Il tempismo perfetto per “Nella terra del sangue e del miele”film

Ieri sera stavo comodamente sdraiata sul divano quando, tra la noia generale, decido di guardare cosa propone Sky in prima serata. Con mia somma delusione iniziava la settima stagione di “Castle” e mia madre, che dire appassionata di tutte le serie TV di questo genere è dire poco, è andata letteralmente in brodo di giuggiole! Bene, buon per lei, io invece quello scrittore/detective non lo sopporto.

Prendo la mia copertina e mi dirigo al piano di sotto dove fortuna vuole che ci sia un altro decoder. Guardo la programmazione di Sky Cinema 1, danno “Nella terra del sangue e del miele” del 2011…

Io adoro guardare i film, li divoro praticamente, ma questo non lo avevo mai sentito! Ma…aspetta un momento! Si tratta forse dell’opera prima come regista di Angelina Jolie? Eh già, è proprio lui. In questi giorni in cui tanto si sente parlare del nuovo “Unbroken“, uscito nelle sale italiane appena qualche giorno fa, Sky decide di far vedere la sua prima creazione.

Avevo letto qualcosa in proposito ma il titolo non mi era rimasto per nulla impresso. In linea generale ricordavo solo l’ambientazione: la guerra nella ex Jugoslavia degli anni ’90. Prendo il cellulare e vado su Wikipedia, scopro che non solo la Jolie ne è la regista, ma è pure la sceneggiatrice! Brava!

Poi, come sovrappensiero, mi si affaccia nella mente un altro ricordo. Il giorno prima avevo letto alcune notizie su Twitter e c’era qualcosa relativo alla guerra nei Balcani…riprendo il cellulare. Eccola lì una notizia del ilPost: “In Croazia e Serbia non ci fu genocidio“.

“La Corte internazionale di giustizia dell’Aia (Paesi Bassi), il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, ha respinto le accuse di genocidio che Serbia e Croazia si erano mosse a vicenda negli ultimi anni. Secondo i giudici che hanno analizzato il caso, nessuna delle due parti è stata in grado di produrre prove sufficienti per dimostrare con certezza l’esistenza di piani per compiere un genocidio, nell’ambito dei complicati e sanguinosi anni delle guerre in Jugoslavia nella prima metà degli anni Novanta.”

Ora, al di là delle opinioni personali che ognuno sicuramente si è fatto sulla questione, quello che qui intendo fare non è tanto un post di accusa o critica verso la decisione della Corte dell’Aia, e non è nemmeno un mio excursus personale sugli sviluppi di questa amara, indecente, sconvolgetene e sanguinosa vicenda europea della storia contemporanea, magari lo farò in futuro, ma non ora e non qui.

Quello di cui invece vorrei parlare è di quel film che Sky ha deciso di mandare in prima serata proprio ieri sera con un tempismo, devo dire, davvero straordinario!

3584392L’ambientazione è ormai chiara, la Jolie prende le mosse da pochi istanti prima dello scoppio del conflitto del 1992, vediamo due giovani in un locale in Bosnia. Sono belli, felici, si abbracciano, ballano e cantano insieme alla folla. Lui è Danijel un poliziotto bosniaco, lei è Ajla una pittrice mussulmana di 28 anni. Le loro razze – passatemi il termine, ma è esattamente quello che si percepisce durante il film, che sia voluto o meno dal regista – vivono in armonia, si dice. Ajla dice anche che lei è stata cresciuta senza vedere le differenze tra bosniaci, mussulmani o croati. Forse è davvero così perché sembra l’unica a non dare importanza alla diversità culturale, l’unica che rimane al di fuori dell’odio e della paura per ciò che sembra diverso. Questo almeno all’inizio…

La spensieratezza dei due ragazzi finisce troppo presto. Lo scoppio di una bomba, il fumo, il fuoco…è arrivata la guerra.

La Jolie è brava nel far vedere scene di vita comune di quegli anni: i poliziotti bosniaci che espropriano le abitazioni dei loro amici, colleghi, amanti mussulmani; le donne che vengono portate via per essere ridotte praticamente in schiavitù al servizio dei loro aguzzini; gli uomini che vengono fucilati in massa oppure vengono rinchiusi in campi di detenzione. I cecchini.

Quei due giovani si perdono, sono uno da un lato della barricata e una dall’altro, opposti ma legati, quasi due linee parallele che corrono sulla stessa distanza ma sono destinate a non incontrarsi mai.

Lei viene fatta schiava, la portano in un comando dove a capo c’è proprio lui, Danijel. Nonostante la terribile realtà circostante i due riescono a costruire un rapporto, mentendo e proteggendosi a vicenda.

Ovviamente la storia non è un idillio d’amore e non è nemmeno a lieto fine se è per quello. La protagonista qui si chiama guerra, loro due sono solo un pallido contorno.

Il film passa delle scene che mi hanno lasciato con il fiato mozzato, una in particolare. Lui entra nella stanza in cui la tiene segregata per portarle il pranzo. Ha qualcosa in mano nascosto sotto un fazzoletto, prima sorride e poi scopre il regalo: un pera verde grossa e succosa.

“Probabilmente l’ultima pera di tutta la Bosnia” le dice.

Ecco, inconsapevolmente ho visto l’entrata del supermercato dove vado di solito. Proprio all’inizio sono sistemati i banchi di frutta e verdura. Come in ogni supermercato che si rispetti ce ne sono molti e lì i colori, e qualche volta anche i profumi gradevoli, ti accolgono. Ajla si emoziona – letteralmente – davanti alla sua pera. Quella breve scena, guardando i suoi gesti mentre la morde e l’estasi dipinta sul suo viso dopo il morso, mi ha scombussolata.

Io che le pere nemmeno le guardo quando passo in mezzo a tutto quel ben di Dio a mia completa disposizione, io che lì posso prendere tutto quello che voglio basta pagarlo, noi che non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo.

Alti e bassi quindi in questo film. La trama in sé lascia un pochino a desiderare, non so se sia voluto o meno, ma le fatalità che si incontrano via via nel film sono incastrate alla perfezione, tutto funziona senza intoppi. Un pò troppo costruito forse.

La cosa che mi ha lasciata più perplessa però sono i dialoghi. Tutti i dialoghi. Privi di sostanza, di energia. Le emozioni forti non vengono dagli attori, vengono dalla scena. Non che loro non siano all’altezza (a proposito sono entrambi bosniaci, nati a Sarajevo: lei è Zana Marjarovic, lui è Goran Kosic), credo dipenda tutto dalla pochezza del discorso.

Così, un pò incerta sulla mia percezione, ho sbirciato qua e là e indovinate un pò? La Jolie il film l’ha girato in serbo! Quali siano state le sue intenzioni è abbastanza evidente, ciò che invece non aveva calcolato è stata l’accoglienza del pubblico americano. Se il suo intento – come io credo – era quello di rinfrescare la memoria all’uomo di oggi sulle atrocità e i massacri che sono stati compiuti in quelle terre dimenticate, non ha centrato il bersaglio, anzi…se possibile l’ha allontanato ancora di più.

In ogni caso ne consiglio la visione perché è sempre bene sapere cos’è accaduto a pochi km di distanza da qui.

Io sono nata nel 1987 e di questa guerra non ne ho mai saputo nulla. Ora, dopo questo film e le altre molteplici fonti in merito, ne so qualcosa in più.

Se vi va guardate “Resolution 819” di Giacomo Battiato, un dipinto che merita di essere visto.

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