Pollo e mazzancolle al curry e cocco

La cucina etnica è ricca di profumo e sapori intensi che nella nostra tavola spesso mancano. Ho provato diversi piatti di questo tipo e credo che tra tutti, la cucina indiana sia quella che maggiormente rispecchia l’idea di cibo profumato, dal gusto deciso e dai molteplici sapori. Le poche volte – purtroppo – che mi è capitato di mangiare in un ristorante indiano, ho sempre ammirato la maestria con cui vengono mescolate spezie diverse nello stesso piatto, come una non prevalichi mai l’altra e insieme formino un connubio perfetto di sapori. Pensavo fosse impossibile da replicare, non conoscendo questa tradizione culinaria, invece credo che con un po’ di allenamento nell’uso delle spezie e soprattutto assaggiando, sia possibile ricreare piatti etnici favolosi. Oggi ho provato una rivisitazione di un piatto unico tipico in India: pollo e gamberi al curry, accompagnato con riso basmati.

Ingredienti per 4 persone:

  • 500 gr di petto di pollo
  • 300 gr di mazzancolle fresche
  • 1 cipolla
  • 1 carota (io ho usato le carote viola, le ho viste lì e mi hanno fatto gola, ma usate tranquillamente quelle “normali”)
  • 2 coste di sedano
  • latte di cocco q.b.
  • yogurt greco (o magro) q.b.
  • curry
  • riso basmati (circa 250 gr, o comunque la dose che di solito fate per un risotto per 4 persone, io uso l’infallibile metodo delle tazzine da caffè: 4+1)
  • chiodi di garofano
  • sale
  • olio

2 pollo e mazzancolleTempo di preparazione: 1 h di marinatura del pollo + 30 min cottura + 10/15 min cottura riso

Preparate il petto di pollo tagliandolo a quadrattini e 1 pollo e mazzancolleponetelo in un piatto fondo, cospargente la carne con il latte di cocco e lasciate riposare per un’oretta. Così il pollo resterà morbido morbido e cucinandosi sprigionerà anche l’aroma del cocco.

3 pollo e mazzancolleMettete a bollire dell’acqua e quando sarà pronta immergete le mazzancolle intere, senza salare. Trascorsi 2 minuti, sgocciolate le mazzancolle ma non buttate via l’acqua di cottura, ci servirà. A questo punto dedicatevi alla cura dei pesciolini, ci servono solo le code, quindi tagliate le teste e ributtatele nella pentola in cui le avevate cucinate, togliete il carapace e mettete le code da parte.8 pollo e mazzancolle

Tritate finemente, magari con l’aiuto di un mixer, 1/2 cipolla, la carota e il sedano. In una padella con un po’ d’olio fate soffriggere il tutto. A fuoco alto fate rosolare il pollo, prima 4 pollo e mazzancoleesgocciolato dal latte di cocco, finchè tutti i lati dei cubetti non saranno bianchi, abbassate quindi al minimo e aggiungente 1 o 2 mestoli di acqua di cottura delle mazzancolle.

Dedichiamoci quindi al riso. Prendete l’altra mezza cipolla e infilzatela con alcuni chiodi 6 pollo e mazzancolledi garofano, mettetela quindi a rosolare in una padella con dell’olio. Versate nella padella il riso basmati e mescolate un poco, il riso assorbirà in parte l’olio. A questo punto cospargete con il brodo di teste di mazzancolle, aggiungete del sale fino e terminate la cottura del riso.

Nel frattempo abbondate di curry sul pollo, proprio dateci dentro senza ritegno e 7 pollo e mazzancolleaggiustate di sale, se vedete che il pollo è ancora duro, aggiungete ancora acqua di cottura. Quando il pollo è bello tenero aggiungete le mazzancolle e ancora giù di curry5 pollo e mazzancolle e un pochino di sale. Unite lo yogurt con quel che resta del latte di cocco (se ve ne resta, se no, niente paura) e versate il tutto nella padella. Sempre a fuoco lento, fate addensare il composto. Non versate lo yogurt se prima non è evaporato tutto il brodo.

Ottimo lavoro! Adesso non resta che servire il tutto bello caldo!

pollo e mazzancolleBUON POLLO E MAZZANCOLLE AL CURRY E COCCO, A TUTTI!

Annunci

Il mago – di L. Grossman

Dopo aver letto questo romanzo ho capito una cosa che forse per molti è una ovvietà, ovvero che è molto più semplice scrivere la recensione di un libro che ci è piaciuto, piuttosto che di uno che non abbiamo apprezzato. Non senza difficoltà mi sono quindi ritrovata a parlarvi di questo romanzo di Lev Grossman, autore americano, di Brooklyn, nato nel 1969. Grossman è critico letterario del settimanale Time e autore del bestseller Codex (2005). Il mago è stato pubblicato negli Stati Uniti nel 2009 ed è stato per lungo tempo nella lista dei libri più venduti secondo il New York Times, ricevendo una straordinaria accoglienza della critica. Bene, forse io sono l’eccezione che conferma la regola.

Prima di tutto devo fare una piccola precisazione, l’edizione che ho acquistato, e su cui si basa questa recensione, è della Rizzoli (2010) nella traduzione di R. Valla. Ora, purtroppo devo dire di aver trovato moltissimi errori di stampa che hanno – in alcuni casi – spezzato il testo con evidenti conseguenze negative. Credo inoltre che la traduzione non sia delle migliori, mi sono persa più di qualche volta durante la lettura e sono duvuta tornare indietro per rileggere e cercare di interpretare. Questo, non penso sia stato l’intento dell’autore, perchè non si tratta di una cosa sistematica, quindi ho dedotto che si tratti di errori di traduzione, ma…potrei sbagliarmi.

Il mago descrive gli anni di vita di un teeneger, Quentin, annoiato e già stanco della sua vita da diciasettenne. Come capita spesso, percepisce la vita come una misera condanna, i genitori sembrano non accorgersi della sua esistenza e non si curano di lui, i suoi migliori amici, James e Julia, sono una coppia e ovviamente Quentin è innamorato di Julia, la quale, pur sapendo cosa prova il poveretto per lei, non lo caga di striscio. La vita del giovane Quentin viene stravolta dal ritrovamento del cadavere del professore presso cui doveva sostenere il colloquio per il college. Nella casa vittoriana di questo signore Quentin e James fanno un incontro particolare con un ragazza, un paramedico, un po’ sui generis. La ragazza porge a Quentin e James, due buste con su scritti i loro nomi. Quentin prende la sua, James no.

Da qui inizia una nuova vita per il nostro ragazzo annoiato, si scoprirà infatti che la sua abilità nei giochi di prestigio con carte o monete non è solo frutto di assiduo allenamento e una buona dose di fortuna, ma anche di una componente innata che alberga da sempre dentro di lui. Quentin è un mago e come tale frequenterà un college di maghi: Brakebills. Seguono pagine su pagine di descrizioni del college, delle lezioni, dei personaggi…Cinque anni condensati in una parte interminabile del libro, anche abbastanza noiosa. Ci sono solo un paio di momenti coinvolgenti, quello dell’attacco alla scuola, o meglio, alla classe di Quentin, della cd Bestia e quello in cui Quentin incontra di nuovo la sua amica Julia, per scoprire che non aveva passato il test preliminare per entrare nel college. Poi, solo descrizioni. Quentin che affronta le lezioni del primo anno e inizia a studiare incantesimi, Quentin che conosce nuove persone, come Alice, Quentin che fa a pungni con Penny, Quentin che entra a far parte del gruppo dei Fisici e stringe una forte amicizia con Eliot, Jenet e Josh, Quentin e alcuni compagni del quarto anno che vengono trasformati in oche e migrano fino all’Antartide…Troppo lungo, troppe descrizioni che si accavallano e sormontano, apparentemente prive di senso logico. Grossman ci riempie la testa di informazioni e di fatto non succede mai nulla.

Quentin e Alice si laureano. Vengono accolti dagli altri Fisici, laureati l’anno prima, Eliot, Jenet e Josh – cui si aggiunge anche un certo Richard, di cui non si sa niente – nel loro appartamento a Manhattan. Grossman dedica un’altra parte del romanzo a descrivere e descrivere cosa succede nella vita persa, e ancora una volta annoiata, di questi maghetti. Alcuni di loro sono alcolizzati, anche Quentin ci va vicino, non fanno niente di produttivo dalla mattina alla sera. Bevono, si drogano, fanno sesso. Un’altra parte del romanzo quasi inutile, anche qui non succede niente di rilevante per la trama della stroria.

Bisognerà aspettare la terza parte, a libro quasi concluso, per avere un po’ di azione e perchè succeda veramente qualcosa. Quentin, sin da quando era un bambino, è ossessionato da una serie di romanzi dedicati ad un mondo fantastico chiamato Fillory. Conosce molto bene le storie, i protagonisti, i personaggi che popolano questo mondo e le dinamiche del tutto particolari che lo animano. Scoprirà che quel mondo esiste davvero e non è solo il frutto della fantasia di un romanziere. Grazie alla scoperta di una delle persone che più detesta, Penny, Quentin riuscirà ad entrare a Fillory e forse qui otterà la rivincita della sua vita. Crede che sia questo il suo destino, solo a Fillory potrà ottenere quella felicità che per tutta la sua breve esistenza gli è stata negata o portata via, come lui stesso afferma più di una volta.

Vi ho già anticipato anche troppo del romanzo, ma dal mio punto di vista non c’è niente di più di questo. Nella copertina si cita il Washington Post: “Se sentite la mancanza di Harry Potter, questo è il libro che fa per voi”. Premesso che non ho mai letto Harry Potter e mai lo leggerò, credo che associare Il mago a una serie come quella di J.K. Rowling che in 10 anni (arco di tempo in cui sono stati pubblicati i 7 romanzi che costituiscono la serie) ha venduto circa 450 milioni di copie, è esagerato e decisamente fuori luogo. Per dirla terra terra, è una mera bugia!

Detto questo, non vorrei scoraggiarvi del tutto, qualcosa di buono c’è, ma bisogna appunto aspettare la fine per rendersene conto. Mi è venuto in mente il film The tourist, quello con Johnny Depp, un film noioso e scontato, se non fosse stato per il finale – e si può dire senza esagerare – a sopresa, dal mio punto di vista non varrebbe una pippa. Lo stesso ho pensato per Il mago, non che ci sia un finale a sopresa, attenzione, diciamo piuttosto che tutte le descrizioni delle centinaia di pagine precedenti trovano un senso. Insomma, Grossman alla fine non fa altro che unire i puntini numerati e portare alla luce l’immagine conclusiva.

Il Mago

Il mago di Lev Grossman, Rizzoli, 2010

Arancia meccanica – Il libro

Anthony Burgess è uno scrittore inglese nato nel 1917 e morto nel 1993. È considerato uno dei più grandi autori inglesi del Novecento e non mi sento nè di criticare nè commentare quest’affermazione.

Nel 1962 scrive un capolavoro che plasmerà e confonderà l’immaginario collettivo degli anni avvenire, diventando poi un cult: A Clockwork Orange. In Italia viene pubblicato per la prima volta nel 1969 con il titolo Un’arancia ad orologeria. Nel 1971 Stanley Kubrick ne farà un film che non ha bisogno di presentazioni, noto in Italia come Arancia meccanica. Burgess ha sostenuto che romanzo e film sono un caso esemplare di complementarietà tra diversi linguaggi artistici, pertanto la Einaudi, nell’edizione del 1996, ha preferito il titolo Arancia Meccanica.

Burgess viene così descritto: “critico letterario, esperto conoscitore di musica, uomo di interessi molteplici e sperimentatore di linguaggi“. Penso che per certi aspetti questa descrizione lo avvicini ad Alex, il protagonista. Sin dalla prima volta in cui ho visto il film di Kubrick ho pensato che Alex e i suoi tre “soma“, Georgie, Pete e Bamba, fossero solo dei teppistelli senza cervello dediti esclusivamente a dispensare violenza gratuita. Sono vandali, stupratori, picchiano i malcapitati per strada, si azzuffano con altre gang, rubano nei negozi e distruggono tutto quello che incontrano. Leggendo il romanzo di Burgess ho capito che dietro a questi quattro quindicenni, forse c’è di più.

I fatti sono narrati direttamente da Alex (il Vostro Umile Narratore), il quale a volte si rivolge direttamente al lettore, eliminando le distanze tra noi e lui, tra la nostra moralità e la sua idea di stare al mondo. Lui crede in ciò che fa, nella violenza e nella cattiveria che gli scorrono nelle vene. Alex pensa questo:

Ma, fratelli, questo mordersi le unghie dei piedi su qual è la causa della cattiveria mi fa solo venir voglia di gufare. Non si chiedono mica qual è la causa della bontà, e allora perchè il contrario? Se i martini sono buoni è perchè così gli piace, e io non interferirei mai coi loro gusti, e così dovrebbe essere per l’altra parte. E io patrocinavo l’altra parte. In più, la cattiveria viene dall’io, dal te o dal me e da quel che siamo, e quel che siamo è stato fatto dal vecchio Zio o Dio ed è il suo grande orgoglio e consolazione. Ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perchè non possono ammettere l’io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, questo dico io. Ma quello che faccio lo faccio perchè mi piace farlo.

Confusionale? Vi sentite un tantino spaesati dopo essere entrati per pochi secondi nella testa di questo ragazzino? Bè, vi dirò, Alex – o meglio Burgess – usa un linguaggio inedito, fantasioso e personale, in realtà tutti i personaggi a cui si da voce parlano in modo “strano”. Leggendo le prime dieci pagine ho pensato una cosa tipo: “ma che cavolo stanno dicendo questi?!“. Capivo poco niente, il testo è pieno di sostantivi di uso comune che vengono cambiati con parole inventate di sana pianta. Poi, quasi senza rendermene conto, ho iniziato a capire ogni frase senza neanche dover soffermarmi a pensare in quale ambito avesse già usato il verbo “locchiare” o in quale frase avesse inserito la parola “martini“. Questo, secondo il mio modesto parere, è STRAORDINARIO! Burgess era un genio.

Il personaggio che ha costruito e su cui è incentrato tutto il romanzo, visto che è proprio lui il narratore, è a dir poco inquietante. Non è soltanto un teppista carico di cattiveria e violenza, questo ragazzo è molto intelligente, conosce la musica, ama maestri come Beethoven e Bach, sa parlare in modo impeccabile, da vero uomo acculturato, ad un certo punto sembra interessarsi anche alle Sacre Scritture. Quello che mi inquieta è che ogni elemento o caratteristica che dovrebbe elevarlo rispetto alla condizione in cui si trova, viene travisata da Alex stesso: immagina scene di violenza inaudita sulle note della Nona, questa splendida musica diventa il veicolo per eccittarsi nell’immaginare di fare del male e nel veder scorrere il sangue; quando legge la Bibbia non si sofferma sul suo significato profondo, ma trova interessante la tortura impartita a Gesù immaginando di essere uno dei soldati che lo frustano. Insomma…il suo cervello è sicuramente deviato e credo che questo faccia ancora più paura rispetto ad una persona che crea violenza senza rendersene conto. Alex sa quello che fa…è fin troppo intelligente.

Inevitabilmente la spavalderia e gli atti criminali faranno finire Alex nei guai. Dovrà affrontare la terribile realtà del carcere a soli quindici anni. In realtà si tratta di un ragazzo di una cattiveria inconcepibile che neanche il carcere riuscirà a cambiare. Burgess ci fa assistere alla parabola di cambiamento morale che un sistema penitenziario al collasso cerca di impartire ai detenuti per correggerne il comportamento, per estirpare il male dalla loro mente e dal loro corpo. Una tortura degna del Terzo Reich che toglie alle persone la possibilità di scegliere e di discernere il bene dal male. Non insegna proprio nulla, non rieduca, semplicemente toglie qualcosa che lo Stato ritiene malvagio, inserendo la sensazione di malessere nel soggetto ogniqualvolta questi anche solo pensa a nuocere ad altri. Burgess la chiama “terapia del disgusto“. Di fatto i criminali vengono trasformati in macchine, in automi…arance meccaniche? Un’impresa destinata inevitabilmente al fallimento.

Il genio narrativo di Burgess è indiscutibile, non solo per il suo modo di narrare le vicende ma anche e soprattutto per il contenuto di questo romanzo. Alex non è mai “guarito”, come sostenevano gli ideatori delle torture subite in carcere, sebbene avesse il voltastomaco ogni volta pensasse a far del male, lui non ha mai smesso di desiderare la violenza. Il suo primo approccio verso il mondo era sempre e comunque orientato dalla cattiveria, di conseguenza non può di certo dirsi guarito. Quello che sconvolge è l’idea di poter estirpare il male dalle persone togliendo ad esse la facoltà di scelta. Magari quelle persone sono poi portate ad agire secondo il bene, ad essere generose ed altruiste, ma se non hanno la possibilità di scegliere, possono ancora definirsi “persone”?

Arancia meccanica

Arancia Meccanica, A. Burgess, Einaudi, Tascabili, 1996

Vi lascio con una curiosità: “Il titolo è la cosa più facile da spiegare. Nel 1945, al ritorno dal fronte, in un pub di Londra, ho sentito un cockney ottantenne dire di qualcuno che era «sballato come un’arancia meccanica». L’espressione m’incuriosì per la stravangante presenza di linguaggio popolare e surreale. Per quasi vent’anni avrei voluto utilizzarla come titolo per qualche mia opera”. (A. Burgess, lettera inviata al Los Angeles Times, 1972).

Crostata con crema e marmellata di lamponi

Amo le torte, i dolcetti, i biscotti e qualunque cosa zuccherosa. Quando ho un po’ di tempo libero cucino qualcosa – preferibilmente dolce – perchè ho scoperto che è un perfetto antistress. Che si segua una ricetta o si inventi un piatto, non ha importanza, è liberatorio concentrarsi solo su movimenti manuali, sulle dosi, sulla bellezza della creazione e poi quando alla fine si sforna il dolce o si impiatta, è impossibile non sentirsi soddisfatti. A tutto questo aggiungo che adoro sporcarmi le mani di farina! Oggi mi è venuta voglia di pasta frolla perchè è un sacco di tempo che non la faccio, ho preso la ricetta che uso di solito e ho ridotto le dosi, in quanto eccessive. Ci sono diversi modi per fare la pasta frolla, io uso quello che tra poco vi svelerò e mi sono sempre trovata bene!

Ingredienti per la pasta frolla (dosi per una tortiera di 26/28 cm con bordo basso):

  • 300 gr di farina 00
  • 120 gr di burro freddo, appena estratto dal frigo (considerate che più aumentate la dose di burro, più friabile sarà la pasta, quindi se sbagliate qualcosa dovrete aggiustare aumentanto la dose di farina)
  • 150 gr di zucchero (più zucchero, più croccantezza)
  • 1 uovo intero + 2 tuorli
  • sale q.b.
  • scorza di mezzo limone grattuggiata (purtroppo non avevo limoni, ho quindi ripiegato sulla boccetta di aroma artificiale), c’è anche chi aggiunge i semini di vaniglia o l’aroma artificiale, se vi piace ci sta molto bene, anche se devo dire che l’aroma di limone è abbastanza forte e tende a coprire gli altri

14 crostataIngredienti per la crema pasticcera:

  • 500 ml latte fresco
  • 4 tuorli d’uovo
  • 40 gr maizena (o amido di mais, si usa come addensante e la trovate in qualsiasi supermercato nel settore delle farine o dei dolci)
  • 150 gr zucchero
  • 1 bacca di vaniglia
  • scorza di mezzo limone

Ingredienti ulteriori:

  • Marmellata di lamponi q.b. (se non vi piace potete sostituirla con la marmellata ai mirtilli rossi o ai frutti di bosco, altrimenti andate sul classico con la marmellata di fragole)
  • Scaglie di mandorle

Tempo di preparazione: 30 min + 30 min di riposo (pasta); 30/40 min di cottura

Iniziamo con il preparare la pasta frolla. Come accennavo, ci sono diversi metodi, io preferisco quello che viene chiamato “sabbiatura”, ovvero 13 crostatarendere la farina e il burro una specie di sabbia con il mixer. Estraete il burro direttamente dal frigo e tagliatelo grossolonamente a pezzi, setacciate la farina dentro al mixer, aggiungete un pizzico di sale e azionate a velocità bassa. Dovrete evitare di surriscaldare eccessivamente il burro. Il composto dovrà risultare come questo:

12 crostataA questo punto le possibilità sono due: 1) Impastare a mano: su una spianatoia versate 11 crostatail composto di farina e burro, create la classica fontanella e mettete al centro i tuorli, l’uovo intero, lo zucchero e gli aromi, impastate finchè non otterrete un panetto liscio e compatto; 2) Impastare con la planetaria usando il gancio a farfalla: versate il composto e unite uova, zucchero e aromi, azionate la planetaria a velocità 2.

10 crostataQuando il composto si stacca dalle pareti della planetaria potete estrarlo e formare un panetto compatto lavorandolo un poco con le mani. Avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo a riposare in frigo per almeno 30 minuti.

9 crostataNel frattempo dedichiamoci alla crema pasticcera. Montate i tuorli con lo zucchero con uno sbattitore elettrico finchè non otterete un composto chiaro e schiumoso. In un pentolino mettete a scaldare il latte con la scorza di limone (solo la parte gialla) e i semi della bacca di vaniglia, senza farlo bollire. Setacciate la maizena nel composto di uova e zucchero mescolando preferibilmente con una frusta fino a quando non otterrete una crema liscia e senza grumi. Versate un po’ di latte caldo nel composto e continuate a mescolare con la frusta, è importante eliminare tutti i grumi. Mettete la crema di nuovo sul fuoco (molto basso), unendola quindi al latte rimanente nel pentolino, e continuando a mescolare fatela addensare, quando avrà raggiunto la densità desiderata riponente la crema in una ciotola preferibilmente di vetro e copritela con la pellicola trasparente che dev’essere direttamente a contatto con la crema. Lasciatela raffreddare.

8 crostataTrascorsa la mezz’ora di riposo della pasta, imburrate e infarinate lo stampo che avete scelto. Infarinate anche una spianatoia e usando il mattarello tirate la pasta, io la preferisco abbastanza sottile, però potete decidere lo spessore che preferite, chiaramente dovete poi stare attenti 7 crostatain fase di cottura. Tirata la pasta prendete lo stampo e con un coltellino tracciate il contorno lasciando almeno un centimetro di lasco (in sostanza tenete conto che c’è anche il bordo). Trasferite la pasta nello stampo e fatela aderire alle pareti. Bucherellatela poi con una forchetta. A6 crostataccendete il forno a 175° in modalità ventilato e versate sulla base la crema intiepidita. Livellate con una spatola e infornate per almeno 15/20 minuti (se la pasta è più spessa dopo 15 minuti controllate la cottura ed eventualmente procedete per altri 5 minuti).5 Crostata

Finchè la prima fase di cottura viene ultimata, con la pasta restante create delle striscioline che andranno a coprire la parte superiore della torta, in modo da creare la classica trama intrecciata da crostata. In un pentolino mettete a scaldare la marmellata con un pochina d’acqua per ammorbidirla e renderla più fluida.

4 crostataTrascorso il tempo, estraete la torta, versate sopra la crema la marmellata, distribuendola bene in ogni parte e uniformemente, cospargete poi la superficie con le scagliette di mandorle e completate con le striscioline di 3 crostatapasta. Infornate nuovamente per 15 minuti o comunque fino a quando anche la pasta aggiunta da ultimo non si cuoce e assume quel bel colorito dorato.

Quando la torta si sarà raffreddata cospargete di zucchero a velo…

2 crostataBUONA CROSTATA DI CREMA E LAMPONI A TUTTI!!!