A Song of Ice and Fire – Un ciclo durato un anno

Faceva caldo. Quel caldo così umido che ti appiccica la T-shirt alla pelle, che ti fa rimpiangere il gelo degli inizi di Gennaio e che in generale ti fa odiare tutti quelli che vivono su alla Barriera o da quelle parti.

Era Luglio 2016. Al tempo potevo ancora concedermi senza troppi sensi di colpa qualche ora per leggere in tranquillità, nel bel mezzo del pomeriggio… che bei tempi! Fu così che iniziai, un po’ titubante, la famosa saga A Song of Ice and Fire, quell’epopea di cinque volumi talmente spessi da poterli usare come mattoni, scritta in un tempo in(de)finito da George R. R. Martin, un omone dal viso simpatico, gli occhialini troppo piccoli per il suo faccione da luna piena e tanta tanta barba.

Probabilmente, così com’è successo a tanti, la saga mi ha incuriosita perché al tempo ero ancora una cliente Sky e non c’era granché da guardare. Credo fosse la terza stagione. Dopo le prime tre puntate, in cui non ci ho capito assolutamente nulla, ho iniziato a collegare i puntini: Cersei era la sorella gemella di Jaime e tra i due c’era qualcosa di non proprio socialmente accettabile, Jon Snow non era il figlio di Catelyn (ecco perché quella donnina a volte si comportava così da stro..), Tyrion era.. bé, un fuoriclasse indipendentemente da tutte le parentele.

La serie era carina, la storia abbastanza coinvolgente, i libri Mondadori piuttosto economici nonostante la mole e quindi li ho comprati tutti. C’è voluto un anno prima di riuscire a portare a termine l’impresa, pur nella consapevolezza che la vera impresa (non la mia, quella di R. R. Martin) non era ancora arrivata alla fine. Non è bello scoprire di aver passato ben 12 mesi insieme a dei personaggi per non essere arrivati da nessuna parte, insomma… Chi diavolo è il padre di Jon Snow? Perché Bran si è fuso con un albero in un posto sperduto del Nord? Daenerys torna o non torna a prendersi ‘sto trono? E Cersei… Cersei, Cersei, Cersei… si riprenderà dall’umiliazione? Per non parlare poi di tutti gli altri, ero anche un pochino in pensiero per Aryami ha trasformato una bimbetta in un’assassina professionista a sangue freddo!

Ancora più assurdo è stato poi scoprire che la Serie TV sarebbe andata avanti oltre (e senza) i libri di R. R. Martin, ma come? Abusando probabilmente della nota espressione “liberamente tratto da..”. E cosa dovrei fare io adesso? Guardare le nuove stagioni e dimenticare per sempre il volume che Martin sta scrivendo da tipo.. quanto? Sei anni? Perché è impossibile non pensare che la serie sarà un’anticipazione del libro, oppure che il libro sarà una copia della serie. Questa cosa mi ha così confuso che alla fine non solo non ho più guardato la serie, ma non ho nemmeno letto le decine di articoli che escono al mese sulla nuova stagione!

Questo articolo era nato con l’idea di raccontarvi come ho passato 12 mesi insieme a Jon e company e perché avevo dato loro una fiducia tale da terminare la saga pur sapendo che non sarebbe finita lì, ma scrivendo si è trasformato in qualcos’altro. Non sono una veggente ma ho come l’impressione che il buon vecchio Martin non porterà mai a termine la sua grande impresa e noi fans de Il trono di spade crederemo ciecamente agli sceneggiatori della Serie TV e penseremo “eh sì, è proprio così che George l’avrebbe fatta finire”.

Voi che dite?

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