Anita Blake e la sua evoluzione da Sterminatrice a Ninfomane

La serie dedicata alle imprese della negromante Anita Blake è infinita, conta ben 24 romanzi! Io mi sono fermata al decimo, almeno per ora:

  1. Nodo di sangue (edizione americana del 1993, I ed. italiana di Editrice Nord del 2003);
  2. Resti mortali;
  3. Il circo dei dannati;
  4. Luna nera;
  5. Polvere alla polvere;
  6. Il ballo della morte;
  7. Dono di cenere;
  8. Blue moon;
  9. Narcissus.

Perché mi sono fermata? Cos’è andato storto? È presto detto e ve lo spiegherò, ma prima è doverosa un’introduzione per farvi capire di cosa sto parlando. Per chi non conoscesse la serie di Laurell K. Hamilton (nata nello Stato dell’Arkansas nel 1963), autrice di questa e di un’altra serie – per così dire – infilata per lo stesso spago, la cui protagonista si chiama Merry Gentry, ama creare mondi fantastici e grotteschi contemporanei e paralleli a quello reale. Se vogliamo etichettare le sue opere le possiamo definire fantasy tendente al gotico. Personalmente è il genere che preferisco e inizialmente la serie ha attirato la mia attenzione proprio per questo motivo. Anita di professione fa la Risvegliante (una dote naturale, magica, non è che chiunque può improvvisarsi tale) e lavora per un’agenzia apposita, la Animator Inc., cui ci si può rivolgere per risvegliare un cadavere. Mettiamo ad esempio che il vecchio zio Mario, scapolo per eccellenza, sia morto senza lasciare figli e soprattutto un testamento, nessun problema! La vostra famigliola può recarsi all’Animator Inc. e pagare profumatamente un Risvegliante per far risvegliare lo zio Mario, sotto forma di zombi chiaramente, per chiedergli a chi avesse intenzione di lasciare la sua bella casa.

Ma c’è di più. Anita si è laureata all’Università di Biologia Soprannaturale ed è quindi una vera esperta in materia, nonché una preziosa risorsa per la squadra di detective di Saint Louis che indaga sui crimini soprannaturali che sconvolgono la città, la Spook Squad. Il mondo in cui vivono Anita e gli altri personaggi è infatti uguale al nostro, con una lievissima differenza: è ormai data per assodata l’esistenza di creature fantastiche, spaventose e intriganti come vampiri, licantropi di vari tipologie (troveremo lupi, ovviamente, ma anche leopardi, tigri, volpi e ratti…si, i ratti mannari hanno molto spazio nella serie, io avrei scelto un altro animale ma ehi, non sono mica io l’autrice!), esseri fatati, troll, e chi più ne ha più ne metta.

Inizialmente le trame erano incentrate sul lavoro stravagante di Anita, veniva chiamata qua e là per risvegliare defunti con rituali a metà strada tra le pratiche vudu e i sacrifici animali (qualche volta ce ne scappa pure uno umano), e sulla sua collaborazione con la polizia. Le creature spaventose che popolano la città ogni tanto si lasciavano dietro qualche morto e la squadra di detective solitamente non sa bene da che parte iniziare, è così che arrivava Anita con le sue teorie e il suo intuito per salvarli da inevitabili figuracce con l’opinione pubblica.

Due parole sulla protagonista…Bassa di statura, sembra non arrivi al metro e sessanta, magra e con un seno pieno (mi sembra giusto specificarlo visto che è lei la prima a ripeterlo in continuazione), di etnia mista: la sua pelle chiara quasi pallida l’ha presa dal padre di origini tedesche mentre i capelli ricci, folti e neri come la pece, dalla madre messicana. È cristiana credente e questo le ha salvato la pelle in più di una circostanza. All’università il suo primo amore le ha spezzato il cuore e adesso Anita (almeno per i primi libri) non si lascia andare a relazioni sentimentali durevoli e soprattutto predica fermamente l’astinenza!

Ah ma come possono cambiare in fretta le cose! La ragazza piccoletta patita di armi da fuoco come ogni buon americano che si rispetti (descrive in modo morboso le sue fondine ascellari, i foderi su misura per nascondere le armi da taglio e non perde mai occasione per elencare le marche di pistole che preferisce…un tantino ridondante!), si destreggia già dal secondo romanzo tra le avance del bello e misterioso vampiro Master della città Jean-Claude – il capo dei vampiri – e l’Ulfrich dei lupi mannari – il capo del clan di licantropi – Richard Zeeman. Visto che la protagonista si ostina a predicare l’astinenza, di fatto si respira tensione sessuale almeno fino al quarto romanzo poi alla fine si concede al vampiro e nell’episodio successivo al lupo, qui era posseduta dallo spirito di una sadica e ninfomane lupa mannara bramosa di sesso e non particolarmente schizzinosa sul partner di turno.

Non finisce qui ovviamente. Al decimo romanzo si aggiunge un altro tizio cui Anita salta praticamente addosso, è il Nimir-Rji di un clan di leopardi mannari -epiteti diversi ma sempre del capo si tratta – di nome Micah. Insomma da ventiquattrenne un po’ eccentrica per via del suo lavoro e dei suoi poteri sovrannaturali, votata al bene superiore di proteggere le persone – che siano umane o licantropi o di qualsiasi altro tipo – dai numerosi pericoli che popolano Saint Louis, si trasforma in un qualcosa che si deve nutrire di lussuria e sesso. Non scherzo…si deve nutrire! Ora, vi risparmio il perché di questa sua necessità e se vi intriga troverete ampie descrizioni nei romanzi, ci vorrebbero altri dieci post per cercare di spiegare esattamente le trame ideate dalla Hamilton. Ha disegnato un mondo davvero stuzzicante, purtroppo a mio parere ha un tantino esagerato e si è lasciata prendere la mano non solo da questa ossessione per il sesso, ma anche negli intrecci che legano sempre più saldamente i personaggi tra loro. Anita è il fulcro e su di lei si abbattono una serie di compiti, cariche, poteri difficili persino da elencare! Del resto tenere alta l’attenzione per una serie di ben 24 libri non è cosa da poco, ci si deve inventare sempre qualcosa di nuovo per incoraggiare il lettore ad andare avanti e sinceramente la scelta della tensione sessuale è un metodo che vince quasi sempre…quasi, dopo un po’ stanca!

Ho dovuto distaccarmi da questi libri, prendere un po’ di vacanza dalle pistole e dai giochetti sadomasochisti e buttarmi su altre strade, per così dire. Magari più avanti prenderò in mano Cerulean Sin, l’undicesimo romanzo, per vedere come se la cava Anita con l’ardeur e con i vari maschietti che le gravitano attorno come bramosi satelliti, sperando che la Hamilton faccia un passo indietro verso le origini e restituisca ad Anita un po’ di autocontrollo! Mai dire mai!

Annunci

VIAGGIO a modo MIO – parte 3: un primo passo dentro Londra

Ricordo esattamente la prima impressione che ho avuto di LONDRA come fosse stampata nella memoria in modo indissolubile, anche se sono passati quasi dodici anni: una piccola piazzetta nei pressi di Camden Town; un uomo seduto su un muretto, con un impermeabile chiazzato di terra, polvere e chissà cos’altro, accoccolato ai suoi piedi un cane affamato e malandato, l’uomo si rigirava tra le mani una vecchia chitarra e la guardava come a chiedersi a cosa servisse; un ragazzo così magro che di profilo si poteva scambiare per un foglio di carta, i capelli dritti sulla testa a formare una cresta punk verde, giubbotto in pelle nera borchiato, anfibi neri consumati, jeans strappati, si avvicina con andatura molleggiante all’uomo e si inginocchia ad accarezzare il muso del cane; l’uomo e il cane gli sorridono. Nessuno nell’affollata piazzetta scossa dal via vai generale sembra fare caso al curioso terzetto. Io mi trovo lì di passaggio diretta non ricordo dove e li osservo. Ricordo di aver pensato che a casa mia una scena come quella non l’avrei mai vista.

LONDRA è la città più cosmopolita, variegata, eccessiva ed eccitante che abbia mai avuto il piacere di vedere. È incredibile come riesca a farti sentire esattamente a tuo agio in ogni angolo, forse dipenderà dal fatto che ormai ai sudditi della Regina si sono mescolate decine e decine di culture completamente diverse e ciò sicuramente a discapito dell’identità nazionale, ma volete mettere con l’atmosfera che si assapora adesso?! Devo dire che tra i miei posti preferiti c’è proprio uno di questi angoli colmi di diversità, Camden town e non vedo l’ora di ritornarci!

Il primo passo dentro LONDRA di solito si fa a scuola. Qualunque sia l’indirizzo scelto non è possibile prescindere dalla storia inglese che ci guida attraverso le successioni della Corona. Dalla conquista dei Romani della bella e accattivante terra inglese, con il buon vecchio Cesare che si era invaghito di Londinium (anche se in realtà fu qualche tempo dopo, sotto l’imperatore Claudio nel 43 d.c., che i Romani vi fecero ritorno per fondare quello che diventerà uno dei più prosperi porti della storia), ai problemini che sovrani capricciosi e megalomani hanno creato con la Chiesa di Roma, fino alle intricate e stravaganti vicende delle dinastie regali che per decenni si sono susseguite al vertice del potere. Molto più simili a soap opere che a veri e propri insegnamenti storici (non per niente la serie I Tudors – scandali a corte ha avuto molto successo), questi intricati avvicendamenti si sono -regina-Elisabettaprotratti sino ad oggi. L’attuale dinastia al potere, i Windsor (nome cambiato da re Giorgio V nel pieno Prima Guerra Mondiale) ha avuto origine nel 1917 e prospera tutt’oggi tra alti e bassi, con problemi da affrontare non così diversi rispetto a quelli che hanno sempre coinvolti i regnanti inglesi.

A parer mio però non è dai libri di storia che si comprende un’epoca, una generazione o una società, bensì dalla letteratura che ha coinvolto, impressionato e stravolto quell’epoca, generazione o società. L’Inghilterra, e LONDRA in particolare, ci offrono il fior fiore delle menti illuminate e geniali con cui confrontarsi. Secondo alcuni la più antica descrizione di LONDRA va ricondotta allo storico romano Tacito che nei suoi scritti narra della rivolta di Boadicea. LONDRA però è la premurosa madre di alcuni tra i letterati e i poeti più apprezzati, studiati e amati del mondo, vogliamo citarne alcuni tanto per dare un’idea? William Shakespeare, Daniel Defoe, Charles Dickens, George Orwell, Virginia Woolf e il Bloomsbury group, Mary Shelley e potremmo continuare ancora.

Ognuno di loro ha vissuto e disegnato una LONDRA diversa per ideologie e sentimentalismi, ma in un cecrusoe-cpg-t1rto senso sempre fedele a se stessa. Così se si vuole avere una fugace fotografia della classe media londinese dei primi decenni del 1700 si può leggere The life and strange surprising adventures of Robinson Crusoe, o più semplicemente Le avventure di Robison Crusoe scritto tra il 1720 e il 1724 da un Defoe ormai sessantenne.

Un decennio più tardi Charles Dickens, 1004208-Charles_Dickens_Oliver_Twisttraendo notevoli insegnamenti dai quei pochi mesi in cui, appena dodicenne, fu costretto a sopravvivere da solo per le strade di Londra (dato che i suoi genitori erano stati incarcerati per debiti), scrisse quello che diventerà uno dei romanzi più apprezzati di sempre: Oliver Twist.

Sir Arthur Conan Doyle invece, tra  il 1881 e il 1904, descriveva una LONDRA ben diversa nei su221B_Baker_Street,_London_-_Sherlock_Holmes_Museumoi popolari racconti su Sherlock Holmes, il problematico e stravagante investigatore privato è poi diventato l’immagine della imperturbabilità e freddezza del tipico londinese. La sua casa esiste ancora e si trova ovviamente al numero 221b di Baker Street seppur l’investigatore sia un personaggio di pura invenzione e ciò rende la cosa ancora più surreale! Questa casa-museo è stata aperta nel 1990 e ogni giorno accoglie svariate decine di visitatori.

Tra i romanzi più recenti per apprezzare la LONDRA del XX secolo si possono citare Il Budda delle periferie di Hanif Kureishi, scritto nel 1990, una interessante visione della capitale dal punto di vista delle minoranze etniche. Una lettura decisamente più soft ce la fornisce Helen Fielding con l’incredibile successo Il diario di Bridget Jones del 1996.

Per mio gusto personale preferisco romanzi di tutt’altro genere e devo dire che è proprio tra i grandi classici inglesi che è maturato. Al liceo la professoressa thumb_book-frankenstein_2.330x330_q95d’inglese ci consegnò la fotocopia di un passo tratto dal romanzo di Mary Shelley: Frankenstein o il Prometeo moderno. Mi piacque così tanto che comprai il libro – in italiano perché mi sentivo più a mio agio – e negli anni guardai tutti i film che ne vennero tratti, soprattutto Frankenstein Junior visto e rivisto non so più quante volte…una parola sola: eccezionale! La storia di come nacque questo capolavoro è molto insolita. Siamo a Ginevra nei primi anni del 1800, un uomo, o meglio, un poeta conosciuto come Lord Byron lancia una sfida a tre brillanti giovani: i coniugi Shelley, Percy e Mery, e il dottor John William Polidori. Ognuno di loro doveva scrivere un racconto dell’orrore. Mery fu la sola, e la più veloce, a portare a termine la sfida creando la macabra storia di Victor Frankenstein.

A questa incredibile opera ne aggiungo altre due perché è proprio grazie a romanzi come questi che nasce il filone letterario ad oggi tra i più apprezzati, ovvero il gotico. Nel 1886 lo scrittore scozzese Robert Louis Stevenson crea il celebre Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e nel 1897 l’irlandese Bram Stoker scrive il mio romanzo preferito: Dracula.

Ci sono molti modi per avere il primo contatto con una città, come credo si sia capito, il mio è la letteratura, non c’è modo migliore per scendere tra le sue strade, assaporare l’umore di un epoca, mescolarsi al popolo, a parte farlo fisicamente ovvio…ma facciamo un passo alla volta!