sceglie gli Intrepidi. Cristina sceglie, non i Candidi, ma divergentgli Intrepidi. Caleb, il fratello di Beatrice sceglie, non gli Abneganti, ma gli Eruditi. Inizia il loro viaggio nella nuova Fazione, con l’addestramento e le prove da affrontare per superare la difficile Iniziazione. Se falliscono saranno costretti a vivere per sempre ai margini della società come reietti, saranno per sempre degli Esclusi.

La vita nelle nuove Fazioni sarà difficile per tutti, le persone sono crideli e malvagie. Come Erik, uno dei capi degli Intrepidi, o come Jeanine Metthews la leader degli Eruditi, convinta che gli Abneganti abbiamo dei segreti, decisa a ribaltare il governo e ad assumerne il potere. Jeanine è ossessionata da coloro che non si conformano ad una sola Fazione, che portano dentro i segni delle caratteristiche diverse e peculiari di ogni Fazioni. I Divergenti. Crede che siano una minaccia per il sistema delle Fazioni e, di conseguenza, per tutto ciò in cui lei crede. Vuole eliminarli tutti. Quando Beatrice entra negli Intrepidi sceglie un nome nuovo: Tris. Si innamora del suo insegnate durante l’addestramento: Quattro, chiamato così perchè ha solo 4 paure da affrontare nello scenario delle paure cui si sottopongono gli Intrepidi.

A causa di un potente siero, Jeanine blocca tutti gli Intrepidi dentro quella che a loro sembra una simulazione, non diversa da quelle che sono abituati ad affrontare per allenarsi. Il suo scopo è sterminare gli Abneganti. Il siero però non funziona sui Divergenti. Tris e Quattro in qualche modo riescono a ribellarsi, devono fermare Jeanine…

InsurgentUna battaglia dopo l’altra, una scelta dopo l’altra porteranno Tris e Quattro ad affronatare altre ostilità. Si può vincere un tiranno, riconquistare una parvenza di tranquillità, ma siamo esseri umani. Inclini a commettere ciclicamente gli stessi sbagli. Alle porte della tranquilla residenza dei Pacifici, in cui si sono rifiugiati, l’aria inizia a farsi irrequieta. Altre persone premono per imporsi nella costruzione sociale di Chicago ormai al collasso. Le Fazioni sono state smantellate, i leader sono dispersi o morti. Ma qualcuno che ha sempre vissuto al margine di questa società rivendica la posizione che gli spetta di diritto. Gli Esclusi, guidati da Evelyn.

Allleanze improbabili vengono strette dai protagonisti, Tris si troverà ancora una volta a fare i conti con le sue perdite, il suo dolore e la sua divergenza. Una scomoda verità preme per venire a galla e Tris è decisa ad aprire gli occhi alla sua gente, anche usando le maniere forti se necessario…

AllegiantLa verità cambia tutto. Scoprire di aver vissuto una vita pianificata da altri è devastante. Scoprire di essere solo una minuscola parte di una entità gigantesca è terrificante. Chicago è solo una piccola città, non è il centro dell’universo. Fuori dalla recinzione, oltre i campi dei Pacifici c’è molto altro. Ci sono persone che aspettano i Divergenti, ne hanno bisogno. In un mondo devastato dalle guerre e dagli esperimenti genetici, scienziati al servizio del governo americano hanno creato degli esperimenti per cercare di riportare il DNA umano alla purezza originaria. Chicago è l’esperimento meglio riuscito fino ad ora.

Tris, Quattro, Cristina, Cara, Caleb e Peter escono. Vanno incontro ai loro “creatori” per sapere perchè…qual’è il senso di tutto. Ma anche qui, come in città, le persone sono persone. I segreti e la brama di potere sono ovunque. Anche in questo luogo, nel Dipartimento, saranno costretti a lottare, a sanguinare, ad uccidere, per affermare se stessi. Per gridare al mondo che è la libertà quello che conta.

Distopia…esattamente la parola che cercavo. La visione della Roth spaventa perchè risulta probabile. Ha costruito un tela densa di personaggi, di segreti e colpi di scena. Dev’essere stato difficile far quadrare tutto alla perfezione, il risultato finale però è molto buono. Una trilogia avvincente, che emoziona. Ogni personaggio spicca per qualità e difetti, ci sono molte perdite ma anche conquiste fondamentali che fanno crescere tutti i protagonisti. C’è una cosa che però non ho apprezzato: Allegiant. Tutto il libro in realtà. Il fatto che sia a due voci: Tris e Tobias (alias Quattro). Il suo finale, che ovviamente non svelo. Per come la vedo io il libro è finito con il capitolo 50, ce ne sono molti altri dopo. Non avevo più voglia di finirlo perchè non mi interessava più la storia, non volevo sapere che fine avrebbero fatto tutti. Questa mi sembra una cosa terribile per un libro e credo non serva aggiungere altro.

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Chi è Ant-man?

Alzi la mano chi non ha, nel favoloso universo Marvel, un supereroe preferito! Spero non ci siamo delle mani alzate. Davvero, è impossibile non amarne almeno uno. Il mio, per esempio, non è esattamente un supereroe…Super è super, niente da dire, è sull’eroe che ogni tanto ho dei dubbi. Diciamo solo che a volte non si capisce bene da che parte sta. È Loki, lo adoro. Il Dio dell’inganno nella mitologia scandinava o nordica.Ant-man Questa però è un’altra storia…C’è invece un eroe che forse è poco conosciuto, almeno fino a qualche tempo fa quando si è sparsa la voce dell’imminente film in uscita su di lui: ANT-MAN!

È una delle prime creazioni di Stan Lee e Jack Kirby. Fa il suo ingresso nell’universo della Marvel Comics nel lontano 1962 sul fumetto Tales of Astonishing. Quest’estate Peyton Reed (noto regista di commedie come Yes man e Ti odio, ti lascio, ti…) l’ha portato sul grande schermo facendolo così conoscere al mondo intero e non solo agli appassionati di fumetti.

imagesCi sono varie generazioni di Ant-Man. Il primo, il creatore, è il dottor Henry “Hank” Pym, che ovviamente troviamo anche nel film ed è qui impersonato dal maestro Michael Douglas. Il dottor Pym era uno scienziato, chimico e biologo, aveva inventato quelle che poi vennero conosciute con il nome di “Particelle Pym”: molecole in grado di ridurre le dimensioni di materiale biologico, compresi gli esseri umani, alle dimensioni di una formica. Per non far cadere la formula delle Particelle nelle mani del KGB, il dottor Pym indossa la speciale tuta che contraddistingue Ant-Man e gli permette di rimpicciolire e di tornare alle dimensioni normali. Con il rinforzo di un esercito di formiche, che riesce a controllare attraverso un altro apposito congegno di sua invenzione, Pym combatte i nemici del KGB e scongiura il rischio che la formula cada nelle mani sbagliate. Da qui inizia a combattere il crimine con la sua speciale tuta e l’elemetto. Nella crociata contro la criminalità sarà aiutato da sua moglie, Janet Van Dyne, che diventerà poi Wasp.

Hank però ha un altro ruolo fondamentale nell’universo Marvel. È uno dei fondatori degli Avengers, insieme ad Iron-Man, Hulk, Capitan America e Wasp. Esatto. Questo scienziato che si riduce alle dimensioni di un insetto è un Avengers.

Il secondo Ant-Man è Scott Lang, il protagonista del film uscito qualche giorno fa. Sul grande schermo la tuta viene indossata da Paul Rudd, un’altra nota faccia della commedia americana. La storia di Scott è abbastanza travagliata e dal film tutto questo non traspare, anzi, viene descritto come una sorta di Robin Hood dei giorni nostri che interferisce nel sistema della grande impresa in cui era impiegato, sospettata di rubare ingenti quantità di denaro agli ignari clienti. Scott trasferirisce i fondi rubati ai legittimi proprietari e viene arrestato, dovendo poi scontare 3 anni in carcere. 1436342671_ant_man_art_a_lLa Marvel l’aveva invece inquadrato diversamente. Ex ingegnere elettronico, con una figlioletta malata al cuore. Lo stipendio che percepiva non gli permetteva di sostenere la famiglia così si diede ai furti. Dopo aver scontato qualche anno in prigione, dove comunque continuò a studiare elettronica, Scott trova impiego alle Stark Industries. Le condizioni di salute della piccola Cassie però peggiorano e Scott decide di introdursi nell’abitazione di Pym e rubare la tuta di Ant-Man. Qualunque, sia tra le due, la storia che preferite, in ogni caso Scott Lang è Ant-Man II.

Ce ne sarebbe un terzo, Eric O’Grady (apparso per la prima volta nel 2006). Era un semplice agente dello S.H.I.L.D. adibito alla sorveglianza di un laboratorio in cui operava Henry Pym. Magari potete immaginare cosa succede dopo.

antman-paul-rudd-jpgQuesto in linea generale il quadro di una delle prime creazioni di Stan Lee. E il film? Bè, il film è divertente, e non poteva essere altrimenti visto e considerato il protagonista. Paul Rudd esce da commedie di successo come 2 Young 4 Me o A cena con un cretino. Il suo genere è decisamente quello del “far sorridere” e anche con Ant-Men va alla grande, soprattutto grazie alla sua espressività ironica.

Dall’altra parte c’è una colonna portante come Michael Douglas che non ha bisogno di31232120,34094431,highRes,01K+11_71-86783220_ori tante presentazioni. Serio e spassoso all’occorrenza, il personaggio di Pym non è molto stabile, di conseguenza anche Douglas ha alti e bassi che ne scandiscono la recitazione. Ha una presenza scenica che tende ad oscurare gli altri, ma che ci vogliamo fare? Non possiamo mica fargliene una colpa.

327158-antman-villainL’antagonista è Corey Stoll, alias Darren Cross o Yellowjacket. Scienziato, “cresciuto” professionalmente dallo stesso Pym, che riesce a ricreare le Particelle Pym e a costruire una tuta ispirata al calabrone. La sua intenzione è BF-05991_R.JPGvendere il prototipo all’Hydra, ma Hank non intende permetterglielo. Insieme a sua figlia, Hope Van Dyne (Evangeline Lilly), e Scott farà di tutto per evitare questo possibile disastro. Stoll come villain non mi è sembrato tanto credibile: tra l’ossessione per le Particelle, il senso di abbandono che prova nei confronti del suo mentore e una evidente istabilità mentale, poteva essere più convincente. Le basi per un ottimo cattivo c’erano tutte.

La pellicola è spensierata e leggera, ci sono diverse scene esilaranti (alcune si possono vedere anche nel trailer, tipo quella del trenino giocattolo!) e la trama di base è semplice ma ben strutturata. Come in molti altri film targati Marvel gli effetti speciali semplicemente “spaccano”! Pensandoci su forse era meglio averlo visto in 3D! Alla fine della proiezione mi sono trovata a rivalutare il ruolo delle formiche nell’universo, saranno anche piccole, ma ragazzi…fanno delle cose incredibili! Super consigliato agli appassionati Marvel e non solo!

Un consiglio: quando il film finisce e iniziano i titoli di coda, restate seduti, ci sarà una piccola sorpresa. E quando anche questa piccola sorpresa sarà terminata e vi state per alzare, restare ancora seduti. Ci sarà una seconda piccola sorpresa! IO ADORO LA MARVEL!

Hummus – crema di ceci e sesamo

L’hummus è una deliziosa crema a base di ceci e pasta di sesamo (tahina) molto diffusa nei Paesi mediorientali. Ne esistono molteplici versioni a seconda del luogo in cui viene preparato. La versione classica prevede ceci e sesamo, ovviamente, limone, aglio e cumino. È una crema ricca di proteine e ferro. Oltre ad essere molto nutriente è anche versatile: la si può spalmare sul pane, oppure usare per intingere le verdure del pinzimonio, la potete mangiare come spuntino oppure come antipasto.

Ingredienti:

  • 400 gr di ceci lessati (oppure secchi, in questo caso però dovrete lasciarli in bagno per almeno 24h e poi farli lessare)
  • 1 spicchio d’aglio
  • semi di cumino q.b. (ancora meglio sarebbe il cumino in polvere)
  • succo di limone q.b.
  • pasta di sesamo – tahina (orami la si trova in qualunque supermercato)
  • sale, pepe
  • acqua calda
  • paprica o peperoncino, prezzemolo per guarnireHummus 4

Tempo di preparazione: 20 minuti circa

Hummus 1Risciacquate i ceci, solitamente quelli già pronti dentro le lattine formano una schiumetta che è sempre meglio lavare via. Sporcate una padella con dell’olio d’oliva e mettete a rosolare l’aglio schiacciato e i semi di cumino.Hummus 2 Quando l’aglio sarà appena rosolato versate nella padella anche i ceci, salate e pepate a piacere. Fate andare a fuoco basso per qualche minuto, mescolando in modo da insaporire bene i ceci.

Hummus 3In un mixer versate i ceci, l’aglio e tutto il contenuto della padella. Spremete qualche goccia di limone (non esagerate) e mettete qualche cucchio da cucina di pasta di sesamo (2/3). Azionate i mixer. A filo aggiungete un bicchiere d’acqua calda. Se serve aggiungetene ancora finchè non otterete una crema corposa, ma morbida.

Hummus 5Fate raffreddare e al momento di servire guarnite con delle foglioline di prezzemolo fresco, della paprica o del peperoncino. Grigliate delle fette di pane, tipo pugliese, ed ecco fatto, tutto pronto per gustare l’hummus!

BUON HUMMUS A TUTTI!

Trainspotting – IL LIBRO

Grazie a Dio esiste Irvine Welsh!

Trainspotting è il suo primo romanzo, era il lontano 1993, da allora ha collezionato un successo dopo l’altro. Di sicuro è stato un debutto allucinante! Anni fa ho visto l’omonimo film girato da Danny Boyle e non riuscivo a capire…ero abbastanza confusa e credo di aver deciso, alla fine, che non mi era piaciuto per niente. Oggi posso ammettere con me stessa di aver commesso un grosso, enorme, ed ingenuo errore! Quindi, dopo aver finito il libro, prenderò il DVD che si trova nella stanza accanto, mi metterò comoda sul divano con il gatto e lo rivedrò consapevole di essere davanti a qualcosa di irripetibile.

Welsh è scozzese e Trainspotting è giustamente ambientato nella capitale della Scozia. Quella che abbiamo davanti agli occhi è l’Edimburgo di fine anni ottana. Una città che, come molte altre, si divide in più parti: c’è la vita agiata e relativamente tranquilla del centro e dei quartieri alti, poi ci sono i sobborghi come Leith, dove vive il gruppo di tossicodipendenti protagonista di queste pagine. Un capitolo alla volta entriamo nella mente bruciata e allucinata di persone che, al tempo, non erano nemmeno trentenni, in alcuni casi nemmeno venticinquenni. Le loro vite consumate dall’eroina, dalle anfetamine, dall’alcol e da qualunque altra droga potesse colmare il buco dentro al loro petto. Tra sballi e periodi di pulizia del sangue, queste persone sono un ritratto crudo e sincero di una generazione che non si ritiene parte di niente, che snobba la società perchè non si conforma, che piuttosto di combinare qualcosa (qualsiasi cosa) per cercare di capovolgere la propria situazione personale, si buca o beve o fa a botte o deruba i turisti.

La trama è confusionale, o forse semplicemente non c’è una trama. Welsh scrive come se stesse parlando, anzi, come se Renton o Sick Boy o Spud o qualche altro, stesse parlando. Nei periodi di lucidità si segue il filo del discorso e si riesce a capire bene o male cos’è successo prima di quel momento. Nei periodi immersi dentro la droga o l’alcol, invece, tutto diventa un agglomerato confuso e incomprensibile. Tra parolacce e atti di violenza si entra nei pub o nelle case popolari in cui questi tizi si bucano e si sballano fino a cadere in uno stato catatonico quasi impenetrabile.

Ecco cosa pensa uno di loro, Rents, dell’eroina (tanto per dare un’idea):

“Cazzo, sai che veramente non lo so, Tom. Ti fa sembrare più vere le cose. La vita è una rottura di palle, non ti dà mai un cazzo. Partiamo tutti pieni di belle speranze, che poi ci restano in canna. Ci rendiamo conto che tanto dobbiamo morire, magari senza riuscire a trovare le risposte che contano veramente. Ci facciamo venire un sacco di idee del cazzo, tanti modi diversi di vedere la realtà della nostra vita, ma senza mai veramente capire un cazzo delle cose che contano, delle cose importanti. Insomma, campiamo troppo poco, la vita è una delusione; e poi moriamo. Ce la riempiamo di merda la vita: la carriera, i rapporti e roba del genere, per illuderci che magari non è tutto inutile. L’eroina è una droga onesta, perchè toglie di mezzo tutte le illusioni. Con l’ero, se stai bene ti senti immortale. Se stai male ti senti ancora più di merda, ma è merda che c’era già da prima. È l’unica droga veramente onesta. Non perdi mai la conoscenza. Ti dà una botta e basta, ti fa star bene. Poi dopo vedi quanto fa schifo il mondo così com’è e non ci puoi più fare un cazzo, non ti funziona più l’anestesia”.

A volte è davvero duro da leggere, in più di un’occasione mi sono ritrovata arrabbiata contro lo strafatto di turno che sembra vivere in una dimensione parallela completamente staccato dalla realtà. Senza valori, senza una morale anche solo decente. Sono persone lasciate a sè stesse, ma per loro scelta. Nessuno le costringe a vivere così e infatti cercano sempre di ripulirsi e uscire da quella merda. Tra morti per overdose, per HIV, per tragici quanto assurdi incidenti, ognuno di loro tira mentalmente le somme di un’esistenza al limite, quasi sprecata.

Io sono nata a fine anni ottanta, non ho visto – per fortuna – quel periodo, ma so che c’è stato. Non occorre vivere a Edimburgo o Londra o in qualsiasi altra capitale per sapere che quelli sono stati anni distruttivi. Anche qui dove sono io, di quella generazione sono rimasti pochi piccoli individui annichiliti e annoiati. Noi li chiamiamo highlander.

Se avete letto Trainspotting e vi ha sconvolto o disgustato, dategli una seconda occasione, non vi deluderà. Se non lo avete mai letto, andate in biblioteca o in libreria o dove vi pare e prendetelo. È un libro che va letto perchè è talmente reale che pare di avere davanti quella vita e quella gente. Sono tutti lì in fila per essere guardati, non credo vogliano essere compresi, io credo non vogliano niente. Sono semplicemente persi.

“La società s’inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io so benissimo come stanno le cose, so che morirò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera eccetera, e decido di usarla lo stesso, l’eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perchè lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini in televisione, a distruggerti il cervello e l’anima, a riempirti la pancia di schifezze che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita.

Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo…”

E con questo, chiudo.

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Tagliata di tonno marinata con lime e menta

Okay, questa è facile facile facile, ma ragazzi…farete un figurone! Ci vogliono pochi ingredienti e pochissimo tempo!

Ingredienti:

  • Filetto di tonno
  • Lime
  • Menta fresca
  • sale e pepe

Tempo di preparazione: 10 min + 5 min circa di cottura

La prima cosa da fare è andare in pescheria, incrociare le dita e sperare di trovare qualche splendido filetto di tonno. Di quelli belli rossi, freschi e succosi. La quantità dipende tutta da quanti siete a cena, da quanto grossi sono i filetti e dal menù in sè, ovvero, se fate antipasti, primi e come secondo la tagliata di tonno potete anche considerare mezzo filetto a testa, altrimenti vedete voi!

Prendete un lime e tagliate metà scorza, fate attenzione a non tagliare troppo la parte bianca. Fatelo a pezzettini o a striscioline. Lavate le foglioline di menta freschissima e in tonno 1una teglia versate un filo d’olio, mettete qualche pezzettino di scorza di lime, della menta, del sale e del pepe. Adagiate il filetto di tonno e cospargete di nuovo con della menta, del lime, del sale e del pepe. Spremete il lime sopra al filetto, diciamo che ci vuole il succo di mezzo lime circa. Lasciate riposare il tonno per 5/10 minuti, non di più altrimenti il succo di limone lo cucinerà. Rigirate il filetto almeno una volta.

Scaldate una piastra e quando sarà calda mettete il filetto di tonno a rosolare. La tonno 2cottura dipende molto da quanto spesso è il filetto, per una fetta di medie dimensioni la cottura sarà di massimo 2 minuti per lato. La tagliata di tonno è ottima se al centro la carne è ancora cruda e succosa. Questo è uno dei motivi per i quali è necessario prendere del tonno freschissimo.

Potete accompagnarlo con della semplice insata mista o con un contorno non troppo saporito, così potrete gustare completamente il sapore del tonno. Uh, che fame!

tonno 1BUONA TAGLIATA DI TONNO A TUTTI!

Riso rosso di camargue con zucchine e mazzancolle

Non avevo mai mangiato, nè preparato, il riso rosso. L’ho visto tra gli scaffali del supermercato e l’ho accostato immediatamente alle mazzancolle! Non conoscendo il prodotto ho curiosato un po’ e ho trovato un articolo interessante sul corriere.it (riso rosso anti-colesterelo non per tutti). In parica si tratta di comune riso fermentato ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso, che appunto gli conferisce il caratteristico colore rosso acceso. Per alcuni ha alte proprietà ipolipidemizzanti, secondo invece studi recenti non sarebbe proprio da utilizzare in massa per combattere il colesterolo. In ogni caso, a parte queste ricerche e scoperte, noi non ne abuseremo, giusto?

Bando alle ciance e vediamo la ricetta, perchè vi assicuro che è una vera delizia e a parte tutto si tratta di riso, quindi fa bene ed è altamente digeribile!

Ingredienti (dosi per 3 persone):

  • Riso rosso di camargue (io ho preso il riso Gallo, al supermercato comunque ne troverete di varie marche, scegliete voi quella che preferite. Se prendete il Gallo, ignorate completamente i tempi di cottura che hanno scritto sulla confezione: sono ASSOLUTAMENTE sbagliati!). Le dosi…eh, ognuno ha il suo metodo. Per me vale sempre la regola di una tazzina di caffè a persona più “una per la pentola” 😉
  • Mazzancolle o gamberoni, dipende sempre da cosa si trova quel giorno al banco del pesce. Anche qui per le dosi dipende, andate ad occhio. Io mi sono fatta dare un paio di manciate
  • 3 zucchine
  • 1/2 cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale, pepe
  • prezzemolo

Tempo di preparazione: 15 min + 1 h per la cottura

Risciaquate le mazzancolle e mettetele da parte. Nel frattempo mettete a bollire dell’acqua per lessarle. Finchè aspettate, in una padella capiente, preparate un soffrittoAdobePhotoshopExpress_dfd83c4206d1490cb21f13241374d1f4 con la cipolla e l’aglio e un filo d’olio. Quando la cipolla sarà dorata mettete le zucchine tagliate a quartini di rondelle sottili, salate e pepate a piacere, spolverate quindi con del prezzemolo tritato per dare un po’ di profumo. Quando l’acqua bolle salate senza esagerare e buttate le mazzancolle. Non devono cucinare molto quindi lasciatele AdobePhotoshopExpress_5557ad1dee4b4992a59996e2ca86f152appena un paio di minuti. Di solito io prendo le mazzancolle di colore grigio, quando cuociono diventano del classico color arancione, ma ne esistono altre qualità, prendete qualle che più vi ispirano o che sono più fresche.

Quando sono trascorsi due minuti togliete le mazzancolle dall’acqua senza scolarle, l’acqua di cottura ci servirà per cuocere il riso. Dovrete quindi curarle, togliendo la testa e il carapace. AdobePhotoshopExpress_9857058d75bd43fe87071c14a622f668Nel frattempo le zucchine saranno cotte, buttate il riso e mescolando ammalgamate bene gli ingredienti nella padella. Aggiungete quindi qualche AdobePhotoshopExpress_b20316632bbf427689e25840452d74ccmestolo dell’acqua di cottura delle mazzancolle fino a ricoprire tutto il riso. A questo punto non resta che attendere, ci vogliono di media 40/45 minuti per la cottura, ovviamente mescolate di tanto in tanto e aggiungete l’acqua di cottura quando serve. Assaggiate e aggiustate di sale e pepe se serve.

Quando mancano 5/10 minuti aggiungete anche le mazzancolle. Fate ridurre tutta l’acqua ed ecco fatto…il risotto è pronto!

AdobePhotoshopExpress_14711a9511d046f1a3ff732ca1dca330BUON RISO ROSSO A TUTTI!

Involtini di peperoni

Quando penso a qualcosa di sfizioso e goloso mi vengono in mente i peperoni e la pancetta croccante! Di solito questi involtini li si prepara per dei buffet o come antipastino, io li mangerei anche come piatto principale, sono troppo golosi!

Ingredienti (le dosi sono indicative per 4 persone) – Tempo di cottura: 40/45 minuti – Tempo di preparazione: 40 minuti – Forno preriscaldato a 170°:

  • 5 peperoni medi
  • mozzarella per pizza (quella solida e asciutta, per capirci)
  • pan grattato q.b.
  • origano
  • pancetta arrotolata q.b.
  • sale e pepe
  • dei sacchetti di carta

Accendete il forno in modalità grill. Riponete i peperoni su una leccarda di forno rivestita da carta forno. La superficie dei peperoni dovrà quasi bruciarsi, quando vedete che un lato sta annerendo, girateli e fate la stessa operazione per tutti i lati. Quando avete finito togliete i peperoni dal forno e riponeteli dentro dei sacchetti di carta, comepeperoni 1 quelli per il pane. Chiudete e attendete una decina di minuti. Questa operazione serve per far staccare la “pelle del peperone”, prima la si brucia e poi dentro al sacchetto di carta, il vapore la stacca dalla polpa. Più o meno dovreste ottenere una cosa così →

Ponete i peperoni su un tagliere, mettetevi vicino a un lavandino perchè quando li aprirete saranno pieni d’acqua e scotteranno un sacco. Armatevi di pazienza e staccate la buccia con le dita. Se l’operazione precedente è stata fatta bene, non sarà peperoni 2difficile. Non vi preoccupate se qualcosa resta attaccato, che io sappia non si è mai strozzato nessuno per un po’ di buccia residua. Cercate di eliminare tutti i semini, tagliate i peperoni in striscie e metteteli da parte.

Tagliate la mozzarella a listarelle abbastanza sottili. In una ciotola mescolate del pan peperoni 3grattato, del sale, del pepe e origano. Prendete una teglia da forno e cospargetela con un pochino d’olio. Bene…inizia la preparazione dell’involtino!

peperoni 4Prendete un pezzo di peperone, al centro mettete una fettina di mozzarella e cospargete con un po’ di pan grattato, arrotolate e mettete l’involtino al centro di una fetta di pancetta. Mettete il bocconcino nella teglia. Ripetete finchè non finite i peperoni.

peperoni 6Prima di infornare cospargete i peperoni con un pochino di pan grattato e infornate a 170° (forno statico per circa 40 minuti). Controllate di tanto in tanto, la pancetta dev’essere bella croccante!

Lasciateli raffreddare un pochino, non troppo, sono buoni caldi!

peperoni 7BUONI INVOLTINI A TUTTI!

Il bambino ombra

Carl-Johan Vallgren, classe 1964, è un musicista e scrittore svedese. Dopo aver letto Il bambino ombra, affascinata dal suo modo di scrivere e dall’atmosfera che è riuscito ad evocare, ho cercato informazioni su di lui, con pessimi risultati. C’è un sito internet (vallgren.nu) in svedese, tranne alcune parti, se lo capite forse vi sarà più utile di quanto lo sia stato per me. Comunque, dalla biografia stampata sul libro vi posso dire questo: è tra i più noti ed apprezzati autori svedesi, nel 2002 ha vinto il premio August Prize per il romanzo Storia di un amore straordinario. Nel 2013 pubblica Il bambino ombra, edito in Italia da Marsilio Editori (2015), lavoro con il quale si è definitivamente affacciato sul panorama editoriale internazionale. Attualmente vive a Stoccolma con la moglie e tre figli.

Il bambino ombra è un romanzo che ho scelto, per così dire, dalla copertina. L’interesse verso i romanzi svedesi ce l’ho, più o meno, da quando ho letto Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson. Sono autori con una innata capacità a scrivere thriller, descrivono fatti e situazioni in modo crudo e realistico, un atteggiamento perfetto per romanzi del genere. Non so da cosa dipenda, forse dal clima e dalle temperature gelide della loro terra, oppure dall’atmosfera a tratti buia, non lo so! Fatto sta che in questa branca sono eccelenti! Vallgren, chiaramente, non fa ecezzione.

Sotoccolma, 1970. È estate, ci sono i mondiali di calcio in Messico. Un uomo con i suoi due bambini, Kristoffer e Joel, si affretta per prendere il treno e tornare a casa. Joel è molto piccolo, dorme nel passegino, Kristoffer è più grande e passeggia vicino al papà aggrappato al passeggino del fratello. Devono prendere l’ascensore per arrivare al binario, ma Kristoffer fa i capricci: vuole salire a piedi. Lui non può con il passeggino e Kristoffer è troppo piccolo per andare da solo. No, non se ne parla. Una signora gentile sulla cinquantina, con un foulard, un vestito di cotone a fiori e un paio di stivali di gomma, è proprio vicino a loro mentre le porte dell’ascensore si aprono. Si offre di accompagnare Kristoffer per le scale, lo avrebbe tenuto per mano finchè non fosse arrivato papà. Il treno sta arrivando, si sente il rimbombo del suo passaggio sulle rotaie. Eh va bene, Kristoffer prende la signora gentile per mano. Le porte dell’ascensore si chiudono e il padre dei due bambini inizia a rimpiangere le tre pinte al doppio malto bevute poco fa. Arriva al binario e Kristoffer non c’è. Il piccolo non c’è più.

Si passa direttamente al maggio del 2012 e conosciamo Danny Katz, un ex tossicodipendente, un ex traduttore e programmatore di software alla Difesa, ha un talento innato per imparare e comprendere le lingue. Molti anni prima, prima di tutti i casini che lo hanno portato dov’è adesso, aveva conosciuto Joel Klingberg. Il piccolo Joel. Erano tra i pochi eletti scelti per un programma di addestramento speciale, proprio per la loro caratterista peculiare. Joel scompare nel nulla, inutile dire cosa rievoca la sua sparizione. Ma nel 2012 ormai la famiglia Klingberg è sfatta, rimane solo lui e il nonno Gustav, il patriarca di un’immensa fortuna. I genitori sono morti molti anni prima, quando Joel era un adolescente. Suicidio, dicevano. Non sopportavano più la perdida di quel bambino che nell’estate del 1970 sparì insieme ad una sconosciuta. Joel è cresciuto all’ombra di un fratello scomparso e del dolore che attanagliava e spaccava la famiglia. La moglie di Joel si rivolge proprio a Katz in nome della vecchia amicizia che lo legava al marito: l’unico di cui si poteva fidare, diceva sempre.

Katz accetta probabilmente proprio in nome di quella vecchia amicizia. Per trovare Joel dovrà scavare a fondo nella storia della famiglia Klingberg, addentrarsi sino all’origine della loro fortuna e, inevitabilmente, dovrà rivangare il passato sulla scomparsa del piccolo Kristoffer e sulla morte dei genitori dei due bambini.

Quando ho terminato il libro c’era una domanda che continuavo a pormi e ancora non ho trovato una risposta: quale dei due è il bambino ombra? Kristoffer perchè è effettivamente sparito nel nulla lasciandosi dietro un’ombra, o Joel che per tutta la vita è stato solo il sopravvissuto, quello che è rimasto mentre suo fratello maggiore è sempre stato un ammasso di possibilità inespresse. Joel che ha vissuto all’ombra del fratello. Kristoffer che è stato solo un ombra nella vita della famiglia Klingberg. Forse sono entrambi dei bambini ombra.

Questo dovrebbere essere il primo di una serie di romanzi aventi come protagonista Danny Katz. Lo spero, perchè se è così sarò tra i primi a leggerli!

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Mr Cinquanta sfumature

Ebbene si, alla fine ci sono arrivata anch’io. Ho solo qualche anno di ritardo, cosa sarà mai? L’impianto mediatico costruito intorno a questa trilogia mi confondeva. Chi ne parlava come di un incredibile storia erotica, con picchi sadomaso e boundage. Chi, completamente rapita/o dal fascino di Mr Grey la definiva un’intesa e struggevole storia d’amore. Mentre per me restava un libro che forse un giorno avrei letto, non perchè “me la tiro” e vado controcorrente, non perchè i libri erotici mi intimidiscono, solo perchè, di solito, leggo cose di tutt’altro genere e questo – la sotria d’amore e sesso – mi interessa poco.

Potrei elencarvi i motivi per cui alla fine ho ceduto, ma non voglio annoiare nessuno e poi sinceramente, a chi interessa? Alla fine Cinquanta sfumature di grigo è passato tra le mie mani e ora sono qui a scrivere la mia personale recensione, il mio punto di vista su questo fenomeno che è stato sulla bocca di tutti, in tutto il mondo. Dev’essere una soddisfazione immane per l’autrice, E.L. James (pseudonimo di Erika Leonard). Cavoli, in 10 settimane ha venduto 20 milioni di copie ed è stato tradotto in 37 Paesi! Così scriveva Panorama (archivio.panorama.it), era il 2012.

Amazon ha annunciato il sorpasso: Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James sta vendendo il doppio di Harry Potter, guadagnando così lo scettro di opera più venduta dell’ultimo decennio tramite la libreria più grande del mondo, un primato che finora era appannaggio proprio del maghetto di Hogwarts con Harry Potter e i doni della morte.

Se questo non è un fenomeno virale di cui andare fieri…! Ovviamente una grossa parte di merito, per il ritrovato e rinnovato interesse, va alla propaganda del film tratto proprio dal primo episodio. Ci hanno investito talmente tanto tempo e denaro che alla fine hanno convinto il subconscio delle persone ad andarlo a vedere. Con geni della pubblicità e delle pubbliche relazioni così, non resta altro che inchinarsi. Chapeau.

La trama la conosciamo tutti, credo. Da una parte o dall’altra la si deve pure aver sentita. La nostra fragile e ironica protagonista si chiama Anastasia Steele. Il seducente, pericoloso e terribilmente figo protagonista maschile si chiama Cristian Grey.

Anastasia, Ana per gli amici, che dire di lei? Inzialmente non mi piaceva. Però devo essere sincera: le protagoniste che appaiono imbranate e terribilmente fragili all’inizio e che, ad un certo punto della narrazione, non si sa esattamente come, si rivelano belle, sexy, intriganti e coraggiose, mi lasciano sempre un pochino delusa. Preferirei vederle per come sono, almeno in linea generale, sin dall’inizio. L’intelligenza, l’ironia, la fragilità morale, il coraggio…sono tutti elementi che definiscono la persona e permettono di entrare un poco alla volta nella sua testa. Oppure, in alternativa, ci si trova davanti alla persona fragile che però sboccia, s’indurisce e diventa più spavalda perchè nel corso della storia qualcosa cambia. Altrimenti mi confondo, no?

Ana è intelligente e spiritosa. ha poca stima di sè ma insomma questo può anche starci. Maturerà. È vergine. Questo credo sia un elemento cruciale per l’evoluzione della storia. Sappiamo tutti che Mr Cinquanta sfumature ha delle abitudini sessuali non proprio ordinarie, Ana comunque, nonstante la sua inesperienza sul campo, è molto avventurosa e si lascia trascinare in un profondo abisso di oscurità, erotismo e fiducia che un po’ affascina.

Cristian, Mr Grey, ecco lui viene descritto da Ana come una sorta di Adone, un dio tanto bello quanto oscuro. Un stra, imper, super miliardario dagli occhi grigi. Ora è un uomo di successo, è elegante, seducente, intelligente e ironico (a volte). Ha qualche problemino, tipo un disturbo da personalità multima, un’infanzia di abusi e un’adolescenza che dire strana sarebbe un eufemismo. A poco a poco scopriamo qualcosina di lui che ce lo rende sempre più simpatico e mentalmente tifiamo per lui, anche se è un maniaco del controllo e gode nell’infliggere dolore alle sue Sottomesse.

La storia è una storia d’amore. Non saprei come altro chiamarla. Ana si innamora di Cristian, Cristian si innamora di Ana. Le scene di sesso sono tante – tante – e sono descritte con dettagliatissimi particolari, quindi sì è un libro che si etichetta come “erotico”. Quanto odio le etichette!

Tutto sommato devo dire che mi è piaciuto. È un romanzo leggero, spiritoso e divertente, in alcuni punti ho davvero sorriso! Non ci si deve soffermare troppo a pensare mentre lo si legge. Sono due giovani un po’ bizzarri che si innamorano, tutto qui! Allora come mai tutto questo casino? Come mai tutte queste copie vendute? Come mai non si è parlato d’altro per mesi e in più di una parte del mondo si è gridato allo scandalo?

Le spiegazioni che ho trovato io sono semplici, ora ve le elenco:

  1. ETICHETTE. “Erotico”.
  2. Nella casa editrice di E.L. James ci sono persone che sanno fare il loro lavoro. E lo fanno davvero bene. Hanno creato CURIOSITÀ e ASPETTATIVA, quando l’attenzione era ormai alle stelle, hanno sganciato la bomba.

A portata di mano ho Cinquanta sfumature di nero. Ho letto i primi capitoli…vedremo come andrà a finire!AdobePhotoshopExpress_67e9a0a524bb43bc9422da20d274d90e