La 25°ora – Il libro

Tu cosa faresti nel tuo ultimo giorno di libertà? Quali sarebbero le tue priorità, la prima cosa che faresti, quella che sembra essere la più importante di tutte? Se la mattina seguente dovessi salire su un autobus diretto in una prigione di Stato…Se per quella manciata di ore che ancora ti separano dall’inevitabile sei consapevole che per sette anni ogni singola cosa che vedi ora non la vedrai più…Se per questo tempo illusorio macerassi l’idea che la tua donna ti ha venduto…Se…

Di una cosa sono certa, quelle sarebbero le peggiori ore della tua vita.

Montgomery Brogan ha ventisette anni e una vita anche fin troppo eccitante. Quando gira per le strade di New York nel suo cappotto di cammello con Doyle al guinzaglio, la gente lo guarda. Non perchè è famoso…no, non per questo. Di certo è un ragazzo avvenente: folti capelli scuri, naso fino, occhi di un verde disarmante. Tuttatavia il motivo per il quale Monty attira l’attenzione della gente è un altro. È uno spacciatore, tanto per dirla semplice, ha iniziato vendendo marijuana ai ragazzi bene della scuola bene che frequentava e da cui è stato buttato fuori. Ancora prima che i suoi fedeli amici prendessero il diploma, Monty possedeva già il suo bel appartamento e aveva le tasche gonfie di quattrini. Voleva continuare quella vita solo per altri sei mesi, poi avrebbe chiesto al suo amico Frank Slattery di aiutarlo a investire tutti quei soldi, insomma avrebbe smesso.

Monty è giovane, bello, intelligente, pieno di soldi e con una ragazza fantastica, Naturelle. Il problema è che alla fine ha esagerato, ha peccato di avidità e dopo aver tirato la corda decisamente troppo a lungo, è stato beccato dalla DEA. Sono arrivati una mattina presto al suo appartamento, Naturelle li ha fatti entrare. Quei tre tizi erano completamente a loro agio, quello che sembrava il capo si è accomodato sul divano, mentre gli altri due girovagavano per l’appartamento col naso all’insù come due turisti al museo. Sapevano esattamente dove cercare…Qualcuno aveva venduto Monty.

Arresto, processo, cauzione, il bar del padre come pegno, condanna: sette anni rinchiuso nella prigione di Otisville, una delle peggiori. Montgomery è un bel ragazzo, lì dentro non durerà per sette anni.

Cosa farà Monty nel suo ultimo giorno di libertà? In genere, quando un amico parte per un viaggio lungo, gli si fa una festa d’addio. Di sicuro quella data in onore di Monty sarà la festa più triste e macabra di sempre. Tutti sanno che probabilmente il bel ragazzo non uscirà da Ottisville e che, anche se ne dovesse uscire, tutto sarà diverso: non ci saranno più Monty e Naturelle, la quale sicuramente non lo aspetterà per sette anni, difficilmente ci sarà ancora il trio delle superiori, Monty, Slattery e il buon vecchio Jacob Elinsky, il professore impacciato con pensieri proibiti verso le sue studentesse diciasettenni.

La vita cambia troppo drasticamente in sette anni e se già adesso i tre amici hanno preso strade diverse, di sicuro quando Monty uscirà, le cose che avevano in comune saranno praticamente nulle.

Un romanzo che si snoda tra momenti presenti e momenti passati, come un nostalgico flash back che avvolge i protagonisti. Ognuno ricorda qualcosa di bello o qualcosa di tragico che sarebbe meglio scordare, su Monty e sulle loro vite passate. È strano sapere che il tuo migliore amico, il tuo fidanzato, tuo figlio, sparirà dalla circolazione per sette lunghi anni. Sembra quasi impossibile da credere.

David Benioff ci aiuta in questa impresa così difficile e angosciante. La 25°ora è il suo romanzo d’esordio e sarà anche lo sceneggiatore dell’omimo film – che consiglio vivamente! – interpretato da un favoloso Edward Norton e diretto da Spike Lee (2002). La cariera di Benioff come sceneggiatore è forse più produttiva di quella di scrittore (tre romanzi pubblicati in totale). All’attivo ha collaborazioni come: Troy, Il cacciatore di acquiloni e X-Man le origini – Wilverine. Per il piccolo schermo invece ha collaborato a Il Trono di Spade e C’è sempre il sole a Philadelphia.

A conti fatti gli ingredenti per un romanzo avvicente e soprattutto molto umano ci sono tutti…Buona lettura!

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La 25°ora – David Benioff (Neri Pozza Editore, Tascabili, 2001)

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Parpagnacchi a colazione

La colazione è il pasto che preferisco, adoro il caffè e se fosse per me mangerei quintali di pancakes inondati da sciroppo d’acero e french-toast alla cannella, ma…non ho più vent’anni e se mangio tutta ‘sta roba ogni mattina mi viene di sicuro un accidente, quindi mi concedo piccoli peccati di gola di tanto in tanto. Ieri ho finito i cereali e non mi andava di mangiare biscotti o pane e marmellata. Avete presente quando vi alzate convinti di mangiare qualcosa e poi scoprite che è finita? Quando mi capita mi innervosisco e poi la giornata sembra decisamente troppo lunga…insomma è una tragedia!

Per evitare questa situazione anche sta mattina, nel pomeriggio ho cercato di rimediare. In poco tempo ho sfornato decide di PARPAGNACCHI! Cosa sono? Sono delizioni dolcetti friabili con un sentore di mandorle che sembrano piccole treccine grassottelle. Sono un dolce tipico usato soprattutto per la colazione, diffuso nella mia zona. Quindi, dopo la ricetta dei bigoli all’anatra ecco una nuova ricetta veneta!

Ingredienti per una dose industriale di parpagnacchi (il mio consiglio è farne tanti perchè a casa mia se li portano via o spariscono ingiottiti da un buco nero, non so, in ogni caso la regola è eccedere):

  • 1 kg di farina bianca
  • 1 bustina di lievito istantaneo per doci
  • 1 bustina di vanillina
  • 5 uova intere (+ 1 uovo per spennellare prima della cottura)
  • 200 gr di burro
  • 1/2 bicchiede d’olio d’oliva
  • un pizzico di sale
  • la scorza di mezzo limone grattugguiato
  • una manciata di mandole sgusciate
  • per guarnire: granella di zucchero, codette di cioccolato, o quello che più vi piace

Tempo di preparazione: 20/30 min + 10/15 min di cottura

1 parpagnacchiIn una planetaria mettete le 5 uova intere, il burro tagliato a pezzetti, 1/2 bicchiere d’olio, la scorza grattuggiata di mezzo limone e un pizzico di sale. Azionate a media velocità e ammalgamate bene il tutto. Se non disponete di una planetaria dovrete prima ammorbidire il burro e mescolare gli ingredienti per ottenere un composto abbastanza liscio.

Nel frattempo, in un mixer, tritate finimente una manciata di mandole. Deve avere quasi l’aspetto di una farina. Altrimenti, se 2 parpagnacchipreferite potete sotituire le mandole e anche la buccia di limone con le fialette di aromi appositi. Io personalmente li preferisco così.

3 parpagnacchiQuando avrete ottenuto un composto uniforme, setacciate nella planetaria la farina, il lievito e la vanillina. Cambiate il gancio e usate quello per impastare.

Il risultato dovrebbe essere una pasta friabile e morbida, non credo accadrà perchè di farina ce n’è già parecchia, ma se dovesse essere troppo friabile potete aggiungerne a piccole dosi siano a quando non si riduce più in briciole. Mettete l’impasto in una spianatoia infarinata e lavoratelo un pochino a mano, sino a formare una bella palla liscia.

4 parpagnacchi5 parpagnacchiDa qui potete iniziare a dividere l’impasto in blocchi per poi lavorarlo meglio.

Potete usare le mani oppure un mattarello, create dei rotolini di 20/30 cm abbastanza cicciottelli così non si romperanno. Da qui dovrete ricavare delle piccole trecce sovrapponendo un paio di volte le estremità.

6 parpagnacchi7 parpagnacchiDisponete le treccine in una leccarda da forno rivestita di carta forno. Sbattete un uovo in una ciotola e spennellate la superficie dei vostri biscotti così la guarnizione attaccherà e in cottura il biscotto assumerà quel bel colore dorato che solo una spennellata d’uovo può dare.

Diciamo che la tradizione vuole come guarnizione la granella di zucchero, ma metteteci sopra quello che vi pare: codette colorate, gocce di cioccolato, sfoglie di mandorle…come preferite!

Infornate a forno già caldo in modalità ventilata a 180° per 15 minuti. Vi consiglio di9 parpagnacchi controllare dopo i primi 10 minuti perchè essendo molti biscotti dovrete dividerli almeno in due ripiani del forno, quindi è possibile che quelli sotto si cuociano più lentamente. Basterà invertire le leccarde dopo 10 o 15 minuti. Controllate la cottura con uno stuzzicadenti: se risulterà asciutto dopo aver infilzato un biscotto vuol dire che sono pronti.

8 parpagnacchiBUONI PARPAGNACCHI A TUTTI!

L’elenco telefonico di Atlantide

Tullio Avoledo è nato nel 1957 in provincia di Pordenone, si è laureato in giurisprudenza e lavora nell’ufficio legale di una banca a Pordenone.

Giulio Rovedo divide la sua vita tra la Cassa di Credito Cooperativo del Tagliamento e del Piave, o meglio nota come CCCPT, e il condominio denominato il Nobile a Pista Prima, nel nord-est. Il dott. Rovedo è il resposabile dell’ufficio legale della CCCPT.

Notate qualche somiglianza tra i personaggi? Si? Bene, il primo è l’autore, il secondo è il protagonista del romanzo L’elenco telefonico di Atlantide, pubblicato nel 2003. Quando i libri imitano la vita…

Giulio è sposato con Natalie e ha un bambino, Oliver. Si sono trasferiti qualche anno fa nella casa della suocera perchè al condominio Nobile era impossibile vivere con un bambino piccolo. Soprattutto a causa delle continue scenette moleste trasmesse ad ogni ora dall’inquilino del piano di sopra. Un certo Architetto Fabrici, che architetto non è. Di sicuro però è un alcolizzato e una persona di dubbia moralità, disonesta e maleducata. Si dice che ognuno vive la sua personale storia interiore, che ognuno cerca di affrontare la propria sofferenza e le proprie difficoltà, si dice anche che non si dovrebbe mai giudicare una persona solo per i suoi modi perchè non si sa mai quale battaglia interiore stia attraversando in quel momento. Giulio, senza volerlo, avrà modo di capire qual’è la battaglia che Fabrici sta combattendo ormai da anni.

Il lavoro all’ufficio legale della CCCPT è sempre lo stesso, Giulio ormai è una sorta di automa che nuota tranquillamente nell’oceano di carte, fax e telefonate con richieste di consulenze legali delle più disparate sorti. Si destreggia anche piuttosto bene nel suo lavoro. Poi c’è da dire che alla CCCPT è l’unico impiegato dell’ufficio legale, quindi o lui…o lui. I problemi arrivano quando un grosso gruppo bancario, Bancalleanza, intende acquisire la più modesta CCCPT. Proprio da qui inziano le disavventure di Giulio, o meglio le sue sfighe.

La trama intreccia la vita lavorativa e personale di Giulio in modo quasi inscindibile, alcune persone che entrano nella sua vita a causa della fusione, come Cecilia Mazzi – altrimenti nota come la rovina del matrimonio – saranno al centro dell’evoluzione della sua vita personale. Un altro incontro avrà dei risvolti sconcertanti nella storia. Durante il viaggio di ritorno in treno da Milano, dove si trova una delle sedi di Bancalleanza, Giulio conosce un personaggio particolare, una specie di professore. Si chiama Libonati ed è veneziano. Questo strano tizio gli racconta delle storie ancora più strane, soprattutto con riferimento ad un giocattolino che Giulio aveva comprato alla stazione per Oliever. La riproduzione di un dio egizio, un certo Apophis, che dovrebbe essere un demonio, una divinità caotica e cattiva. Eppure, come spesso accade, anche lui ha una doppia faccia. Non è uno stinco di santo, ma nemmeno la cosa peggiore che ti può capitare.

Mentre il matrimonio di Giulio va a rotoli e Natalie lo caccia di casa, Giulio sta anche per perdere il lavoro. Un hacker ha creato il sito della CCCPT buttandolo un pochino sul porno e ha messo all’asta il dominio (siamo nel 2000), decide di ricattare la banca e questi a chi passano la patata bollente? A Giulio! Le cose scivolano sempre più in basso e qualcuno all’interno della banca vuole liberarsi di lui, soprattutto perchè non è esattamente un personaggio facile con cui trattare. In più ci si mette il suo amico Franco che una sera a cena gli sgancia la bomba atomica: è malato di AIDS. Insomma, peggio di così cosa può succedere?

Eh…il fondo è difficile da raggiungere.  Quel professore che ha incontrato sul treno, quel Libonati, diventa un personaggio chiave in una sorta di devizione mistica. Si dice che Bancalleanza non sia solo una banca, si dice che sia controllata da un gruppo di persone potenti che nascondono dietro opere di bene, come la costruzione di musei o finanziamenti di ricerche, scopi tutt’altro che benefici. Si presume che siano alla ricerca di qualcosa che potrà conferire loro un potere assoluto, quella che dai libri di storia e soprattutto dalla Bibbia, conosciamo come Arca dell’Alleanza.

Il fatto è che probabilmente Libonati e altri personaggi eccentrici hanno capito dove si trova e Giulio è inesorabilmente legato sia a questo luogo che a coloro che la cercano.

A tutto questo aggiungiamo l’immenso scetticismo di cui il nostro protagonista è vestito e la teorizzata esistenza di mondi paralleli cui è possibile accedere, il risultato finale è che – come dice lo stesso Giulio – mancano solo gli UFO! La cosa non è esattamente facile da mandare giù, ma a volte, anche le cose più assure e inverosimili sono quelle più semplici.

Questo romanzo è assolutamente geniale! Il protagonista, Giulio, è eccentrico, a volte antipatico e un tantino stronzo, in più di un’occasione mi è stato proprio sulle palle, ma nel complesso è favoloso. Perchè è una persona. Una persona vera, con pregi e difetti, con dubbi morali e con i piedi per terra. Credo che più di qualcuno si possa tranquillamente identificare con lui. Penso sia difficile costruire e dare vita ad un personaggio come questo, Avoledo c’è riuscito alla grande.

C’è poi un aspetto del romanzo che ho davvero adorato. I dialoghi. Sono incredibili, non ti lasciano respiro, uno scambio di battute intelligenti e sensate, molto serrati e sempre coerenti. Facili da seguire e veloci. Ci vuole talento. I colloqui telefonici, ad esempio, sono davvero esilaranti e chi ha davvero a che fare con uffici legali, banche, ecc. si riconoscerà esattamente nella situazione. Volete un esempio?

Per prima cosa, in ossequio alla volontà del DG, Giulio contatta l’ufficio legale di Bancalleanza, un’incombenza in testa alla sua personale top ten delle cose spiacevoli.
– Bancalleanza? Parlo con l’ufficio legale?
– Sì.
– Qui è l’ufficio legale della Cassa di Credito Cooperativo del Tagliamento e del Piave.
– Di cosa?
– Della Cassa di Credito Cooperativo del Tagliamento e del Piave. Siamo una società del gruppo.
– Sì, ma chi vuole?
– Cerco l’avvocato, aspetti, l’ho scritto da qualche parte. Ecco: l’avvocato Basso.
– Giuseppe Basso?
– Credo di sì. C’è una G. Forse sta per Giuseppe.
– Ma Giuseppe Basso non è avvocato.
– Forse ne avete un altro, di Basso.
– No, c’è solo lui. Ma non è qui. È al legale.
– Scusi, ma non sto parlando col legale?
– Sì, ma col legale organizzazione.
– Mi sta dicendo che c’è più di un ufficio legale?
– Certo. Basso è al legale legale.
– Scusi, allora potrebbe passarmi questo ufficio legale legale.
– Vedo di provare. Se dovesse cadere la linea, si prenda nota del numero che le do. Per gentilezza, mi ripete il nome della sua banca?
– Cassa di….
La linea è caduta.

Insomma…andate in biblioteca, libreria o su qualunque negozio online e compratelo! Lo adorerete…

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L’elenco telefonico di Atlantide, Tullio Avoledo, Einaudi Tascabili, Milano, 2003

La GENTE DA SAGRA – parte 3: Oktoberfest Monaco

Torna la serie GENTE DA SAGRA per portarvi dalla MADRE delle sagre mondiali! Signori e signore, Meine Damen und Herren, benvenuti all’Oktoberfest, l’unico, originale e inimitabile! Benvenuti a Monaco!

È come entrare nel più grande ed entusiasmante parco giochi per adulti che esista sulla faccia della Terra. C’è fracasso, musica, odori molesti, birra che scorre in fiumi dorati che si mescola al profumo di brezel appena sfornati dalle dimensioni eccessivamente esagerate, wurstel di tutte le grandezze e dai colori più disparati, arancioni, bianchi, verdini, olezzi di dubbia provenienza anche se qualcuno potrebbe definirli umani, gente, gente, gente ovunque. È l’apoteosi del divertimento! Non manca niente, c’è pure un lunapark se qualche scellarato vuole portarci i bambini o ancora peggio vuole fare un giro sulla ruota panoramica completamente sbronzo.3.1 OktoberfestEntriamo in una delle più antiche feste popolari d’Europa, pensate che il primo Oktoberfest risale al 12 ottobre 1810 ed era una festa di nozze! Piacerebbe pure a me un ricevimento così! Diciamo però che difficilmente me lo potrei permettere, invece il Principe ereditario Ludwing (poi Re Ludwing I) se lo poteva permettere eccome! Tutti i11.1 Oktoberfest cittadini di Monaco vennero invitati ad unirsi ai festeggiamenti della futura coppia reale, che si tennero nei campi davanti alla porta della città. Immaginate che marasma di gente ci dev’essere stato. Da allora l’Oktoberfest divenne un appuntamento annuale non solo per i cittadini della Baviera ma per tutto il mondo, ci sono stati solo 24 casi in cui non si tenne questa prodigiosa festa, a causa di guerre o epidemie. Direi dei motivi più che validi.

1.1 OktoberfestI capannoni che custodiscono il nettare degli Dei aprono alle 9.00, vi dico solo che noi siamo arrivati tipo alle 9.10 di un venerdì mattina ed era già pieno! Amando (e sottolineo amando) l’HB, la birra per eccellenza di Monaco e non solo, dal mio punto di vista, ci siamo accomodati nel biergarten. Fortunatamente abbiamo beccato una giornata favolosa, con un sole splendente e un’arietta fresca al punto giusto. In pochi minuti anche le zone esterne si sono riempite e verso le 13/14 del pomeriggio, degli omoni tutti vestiti di nero e parecchio minacciosi, hanno piazzato il classico nastro bianco/rosso all’entrata e arrivederci mondo! Si poteva entrare solo se qualcuno usciva.5.1 Oktoberfest

Ci sono 14 grandi capannoni dove potrete soddisfare la vostra sete incontrollata. Qui però vi porgo un problema, si perchè le tende sono – chiaramente – una diversa dall’altra, non solo per la birra che viene servita, ma anche per il cibo, la musica e l’atmosfera all’interno. Portate pazienza un attimino e mi spiegherò meglio. Quello che sto cercando di dirvi è che è estremamente importante scegliere prima dove si vorrebbe andare perchè una volta seduti, difficilmente si riuscirà ad entrare da qualche altra parte. Bene, allora i 14 capannoni tracondano delle birre ammesse all’Oktoberfest. Perchè ammesse? Perchè 6.1 Oktoberfestnon è che una birra qualsiasi può essere venduta in questo luogo mistico, eh no! Solo la birra che corrisponde alle caratteristiche prescritte nell’editto della Purezza emanato nel 1516 dal duca di Baviera Clemente IV (il Reinheitsgebot). Elemento obbligatorio: la birra venduta all’Oktoberfest deve essere prodotta entro i confini della città di Monaco. Ci sono sei birre che rispecchiano le caratteristiche richieste:

  1. Angustiner-Bräu
  2. Hacker-Pschorr-Bräu
  3. Löwenbräu
  4. Paulaner-Bräu7.1 Oktoberfest
  5. Spatenbräu
  6. Staatliches Hofbräu-München

Ne conoscete qualcuna? Voglio darvi qualche dritta su alcune delle 14 grandi tende, così da darvi un’idea, se volete saperne di più potete consultare il sito internet ufficiale, traducibile anche in inglese (oktoberfest.de), oppure acquistare una specie di guida di sopravvivenza veramente utile e fatta bene (Guida all’Oktoberfest – Come sopravvivere alla festa più pazza del mondo, di Alessandro Fico, Morelli Editore, 2014, 17.90€).

9.1 OktoberfestPartiamo dall’unica che ho visto io, in cui ho vissuto il mio Oktoberfest dalle 9.10 di mattina alle 16 di pomeriggio, momento in cui il mio fegato ha chiesto pietà accartocciandosi su se stesso all’alba dell’ottava birra da litro: Hofbräu Festzelt. Qui chiaramente si beve la superba e unica HB e siamo nella seconda più grande tenda (la prima è Winzerer Fähndl dove si serve Paulaner), con circa 9.992 posti a sedere ed è l’unica tenda con una zona in cui è possibile stare in piedi – ed essere comunque serviti! Per alcuni la tenda migliore però è l’Angustiner-Bräu (8.500 posti a sedere), l’unico padiglione a tenere la birra nelle tradizionali botti di legno. Assidue frequentatrici di questa tenda sono le famiglie, quindi troverete anche i più piccolini e di conseguenza un ambiente più rilassato e meno caotico, con meno cori e meno sfide di skull. All’Ochesenbraterei (7.600 posti a sedere) si serve come specialità culinaria il bue, ovvio, visto che è stata fondata da un 10.1 Okyoberfestmacellaio, e si beve Spaten. Infine due paroline sulla tenda che serve anche vino, la Weinzelt, sia mai che andate con qualcuno a cui non piace la birra (stendiamo un velo pietoso).

Oltre alle grandi tende ci sono 21 piccole tende, particolarmente attente alla qualità del cibo, anche e soprattutto perchè i posti a sedere sono meno rispetto a quelle grandi e quindi si tende a riservare una maggiore attenzione.

Bene, detto questo ci sono alcune REGOLE da cui non si può prescindere se si vuole provare l’ebrezza di questa festa stratosferica e unica al mondo:

  1. Arrivate ai padiglioni di buon’ora, anzi, ancora meglio: PRENOTATE IL TAVOLO. Considerate che dovrete mettervi all’opera almeno l’anno prima, quindi ormai fatelo per il 2016
  2. Si collega alla prima: BEVE SOLO CHI È SEDUTO! Se vi addormentate sul tavolo un signore non molto collaborativo o una signorina ancor meno dolce vi accompagneranno fuori dal padiglione. Le tavole verrano riempite sino all’orlo quindi vi troverete seduti con gente sempre diversa mano a mano che si danno il cambio
  3. SCEGLIERE IN ANTICIPO IL PADIGLIONE in cui volete trascorre la vostra incredibile avventura alcolica. Altra regola che si collega a quelle precedenti
  4. Un boccale di birra l’anno scorso costava 9.90€, inutile dire che non abbiamo mai visto uno straccio di resto! Quest’anno probabilmente l’avranno portata a 10€. Comunque, SIATE GENTILI CON LE CAMERIERE e loro saranno gentili con voi, altrimenti vi faranno passare le pene dell’inferno!
  5. Se volete rubare un bicchiere, FATELO DA FURBI altrimenti ve lo fanno pagare e ci fate pure una figura di cacca!

Dovrebbe essere tutto…Gli ingredienti per passare una giornata (o più, se ne avete il fisico) all’insegna della birra d’eccelenza, del buon cibo e del divertimento assoluto, ci sono tutti. Sarà un’esperienza incredibile tra la follia e la comicità, penso che solo all’Oktoberfest si possano osservare tipologie esotiche e del tutto fuori dal comune di esseri umani. Quando tornerete a casa vi sembrerà di essere stati in una dimensione parallela! Giuro!

PROSIT!!!

Pesto al basilico e pinoli

Non è che adesso sono diventata una patita dei pesti, diciamo più che altro che vale la regola della menta: c’è una piantagione di basilico nell’orto e in qualche modo si dovrà pur usare, no? Avrei voluto usare come titolo “Pesto alla genovese”, purtroppo però sono circondata da persone che non amano il formaggio (povera me!) quindi, mancando un ingrediente fondamentale, non posso proprio chiamare questo pesto “genovese”. Speriamo sia ugualmente goloso e gustoso, magari il pecorino e il parmigiano ce li aggiungiamo in fase si cottura! 😉

Ingredienti:

  • foglie di basilico fresco (sarebbe l’ideale quello genovese, non il tipo che ha un retrogusto di menta), sui 50/60 gr
  • 1 spicchio d’aglio
  • sale grosso q.b. (poco)
  • 40 gr pinoli
  • olio extravergine d’oliva q.b., ma diciamo sui 100 ml
  • pepe
  • ovviamente se potete (beati voi!) formaggio pecorino e parmigiano grattuggiati

Tempo di preparazione: 20 min

4 basilicoIniziamo subito ponendo un problema: il pesto va pestato, sin qua tutti d’accordo. Quindi se avete mortaio e pestello andate di gomito. Io non li ho, devo per forza ripiegare sul buon vecchio mixer e qua si pone un altro problema: le foglie di basilico tendono ad ossidarsi a contatto con l’aria e la velocità delle lame, che va a scaldare il composto, non rende le cose migliori. Ho letto un piccolo trucchetto che si accompagna al lavorare le foglie molto molto in fretta: mettete per una notte le lame del mixer in frezeer e poi dateci dentro!

3 basilicoLavate e asciugate bene le foglie di basilico, cercando di non spezzarle e accartocciarle. Mettetele nel mixer (o nel mortaio) insieme a una piccola manciata di sale grosso, l’aglio a pezzetti, il pepe e i pinoli. Azionate la macchina infernale a velocità minima e a scatti (accendi – fruuu – spegni. accendi – fruu – spegni). Quando avrete ottenuto un buon trito aggiungete l’olio (prima dell’olio mettete i formaggi se li usate). Azionate di nuovo il mixer, se il composto si spalma sulle pareti della ciotola, chiaramente usate un cucchiaio e rimescolate il tutto. Il pesto deve uscire cremoso e bello denso, l’olio monterà, stile maionese, rendendo il tutto una crema.

Il pesto si può conservare in frigo per un paio di giorni, stando attenti a coprire bene il tutto d’olio. Io ho creato delle monoporzioni da congelare (come per il pesto alla menta), perchè mi sembra più semplice così…

1 basilicoBUON (QUASI) PESTO ALLA GENOVESE A TUTTI!

Burro aromatizzato alle erbette – SPERIMENTIAMO!

Oggi mi andava di cimentarmi in un esperimento stile alchimista: unire erbette di vari tipi, tritarle per farne uscire l’aroma, scaldare la pozione nel pentolino e mettere tutto in piccoli contenitori. Poi c’è da considerare che avendo sbagliato a comprare il burro e ci siamo trovati con 4 panetti da 250 gr…difficili da gestire. Da qui l’illuminazione…faccio il BURRO AROMATIZZATO!

Ingredienti:

  • 250 gr di burro
  • erbette varie, io ho usato rosmarino, salvia, timo
  • peperoncino secco

Tempo di preparazione: 20 min, più che altro per lavare bene le erbette e tritarle

7 Burro5 BurroScegliete le erbe che più preferite o quelle che avete a casa, lavatele bene e asciugatele con un panno o della carta assorbente. Potete decidere di tritarle a mano o usare il miracolo della tecnologia moderna: il mixer! Io opto sempre per questa seconda soluzione. 4 Burro

6 BurroFinchè le erbette tritano sciogliete in un pentolino dal fondo abbastanza alto, e a fuoco lentissimo, un panetto di burro. Fatelo a pezzetti così si scioglierà prima, evitate di farlo bollire.

Quando il burro sarà sciolto unite il trionfo di erbette fresce e un po’ di peperoncino 3 Burrosecco o, se preferite, del pepe. Mescolate il tutto per ammalgamare bene e prendete i classici contenitori di plastica per il ghiacchio.

Riempite gli spazi, fate raffreddare e poi ponete il tutto in frezeer. All’occorrenza avrete delle comode monoporzioni di burro aromatizzato per dare gusto a qualsiasi cosa.2 Burro

Per esempio io li userei per insaporire le patate cotte in padella, quelle che fanno la crosticina croccante, avete presente? Oppure per dare un po’ di carisma ad una bistecchina di pollo. Credo si sposi abbastanza bene anche con il pesce…Insomma, sperimentiamo!

Ragù d’anatra – Dal Veneto con amore

Io sono veneta e i bigoli al ragù d’anatra (o de arna come si dice a casa mia) sono uno dei miei piatti preferiti, insieme al baccalà alla vicentina che prima o poi farò, giuro! Anche se mia nonna fa terrorismo psicologico…non importa, almeno una volta nella vita devo provarci! Questa è stata un’altra prima volta. In una sezione di questo sito, quella dedicata ai viaggi, parlo di coloro che io definisco “gente da sagra”, una categoria di persone di cui io, fieramente, faccio parte. Ecco, d’estate ci sono sagre e feste popolari ovunque, se uno sta attento riesce a farsene una ogni weekend, ad ogni sagra io ordino i bigoli all’arna. C’è poco da fare…li adoro! E allora perchè non cimentarmi in questa nuova impresa? Ammetto che ero un pochino intimorita perchè sono circondata da colonne portanti del ragù, la paura di sfigurare era tanta, ma…le mie amiche – e, udite udite, anche mia mamma! – hanno stra apprezzato. Quindi, bando alle ciance e mettiamoci ai fornelli!

Ingredienti (a cena eravamo in sette, ma visto che lo si fa una volta ogni mai, ho pensato di abbondare e congelarne un po’ per gustarmelo più avanti):

  • 800 gr di macinato d’anatra fresco
  • 1 cipolla
  • 2 carote
  • un paio di coste di sedano
  • 1 spicchio d’aglio
  • rosmarino
  • sale e pepe
  • 1 L di brodo di carne
  • olio d’oliva q.b.

Tempo di preparazione: 15 min + 4 ore circa di cottura (lenta!!!)

1 AnitraIniziate cercando una pentola abbastanza capiente e con un fondo abbastanza alto. Mondate la cipolla e tagliatala gossolonamente, lo stesso con la carota, il sedano, l’aglio e delle foglie di rosmarino. Visto che sono parecchie verdure da tritare a mano, io di solito uso il mixer così si fa prima e si taglia tutto meglio. Sul fuoco mettete abbondante olio e le verdure per il soffritto. Quando tutte le verdurine saranno belle croccanti e dorate versate nella pentola anche il macinato d’anatra. Fatelo rosolare bene per qualche minuto mescolando di tanto in tanto e 3 Anatraaggiungete un pizzico di sale e dell’altro olio. Ci sono diverse varianti del ragù d’anatra, alcune per esempio richiedono il pomodoro che serve per legare il tutto, a casa mia inorridiscono se lo vedono, quindi l’unica soluzione è abbondare con l’olio.

Quando la carne sarà ben rosolata versate il brodo di carne ben caldo, coprendo tutto il contenuto della pentola. Lasciate cuocere a fuoco basso basso per almeno 3/4 ore. Mescolate di tanto in tanto e aggiungete brodo se vedete che si sta asciugando. WP_20150821_14_17_34_Pro_editedCoprite la pentola lasciando un piccolo spiraglio aperto. Assaggiate ed eventualmente aggiustate di sale.

Non ho avuto il tempo di fare i bigoli a mano, ma prima o poi farò anche quelli, promesso. Comunque li trovate al supermercato tra la pasta fresca, se non siete degli amanti di questo formato potete prendere dei gargati, sempre pasta fresca. Il ragù d’anatra a me non piace con la pasta secca, ma è solo la mia opinione quindi in realtà potete mangiarlo con la pasta che più vi ispira. E mi raccomando, questo è tassativo, serve un calice di buon vino rosso e una buona compagnia, altrimenti si gusta a metà!

2 AnatraBUONI BIGOLI ALL’ANATRA A TUTTI!

Pesto alla menta e pinoli

In giardino ho un vaso enorme straboccante tenere foglioline di menta. Qualche mese fa ho deciso di fare il liquore alla menta, così ne ho potata un bel po’. Ogni tanto mi bevo un mojito home made e qualcuno si associa. Ma quella continua a ricrescere senza sosta. Tu la tagli, la usi in mille modi, te li inventi addirittura perchè non vuoi vederla appassire, annerire, cadere. E lei continua a ricrescere. Dopo l’ennesima volta che ci passo davanti pensando “e adesso cosa ne faccio di te”, ho trovato una soluzione…PESTO ALLA MENTA! Ne faccio un po’, vediamo che esce e se ho fatto un buon lavoro l’anno prossimo ci riempio il freezer!

Ingredienti per una dose di circa 90 gr di pesto:

  • tenere foglioline verdi di menta, dipende dalla grandezza della foglia, diciamo che se riuscite a fare un mazzetto di almeno 50 gr è ottimo. Scegliete quelle nuove, piccole e molto più profumate, scartate quelle che sono già un po’ annerite o che sono troppo grandi per conservare ancora l’aroma
  • 40 gr di pinoli
  • 60 ml d’olio extravergine d’oliva, il più buono che avete
  • sale e pepe

Tempo di preparazione: non so…10 minuti? Anche meno.

1 Pesto alla mentaTagliate i vostri rametti di menta e selezionate accuratamente le foglioline migliori, dovrete lavarle bene e lasciarle scolare, poi dovrete asciugarle il più possibile su carta assorbente o su un panno.2 Pesto alla menta

In un mixer mettete le foglioline, i pinoli, il sale e il pepe a piacimento, e un filo d’olio d’oliva. Azionate a velocità bassa per tritare il tutto. Dopo pochi secondi versate altro olio e tritate piano. Continuate 3 Pesto alla mentacosì finchè non avrete finito l’olio e non avrete ottenuto un composto cremoso. A questo punto potete riporre il pesto in frigo e usarlo al massimo entro un paio di giorni, oppure fare delle miniporzioni da riporre in freezer e scongelare all’occorrenza. Io ho scelto questa seconda soluzione.4 Pesto alla mentaPotete usarlo come condimento per pesce o carne bianca, secondo me è ottimo anche con verdure grigliate…sbizzarritevi! 😉

BUON PESTO ALLA MENTA E PINOLI A TUTTI!

Snowpiercer

Snowpiercer, uno dei film più costosi mai prodotti dalla Corea del Sud (con l’aiutino degli USA e della Francia, intendiamoci). Uscito in Italia nel febbraio 2014, alla direzione di un cast fenomenale c’è il regista sudcoreano Bong Joon-ho, già noto per l’horror The Host (2006).

Nel 2031 l’umanità è sull’orlo dell’estinzione: qualche genio scientifico aveva pensato ad un metodo assolutamente innovativo per combattere il surriscaldamento globale e il Buco dell’ozono, ovvero dispergere nell’atmosfera un agente chimico che avrebbe contribuito a ridurre le temperature. Risultato: hanno congelato tutto. Soltanto un pugno di individui è riuscito a salvarsi, grazie all’intuizione di un magnate dei trasporti, Mr. Wilford (Ed Harris). Negli anni Mr. Wilford aveva costruito una linea ferroviaria attraverso il pianeta, il treno creato allo scopo di accogliere e salvare le persone a seguito del disatro climatico, impiegava 365 giorni per percorrere l’intera linea. I sopravvissuti avevano acquistato i biglietti, chiaramente trattandosi di un treno, divisi tra prima e seconda classe e da circa sedici anni viaggiano intorno al pianeta sul treno Snowpiercer. L’unico modo per sopravvivere è rimanere all’interno del treno, il quale a sua volta non deve mai fermarsi.

Trattandosi di un treno, siamo all’interno di un ambiente ristretto e limitato. Le persone occupano ogni suo centimetro. La prima classe ha tutto ciò che l’immaginario collettivo e benestante images1può desiderare: il vagone ristorante, il vagone da cocktail, la discoteca, la sauna, la piscina, la serra, in uno addirittura c’è un giapponese che serve suschi fresco, una cosa che capita una o due volte l’anno, il vagone per la scuola in cui ci sono si e no una decina di alunni, ecc. La seconda classe è invece un porcile. Persone stipate le une sulle altre in spazi angusti, sporchi, al limite della sopravvivenza animale. Magiano una schifezza nera densa e lucida, dovrebbero essere delle barrette proteiche, in realtà sono fatte macinando scarafaggi o insetti simili. La prima classe ha iniziato a creare questa porcheria dopo che la seconda classe ha iniziato a mangiarsi a vicenda, partendo dai bambini perchè hanno la carne più tenera. Qui Curtis (Chris snowpiercer-1rlfwxeo2-1280Evans), Edgar (Jamie Bell), Tanya (Octavia Spencer), Gillian (John Hurt) ed altri, escogitano una rivoluzione. Alla base c’è una semplice idea: chi controlla il treno, controlla il mondo.

Dovranno servirsi dell’aiuto di un personaggio un po’ stravagante e tossicomane, colui che ha ideato il sistema di chiusura delle porte. Si snowpiercer-cast-phototrova in prigione, il primo passo sarà liberarlo. È Namgoong Minsu (Song Kang-oh). Anche sua figlia, minorenne e sempre fatta come una pera, Yona (Go Ah-sung), aiuterà il gruppo rivoluzionario.

La vera star del film però è Tilda Swinton che interpreta un ministro di questo folle governo post-apocaticco: il ministro Mason. Questa attrice è una trasformista, un camaleonte talentuso nell’universo hollywoodiano. In Snowpiercer ha dato prova di sè creando un personaggio ambiguo, cattivo, viscido. È semplicemente splendida, anche imagesse decisamente imbruttita dal trucco. Voto 10 e lode per Tilda, incredibile. Il film vale la pena già solo per vederla all’opera.

In ogni caso è una pellicola interessante, ben strutturata, a metà strada tra la comicità della situazione sull’orlo dell’incredibile e quella fastidiosa sensazione che si prova davanti al probabile. A pensarci bene non è una realtà così impossibile, in risposta ad un problema reale gli scienziati hanno dato una risposta plausibile. Magari invece di rifugirci su un treno in costante movimento, potremmo finire in città sotterranee o dentro delle grotte. Chi lo sa… Una cosa è certa, non è poi una possibilità così folle.